Pin It

Il 25 gennaio 1972, alle ore 21 circa, un terremoto del 7° grado della scala Mercalli colpì la città di Ancona e molti centri limitrofi.

Ma fu la scossa verificatasi tra il 3 ed il 4 febbraio 1972 che portò alla fuga da Ancona di migliaia di cittadini.

Iniziarono una lunga serie di scosse telluriche che durarono fino al novembre successivo, anche più intense rispetto a quella iniziale: alle ore 21.00 del 14 giugno 1972, per 15 secondi un terremoto del 10° grado della scala Mercalli scosse Ancona.

La lunga durata, oltre che l'intensità di questa serie sismica fu disastrosa per la città.

Tutti gli edifici, abitazioni, aziende, uffici pubblici, furono lesionati in modo più o meno grave.

Così il capo cronista del Corriere Adriatico di allora, Giovanni Maria Farroni, scriveva: “Nei rioni storici di Capodimonte, San Pietro, Guasco e Porto i crolli sono stati più numerosi; numerosissimi sono gli edifici gravemente lesionati al Piano, al Pinocchio, alle Grazie… una 500 è andata distrutta a causa della caduta della palla di pietra del campanile della Chiesa del Sacramento”.

Per mesi le persone dovettero vivere in improvvisate tendopoli e persino nei vagoni ferroviari, la maggior parte delle attività economiche si fermarono, costringendo l'autorità civile a provvedere con sussidi economici alle famiglie, i servizi pubblici si ridussero al minimo, i rioni storici rimasero per anni deserti.

Ricordava il sindaco Guido Monina, nel 1982, decennale del terremoto, illustrando i numeri di quell’evento catastrofico: “Ben 1.453 tende allestite in 56 punti del centro urbano e della periferia… dopo la scossa del 14 giugno circa 30.000 anconetani vivevano sotto la tenda.

Altre 8.000 tende unifamiliari furono consegnate ai cittadini e 1.500 persone vennero ospitate nei vagoni ferroviari, altri 1.000 nelle palestre e molti ancora sulla nave Tiziano.

Dal 15 al 30 giugno furono distribuiti 200.000 pasti caldi e 15.000 pacchi di cibi freddi”.

Fortunatamente non ci furono vittime dirette del sisma, anche se si dovettero registrare decessi causati dai disagi e dallo spavento.

Gli anconetani seppero però risollevarsi dalla grave crisi determinata dal sisma: tutti lavorarono di conserva affinchè si favorisse la rinascita della città.

Il principale artefice di questa sinergia fu il sindaco di allora, sen. Alfredo Trifogli. “Vorrei sottolineare – scriveva ancora Monina dieci anni dopo – il rigoroso impegno amministrativo, la grande forza d’animo nonché l’attivismo e la concretezza dimostrati dalla Giunta Comunale di allora, in particolare dal sindaco Trifogli”.

Grazie anche ai fondi messi a disposizione dal Governo nazionale con una legge speciale, nel giro di alcuni anni Ancona riuscì a far ripartire l'economia cittadina, a riorganizzare la macchina amministrativa ed i servizi sociali della città ed a ricostruire o ristrutturare gli edifici lesionati.

In particolare vennero risanati gli antichi quartieri del colle Guasco e del colle Astagno, con una programmazione urbanistica che ha saputo ricostruire la città mantenendo intatti i connotati del centro storico e ricreando nuovi contenitori e che ha procurato al Comune di Ancona il premio della Comunità Europea.

La ricostruzione post terremoto è inscindibilmente legata al nome di Giancarlo Mascino, Assessore ai Lavori Pubblici sino al 1974, con il sindaco Alfredo Trifogli, e poi all'Urbanistica, sino al 1985, con il sindaco Guido Monina, per divenire infine Assessore al Porto.

Proprio per l'esperienza maturata nel risanamento della città, Mascino venne nominato Vice presidente dell'INU, l'Istituto Nazionale d'Urbanistica. Sarà giustamente lui, nel 1980, a recarsi in Francia a ritirare il premio assegnato al Comune di Ancona.

Fu un vulcano d'idee: fece bandire un concorso internazionale di idee progettuali per la ricostruzione di Ancona, tra i quali quello per il risanamento del quartiere San Pietro presentato dall'architetto anglo-svedese Ralph Erskine, ha avuto un ruolo importante anche nell'impostazione della ricostruzione del post frana del 1982 e nell'ideazione dei nuovi quartieri in località Brecce Bianche.

Da ricordare il progetto del porto turistico di Ancona, che Mascino ha sostenuto, difeso e condotto nell'iter amministrativo fino all'appalto. Al suo nome è intitolata la via che conduce al porto turistico.

tutti pazzi per la Civita

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna