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Si è verificato 26 novembre 1461, magnitudo 6,5

Si è verificato nella valle dell'Aterno, al confine tra gli attuali territori dell'Aquila, di Poggio Picenze e di San Demetrio ne' Vestini.

Si stima che la scossa abbia avuto una magnitudo momento di 6,5 causando effetti tra il IX e il X grado della scala Mercalli.

√ą considerato, con quelli del 1703 e 2009, uno dei tre terremoti distruttivi della citt√† dell'Aquila, nonostante la sorgente sismica sia diversa in tutti e tre i casi.

Come nel caso del terremoto dell'Aquila del 1703, l'evento del 1461 fu anticipato da un altro terremoto molto forte che si verificò la notte tra il 4 e il 5 dicembre 1456 nell'alto Sannio.

La scossa fece registrare una magnitudo momento di 7,0 e caus√≤ gravissime devastazioni oltre che in Molise e nel beneventano, i territori pi√Ļ prossimi all'epicentro, anche nei centri dell'Abruzzo, in particolare a Sulmona e L'Aquila, dove tuttavia non fece vittime.

¬ę Alli 1456 a d√¨ 4 de dicembre e fo a ore 11 de nocte, fo s√¨ gran terremoto in Aquila, che Dio grazia non fece dammaggio a persona, e per tutto lu Reame fe' grandissimo danno e in Abruzzo fe' danno assai ¬Ľ

(Francesco d'Angeluccio di Bazzano, Cronache aquilane, L'Aquila, 1456)

L'eco di questo terremoto negli scritti aquilani fu tale che si creò confusione tra gli eventi sismici del 1455-1456 e quelli del 1461-1462 tanto che, ad esempio, lo storico Bernardino Cirillo attribuisce ad una scossa del 1455 gli effetti di quella del 1461.

Il sisma devastante per L'Aquila si verificò invece il 26 novembre (o il 27 novembre secondo altre fonti 1461; la sequenza sismica legata a questo evento era già iniziata da qualche mese e già il 16 novembre la città venne colpita da un terremoto che non fece danni.

Gravissimi furono invece gli effetti della scossa di dieci giorni dopo che distrusse totalmente i centri di Castelnuovo, Onna, Poggio Picenze e Sant'Eusanio Forconese e devastò L'Aquila, in particolare i quartieri storici di San Giovanni e di San Pietro: un quarto degli edifici crollò e la stragrande maggioranza dei rimanenti furono lesionati in maniera grave.

Dalle testimonianze raccolte da Anton Ludovico Antinori si evince che due ore dopo il main shock si verificò una replica, anch'essa molto forte che fece crollare gli edifici già pesantemente lesionati dalla scossa precedente.

I sopravvissuti, in fuga dalle proprie abitazioni, si accamparono per giorni negli spazi aperti della piazza del Mercato o del Campo di Fossa.

Il vescovo Amico Agnifili, per paura di nuovi crolli, ordinò la celebrazione all'aperto delle messe, un provvedimento che avrebbe salvato molte vite se attuato anche durante lo sciame sismico del 1703.

Successivamente alla scossa principale, seguì una sequenza di eventi sismici che si protrasse per diversi mesi, con alcune forti scosse il 4 dicembre, il 17 dicembre, e il 3 e il 4 gennaio dell'anno successivo, il 1462.

Un altro terremoto di debole intensità ma che spaventò la popolazione si verificò il 27 marzo.

Il terremoto colp√¨ tutta la media valle dell'Aterno, in particolare i centri pi√Ļ prossimi all'epicentro come Castelnuovo, Onna, Poggio Picenze e Sant'Eusanio Forconese.

¬ę (...) allo stato funesto della Citt√† rovinata in tante parti, e guaste in tutte le altre, talch√© la quarta parte di essa rest√≤ adeguata al suolo, e le altre tre rotte, e lesionate, si aggiunse il non meno funesto del contado. In esso fu il danno ineguale giacch√© ne tocc√≤ il maggiore ai castelli di Sant'Eusanio, di Castelnuovo, di Onda, e del Poggio presso Picenza.

Questo cadde quasi del tutto, nell'altro di Sant'Eusanio rovinarono tutte le case, e le chiese sicch√© non rimasero neppure le mura laterali in piedi n√© chiesa alcuna e vi morirono persone in pi√Ļ gran numero che altrove onde lo scrissero totalmente rovinato.

Eguali furono i danni di Castelnuovo divenuto un mucchio di sassi, caduti anche i torrioni delle mura comuni colla morte di 28 persone, tutte native del luogo (...) Nella Villa di Onda n√© tampoco rest√≤ casa impiedi (...) ¬Ľ

(Anton Ludovico Antinori, Annales, L'Aquila, 1783)

All'Aquila rimasero gravemente danneggiate le chiese di San Domenico, San Francesco a Palazzo, San Silvestro e il Duomo, oltre che l'area absidale della basilica di Santa Maria di Collemaggio e la cupola della basilica di San Bernardino in costruzione; i lavori furono sospesi per poi essere ripresi due anni pi√Ļ tardi grazie ad un particolare aiuto economico che la citt√†, nonostante le difficolt√†, concesse al cantiere: 2.000 ducati annui per dieci anni.

I lavori comunque terminarono, ad esclusione della facciata, solo nel1472.

Gravi i danni anche agli edifici civili, un quarto dei quali crollò.

¬ę (...) la quarta parte di essa rest√≤ adeguata al suolo e le tre altre rotte e lesionate ¬Ľ

(Anton Ludovico Antinori, Annales, L'Aquila, 1783)

Il numero delle vittime fu modesto in relazione ai danni causati dal sisma: 80 nella città dell'Aquila e una settantina nel contado circostante, per un totale di circa 150 morti su una popolazione di 18-20.000 abitanti.

Questo dato fa presupporre a molti storici come lo stesso Antinori che i provvedimenti attuati dal governo della città per fronteggiare la catastrofe risultarono decisivi.

Secondo lo storico Orlando Antonini, invece, i danni causati dal terremoto del 1456 contribuirono alla realizzazione di baracche per gli sfollati che, utilizzate nel periodo dello sciame sismico nell'aquilano tra il 1461 e il 1462, consentirono di limitare il numero delle vittime.

Vedi anche: Il terremoto dell'Aquila dei 1703; Il terremoto dell'Aquila del 2009

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