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Il 1° settembre 1939 ha segnato lʼincipit di un massacro annunciato.

Un massacro durato sei anni e che alla fine ha provocato 55 milioni di vittime a livello planetario, di cui 40 milioni in Europa

Un colpo di cannone fende l'aria. Infrange il silenzio e la fortezza polacca di Westerplatte.

Sono le 4:45 di ottanta anni fa, quando la Germania nazista ferisce la città libera di Danzica e invade la Polonia, dando ufficialmente inizio alla Seconda Guerra Mondiale.

Il 1° settembre 1939 è una di quelle date impresse a fuoco nella memoria collettiva, assieme ai nomi di capi e dittatori responsabili di un massacro durato sei anni e che alla fine conterà 55 milioni di vittime a livello planetario: 40 milioni in Europa e 15 milioni nel Pacifico.

L'offensiva di Adolf Hitler sarebbe dovuta essere scagliata il 26 agosto, tre giorni dopo il Patto Molotov-Ribbentrop firmato a Mosca nella notte del 23, ma fu rinviata.

Era proprio il trattato nazi-sovietico la chiave di volta per una guerra che il Reich non voleva combattere da subito su due fronti (il vecchio incubo tedesco) tanto da chiedere e ottenere l'alleanza col nemico ideologico per eccellenza: l'Urss di Stalin.

Gli schieramenti contrapposti non avevano mai visto un potenziale bellico tanto letale.

Da una parte gli Alleati (Regno Unito, comprese India, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Canada, Francia. Unione Sovietica dal 22 giugno 1941, e Stati Uniti d'America, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour del 7 dicembre 1941).

Dall'altra le cosiddette "Potenze dell'Asse" (Germania, Italia, dal 1940 al 1943, e Giappone dal 1941).

L'Europa è uscita distrutta dal conflitto, soprattutto per via di un coinvolgimento senza precedenti della popolazione civile, con bombardamenti a tappeto sulle città, rappresaglie e stermini pianificati.

La deportazione è stata adottata dal Terzo Reich per annientare gli ebrei (l'Olocausto ha causato la morte di quasi sei milioni di persone) e tutte le persone che i nazisti dichiaravano "indesiderabili": dalle popolazioni slave agli zingari, dagli oppositori politici a tutti i "nemici della razza ariana".

Il secondo conflitto mondiale in Italia porta la cicatrice del Fascismo, che si schierò a fianco delle potenze dell'Asse fino al 1943, quando comincia la liberazione del Paese da parte delle forze alleate e si sviluppò una guerra civile di Resistenza contro i nazifascisti.

Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo depone Benito Mussolini, che viene arrestato.

Liberato dai nazisti fugge al Nord, nei territori occupati dai tedeschi, dove dà vita alla breve esperienza della Repubblica di Salò.

L'8 settembre il Capo del governo italiano Pietro Badoglio annuncia l'Armistizio di Cassibile, firmato con gli anglo-americani appena cinque giorni prima.

Il Re Vittorio Emanuele III e il governo ripiegano su Bari, dove nasce il Regno del Sud.

Lo Stivale rivive una nuova stagione di ferite e spaccature territoriali, con liberatori e oppressori che, come sangue e polvere, macchiano il Tricolore.

I nazisti occupano l'Italia da Nord fino a Roma e Napoli, mentre da Sud risalivano le truppe alleate, sostenute dalla Resistenza.

La Linea Gotica viene superata solo nell'aprile 1945, quando l'offensiva finale alleata permise di raggiungere la Pianura Padana.

Il 25 aprile, poi, lo conosciamo tutti. Forse non tutti però sanno che la data della fine dell'occupazione tedesca, del regime fascista e della guerra è stata scelta a tavolino nel 1949.

Quel giorno ricorre infatti la liberazione da parte dei partigiani delle città di Milano e Torino.

*www.tgcom24.mediaset.it   

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