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La Polizia di Stato, insieme ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, alla Polizia Penitenziaria, è una delle quattro forze di polizia italiane direttamente dipendente dal Dipartimento della Pubblica sicurezza, del Ministero dell'interno.

La sua fondazione viene celebrata ogni anno il 10 aprile.

La Polizia costituisce autorità nazionale di pubblica sicurezza e vigila sul mantenimento dell'ordine pubblico.

Al vertice vi è il capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza.

Nel 1814 il Regno di Sardegna, con le Regie Patenti del 13 luglio, crea la 'Direzione del Buon Governo'.

Si tratta di una unica amministrazione, con potestà di polizia, amministrative e giudiziarie delegate ai Governatori e ai Comandanti militari, affiancata dai Carabinieri Reali, anch'essi allora istituiti, come strumento esecutivo di tale indirizzo.

Le origini dell'amministrazione della pubblica sicurezza dello Stato italiano vengono fatte risalire al re del Regno di Sardegna Carlo Alberto, che la costituì nel 1843 come amministrazione civile.

Nella riorganizzazione dello Stato sabaudo, alla diffusione territoriale delle forze di controllo militare, espletata dapprima tramite i granatieri di Sardegna poi solo dai Reali Carabinieri, poi a questi fu affiancata una struttura civile composta da "delegazioni di Polizia".

Tuttavia, la peculiarità delle esigenze di questi, unitamente all'osservazione di quanto andava sviluppandosi in altri stati, richiese l'istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da taluni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali.

I primi corpi che diedero vita alla polizia dell'epoca furono la "Milizia comunale" e la "Guardia nazionale".

Successivamente, con la legge 11 luglio 1852, n. 1404, venne creato il "Corpo delle guardie di pubblica sicurezza", che aveva due compagnie a Torino e a Genova e alcune stazioni più periferiche.

La legge 13 novembre 1859, n. 3720, ne estese la competenza territoriale a tutti gli stati (meno la Toscana) che via via andavano annettendosi al Regno di Sardegna.

La stessa norma attribuiva il comando delle funzioni di pubblica sicurezza ai questori delle città capoluogo di provincia con più di 60.000 abitanti, e per la prima volta fu istituito il ruolo degli ispettori.

Dopo l'unità d'Italia, col regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255 venne creata la "Direzione generale della pubblica sicurezza", potenziando quindi temporaneamente la struttura, allora cresciuta sino al rango di divisione.

L'anno successivo, tuttavia, con l'istituzione del Segretariato generale del ministero dell'Interno, l'amministrazione fu ricondotta al rango di divisione e posta sotto la responsabilità del segretario generale.

Le attività del Corpo furono poi distinte, nel 1880, in "polizia amministrativa", "polizia giudiziaria" e "divisione affari riservati".

Con il regio decreto 3 luglio 1887, n. 4707, il governo Depretis VIII ripristinò la Direzione generale, e nel dicembre del 1890 (ministro dell'Interno Francesco Crispi) dall'unione delle Milizie comunali e del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, nacque il Corpo delle guardie di città.

Nel 1902, durante il governo Giolitti II fu fondata la scuola di polizia scientifica per opera principalmente di Salvatore Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche e allievo del criminologo Cesare Lombroso, con a capo lo stesso Ottolenghi.

Il testo unico legge sugli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza emanato durante il governo Giolitti III disciplinò per la prima volta sistematicamente la materia della pubblica sicurezza, stabilendo criteri per l'attribuzione delle funzioni di pubblica sicurezza e indicando coloro ai quali possono essere attribuite; un ruolo centrale fu attribuito al "delegato di pubblica sicurezza", autorità incaricata di garantire l'ordine pubblico.

Nel 1917 fu istituito l'UCI (Ufficio centrale investigazioni), che raccoglieva in parte l'eredità della divisione affari riservati politici e che si sarebbe dedicato ad attività di controspionaggio; il comando fu assegnato a Giovanni Gasti.

Con il Regio Decreto 2 ottobre 1919, n. 1790 il presidente del consiglio, Francesco Saverio Nitti sciolse i corpi delle guardie di città e le guardie municipali, che cessarono ogni compito di polizia passando definitivamente alle dipendenze del sindaco per espletare la vigilanza sulle materie di competenza municipale.

Furono costituiti il Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza (12 divisioni, 40.000 uomini), a ordinamento militare, deputato al mantenimento dell'ordine pubblico e alquanto svincolato da eventuali influenze della politica, e il Corpo degli agenti investigativi (8.000 uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria.

Il 31 Dicembre 1922 Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i due corpi che furono poi assorbiti all'interno dell'Arma dei Reali Carabinieri.

Nell'ambito della stessa manovra, venne creata la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale.

Tra le ragioni che si sono prospettate per questa scelta, molti studiosi propendono per considerare più verosimile l'esigenza del nuovo presidente del consiglio di sottoporre a più facile controllo tutte le strutture dello Stato (ciò che sarebbe stato poi di maggior evidenza quando tutte le amministrazioni fasciste vennero organizzate in forma paramilitare): se la truppa dei due corpi di polizia era certamente militare, la parte alta della catena gerarchica era invece civile, perciò non sottoposta ai rigori delle regolamentazioni cui soggiacevano gli uomini in divisa, primo fra tutti appunto la rigida concatenazione gerarchica.

La distinzione di un apposito corpo di polizia "specifico" era funzionale al regime fascista, le cariche di diretta emanazione governativa furono perciò mantenute al loro posto, con anzi qualche piccolo intervento che dimostrava un'attenzione costante.

Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del "direttore generale della pubblica sicurezza" fu rinominata (senza peraltro sostanziali modificazioni dal punto di vista funzionale) in "intendente generale della polizia", subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2908, che la convertì all'ancora vigente denominazione di "capo della Polizia".

Nell'aprile del 1925 fu costituito il Corpo degli agenti di pubblica sicurezza, che godeva di minori attenzioni e in un ruolo di secondo piano rispetto alla MVSN, con la quale durante il ventennio numerose interferenze di competenze o di fatto.

Alla ricostituzione del Corpo si giunse però anche perché i carabinieri, di più antiche tradizioni, erano rimasti più fedeli alla corona.

Nel 1926 venne nominato capo della polizia Arturo Bocchini; al quale si deve nel 1930 la creazione dell'OVRA (Organismo di vigilanza per la repressione dell'antifascismo).

Questi inoltre introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure così da poter allestire agevolmente un'imponente raccolta di dati in tempo reale che a Palazzo Venezia venivano analizzati anche per monitorare il consenso popolare.

Fra queste modifiche il cosiddetto "mattinale", rapporto burocratico contenente dati sulla forza presente e consuntivi dei fatti (crimini, incidenti, altri fatti di rilievo) della giornata precedente; viene generalmente consegnato al destinatario (tipicamente il questore, ma anche responsabili di altri comandi) appunto al momento di prendere servizio la mattina, donde il nome.

Durante il mandato di Bocchini, sotto l'impulso del colonialismo italiano, venne creato un apposito corpo di polizia per i nuovi territori, il Corpo di Polizia Coloniale, poi rinominato Polizia dell'Africa Italiana (PAI) dotato di uniformi ed equipaggiamenti specifici, e munito in esclusiva del moschetto automatico (pistola mitragliatrice o mitra) Beretta MAB 38.

Questi riuscì a gestire una importante e nello stesso tempo delicatissima istituzione, un corpo il cui controllo era ovviamente essenziale per la buona tenuta del governo e che pare egli stesso abbia voluto ricreare, dopo il discioglimento del 1922, al fine di costituirne una sorta di armata a disposizione del governo (il quale peraltro già aveva inquadrato nelle camicie nere elementi dello squadrismo).

La polizia dunque era fedele al governo, i carabinieri al re.

Bocchini fu perciò il vero autore di una duplicazione delle strutture nazionali militari e di polizia (e di intelligence) che rappresentò al meglio la ragione dei sostanziali equilibri fra la corona e il regime.

In questo ruolo Bocchini era uno dei pilastri fondamentali su cui poggiava l'edificio del regime.

Bocchini fu incaricato di eseguire le schedature più delicate degli esponenti più in vista della società italiana del periodo, contribuendo alla creazione del famoso "archivio segreto" di Mussolini.

Fu ancora Bocchini a riportare personalmente a Mussolini il gravissimo malcontento popolare causato dalle leggi razziali fasciste.

Si ricorda in proposito, fra i tanti caduti della polizia (attraverso le sue varie denominazioni), il caso di Giovanni Palatucci, funzionario dell'Ufficio stranieri di Fiume, che impedì la deportazione di numerosi ebrei e che per questo fu deportato egli stesso, morirà nel campo di concentramento di Dachau.

Alla morte di Bocchini, avvenuta peraltro in circostanze che qualcuno ha considerato non chiare (anche perché di pochissimo successive alla sua presentazione di un'informativa nella quale si ammoniva Mussolini sullo scarso consenso delle forze armate e della popolazione dinanzi alla possibilità di seguire la Germania nella guerra, gli successe Carmine Senise, ritenuto da alcuni più vicino a Badoglio, ed al monarca.

Anche Senise, in verità, era conscio del malcontento e anzi previde la possibile destituzione di Mussolini da parte di Vittorio Emanuele III, ma riuscì a mantenere la sua figura ben distinta dal regime.

La seconda guerra mondiale condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d'impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico ovviamente eccezionali.

Senise fu sostituito nell'aprile del 1943, in occasione di un generale rimpasto delle cariche istituzionali voluto da Benito Mussolini.

Questo rimpasto (che privava la corona di un uomo sempre più fidato su una poltrona tanto delicata) è stato considerato da alcuni storici il vero momento in cui dal Quirinale si decise, avvicinando Dino Grandi, di liberarsi di Mussolini.

Dopo la caduta del fascismo Senise fu subito rinominato da Badoglio capo della polizia.

Va menzionato che Senise fu una delle pochissime autorità che non seguirono il re e Badoglio nella fuga al Sud dopo l'armistizio di Cassibile e che per questo fu catturato a Roma dai tedeschi e fu deportato in un lager dal quale fu liberato alla fine della guerra.

Il 6 settembre 1943, quando l'armistizio era già stato firmato in segreto, prima che ne fosse data notizia pubblica era stata sciolta la MVSN, restituendo alla polizia tutte le sue principali funzioni.

Il decreto legislativo luogotenenziale 2 novembre 1944, n. 365, emanato durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, venne nuovamente istituito il "'Corpo delle guardie di pubblica sicurezza", con status di corpo militare.

La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell'amministrazione, non in grado di assolvere ai suoi doveri istituzionali con risultati soddisfacenti.

La divisione del paese e la guerra civile in Italia, alimentarono enormemente la confusione e l'insicurezza nella penisola, insieme al diffuso banditismo.

In più, la polizia sotto la guida di Bocchini si era legata assai intimamente alle vicende governative, e spesso era lontana dalla fiducia della popolazione.

Poco prima della liberazione, fu perciò necessario impartire il divieto di appartenenza a partiti politici o sindacati per tutti gli appartenenti al Corpo, onde fugare il sospetto che l'attività di polizia potesse ancora subire "orientamenti".

A questo si univa anche il discusso utilizzo della polizia da parte del governo Badoglio, che la impiegò in modo alquanto spiccio nel contrastare sommosse e tafferugli: le animosità venivano sedate con frequente uso delle armi, provocando decine di morti che compromisero la reputazione presso l'opinione pubblica.

Nonostante la gravità della situazione generale, nel 1945 si diede vita alle specialità della Polizia ferroviaria e della Polizia stradale, il cui primo compartimento fu insediato presso la questura di Milano.

Il dicastero dell'Interno, dopo la liberazione, fu assunto da Giuseppe Romita, che fece anch'egli un uso del Corpo di pubblica sicurezza in seguito considerato discutibile da molte parti.

Fu Romita a istituire i "reparti mobili" (meglio conosciuti come Celere,") ovvero una forza di pronto impiego per l'ordine pubblico.

Vennero muniti dei primi manganelli di legno e di alcune Jeep avute in dono dall'esercito statunitense.

Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra.

L'appena creata Alfa Romeo Giulia entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori

Romita tenne in grande considerazione la celere che peraltro impiegò in modo spiccio e, talvolta, disinvolto: in occasione del referendum istituzionale del 1946 per l'opzione fra monarchia e repubblica, la parte monarchica levò gravissime accuse contro la polizia che avrebbe, secondo questa parte, ostacolato la libera tenuta dei suoi comizi, impedendo di fatto la corretta rappresentazione delle ragioni sabaude.

La nomina a ministro dell'interno di Mario Scelba, nel 1947, determinò una rapida riorganizzazione del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

Furono dimissionati elementi introdotti alla fine della guerra, come la cosiddetta polizia ausiliaria.

La celere, però, crebbe ancora, perfezionando l'equipaggiamento (fu dotata di mitragliatrici pesanti e addirittura di mortai) e distinguendosi come un vero e proprio reparto di pronto impiego militare, idoneo a situazioni belliche che l'insorgente guerra fredda rendeva non improbabili.

Allo stesso tempo, l'organizzazione dell'amministrazione veniva rivista e talune specialità venivano distinte in separati servizi direttamente dipendenti dalla direzione generale.

Erano fra questi la Polizia postale, la Polizia stradale, la Polizia ferroviaria e la Polizia di frontiera.

Nel dicembre 1959 nacque il Corpo di polizia femminile, composto evidentemente da personale femminile e dedicato a tematiche delicate e di rilievo morale, come la protezione della donna e la tutela dei minori; il corpo, parallelo alla polizia "tradizionale", aveva anche la funzione pratica di supportare questa per alcuni compiti che non era possibile affidare agli uomini, come ad esempio la perquisizione corporale delle donne.

Le prime Ispettrici entrarono in servizio nel 1961.

tutti pazzi per la Civita

 

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