Stampa
Visite: 1022

Terremoto di Umbria e Marche del 1997

Il 26 settembre 1997 alle ore 2:33 una prima scossa di terremoto di magnitudo 5.5 (Maw), VIII grado della scala Mercalli, colpì una vasta area dell’Italia centrale, localizzata lungo l’asse della dorsale montuosa degli Appennini, tra Umbria e Marche.

Alle 11:40 seguì la scossa di maggiore energia che aggravò lo scenario di danno provocato dalla scossa precedente.

Aveva così inizio una sequenza sismica che continuò ad interessare per alcuni mesi l’Umbria e le Marche, con migliaia di scosse localizzate in una ampia fascia estesa per 50 Km in direzione Nord-Ovest Sud-Est, compresa tra le località di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, a Nord, e di Sellano e Norcia, a Sud.

Una decina di tali scosse ebbero una magnitudo superiore alla soglia del danno (M≥4.5), come quelle del 3 ottobre (5.1), del 7 ottobre (5.3), del 14 ottobre (5.4) e del 26 marzo 1998 (5.6), arrecando ulteriori gravi danni a queste regioni così ricche di arte e di storia.

I comuni colpiti dal sisma furono quarantotto, fra cui Assisi, Gubbio, Foligno, Norcia, Valfabbrica, Gualdo Tadino, Nocera Umbra e Sellano, in Umbria. Nelle Marche i danni più rilevanti si registrarono nei comuni di Serravalle del Chienti, Camerino, Fiordimonte, Castelsantangelo sul Nera.

Il patrimonio storico-artistico perduto o danneggiato fu enorme: la cima del campanile della cattedrale di Foligno, la storica torre di Nocera Umbra, i tanti musei locali e teatri storici, di cui queste regioni abbondano.

Il complesso francescano di Assisi fu il monumento lesionato più famoso, visitato ogni anno da milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo. In particolare i danni più gravi si ebbero nella Basilica superiore dove andò persa buona parte del suo soffitto affrescato.

Il terremoto di Umbria e Marche del 1997 fu il forte sisma che interessò parte delle due regioni dell'Italia centrale nel settembre-ottobre 1997 e nel marzo1998.

Esso ebbe una magnitudo momento di 6,1 e un'intensità massima del IX grado Mercalli.

L'inizio della crisi tellurica avvenne nella primavera del 1997 con una serie di scosse registrate nel comune di Massa Martana, in provincia di Perugia.

Il 12 maggio, una scossa di magnitudo 4,5 danneggiò svariati edifici rendendo inagibile il 70% delle abitazioni del centro storico.

Nell'estate invece, un gran numero di piccoli eventi fu registrato nell'appennino umbro-marchigiano, interessando i comuni di Foligno e Serravalle di Chienti.

La scossa più forte fu quella del 4 settembre (magnitudo 4,4). Da lì in poi, questi paesi non furono mai abbandonati dal sisma e la gente iniziò a preoccuparsi seriamente.

La stessa Protezione Civile umbra aveva predisposto un'attrezzata tendopoli a Colfiorito, nonostante nella frazione folignate non si fossero ancora registrati danni; non altrettanto avvenne nel comune di Serravalle, dove invece alcune abitazioni erano già lesionate.

Il 26 settembre, alle 2:33, ci fu una scossa di terremoto del VIII-IX grado della scala Mercalli, di magnitudo 5,8, avente epicentro a Cesi.

A Collecurti, una frazione di Serravalle, una coppia di anziani coniugi morì sotto le macerie della propria abitazione. Numerose case furono danneggiate gravemente dal sisma, specialmente quelle dei comuni di Foligno e di Nocera Umbra.

A Nocera Umbra risultò inagibile circa l'85% degli immobili.

Quella delle 2:33 fu in un primo momento considerata la scossa di maggiore intensità di tutto lo sciame, e per l'immediato futuro furono previste semplici scosse di "assestamento" e di intensità minore.

Fu in particolare il sottosegretario alla Protezione Civile Franco Barberi, intervistato da Unomattina, a dichiarare inverosimile l'eventualità di una scossa più forte.

La mattina molte scuole furono chiuse o per precauzione o per inagibilità. Molte chiese, fra le quali la Basilica di San Francesco ad Assisi, subirono gravi danni.

Nello stesso giorno, alle 11:42, una scossa di magnitudo 6,1 e IX grado Mercalli, con una profondità di circa 10 km ed epicentro ad Annifo sconvolse ancora moltissimi paesi tra l'Umbria e le Marche.

Fu questo il maggiore evento registrato. Dopo le due vittime del mattino, si aggiunsero altre otto vittime.

Tra queste quattro persone morirono nella Basilica di San Francesco.

La chiesa durante la notte aveva subito danni agli affreschi di Giotto e Cimabue ed in quel momento era in atto un sopralluogo da parte di alcuni tecnici, ingegneri, giornalisti e frati.

Durante la scossa una delle volte della basilica superiore crollò sopra a padre Angelo Api, Zdzisław Borowiec, Bruno Brunacci e Claudio Bugiantella, tutti e quattro morti sul colpo.

Il 14 ottobre alle 17:25, un distinto terremoto con epicentro tra Sellano e Preci colpì nuovamente le zone terremotate con una magnitudo di 5,5, aggravando la già pessima situazione delle abitazioni.

È rimasta famosa per il crollo della lanterna del Palazzo Comunale di Foligno, già danneggiato dalle precedenti scosse. I vigili del fuoco lo stavano aggiustando. Il torrino è stato in seguito restaurato e inaugurato nel 2007, in occasione dei dieci anni dal sisma.

Dopo un periodo di continue scosse minori, il 26 marzo 1998 fu registrata una scossa con epicentro questa volta a Gualdo Tadino, con una magnitudo pari a 5,4.

Questa fu avvertita in moltissime città italiane a causa della grande profondità dell'ipocentro, localizzato a ben 45 km.

La profondità, d'altra parte, attenuò la potenza del terremoto nei territori adiacenti all'epicentro, limitando i danni.

Le scosse di maggior intensità finirono tra il 3 e 5 aprile, con 4,7 e 4,5 di magnitudo rispettivamente.

I comuni maggiormente interessati dal sisma furono Foligno (sia le frazioni montane sia il capoluogo), Nocera Umbra, Preci, Sellano ed Assisi in Umbria, Fabriano, Serravalle di Chienti e Camerino nelle Marche.

La scossa notturna del 26 settembre lesionò gravemente gli edifici dei centri appenninici causando la morte di una coppia di anziani coniugi sepolti dalle macerie.

Quella del mattino determinò il crollo di alcuni edifici o parti di essi, già lesionati dalle scosse precedenti, fra cui la volta giottesca della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.

I danni vi furono anche nelle Marche, e in particolare nelle zone più vicine al confine con l'Umbria e quindi più vicine all'epicentro.

A Camerino e San Severino Marche molti edifici presentarono vistose crepe e vi furono dissesti stradali, alcuni edifici vennero dichiarati inagibili; a Caldarola vi furono crepe, di minor entità, nel Palazzo Pallotta, al Castello Pallotta e alla Chiesa dei Santi Gregorio e Valentino.

Si registrarono danni notevoli anche a Visso, Fabriano, Matelica, Pioraco e Fiuminata.

Nel crollo di Assisi restarono uccise quattro persone, di cui due tecnici e due frati, che stavano verificando i danni.

Le immagini di questo crollo furono riprese dal cameraman di Umbria Tv Paolo Antolini, che in quel momento si trovava all'interno della basilica insieme alla giornalista Sofia Coletti.

Nel crollo i due redattori rimasero illesi mentre le loro immagini fecero il giro del mondo.

Del terremoto esiste un'altra emblematica ripresa: quella sul crollo, il 14 ottobre, della lanterna del Palazzo Comunale di Foligno, già gravemente lesionata dalle scosse precedenti.

Complessivamente il terremoto umbro-marchigiano causò, direttamente o indirettamente, il decesso di undici persone e ingenti danni a monumenti e opere d'arte.

Solo per il restauro della volta della basilica assisiate, in particolare, occorsero circa 35 milioni di euro.

Per i circa 33.000 interventi di soccorso furono previsti approssimativamente 8 miliardi di euro di spesa.

A distanza di anni, molti abitanti delle zone terremotate (Sellano, Foligno, Serravalle di Chienti) vivevano ancora nelle case inlegno strutturale.

Queste case hanno sostituito gli iniziali container in lamiera forniti dalla Protezione Civile.

Secondo i dati dell'Osservatorio sulla Ricostruzione della Regione Umbria, al dicembre 2014, risultava rientrata nelle case lesionate dal sisma il 97% della popolazione colpita dai danni, con una spesa di 5,106 miliardi di euro.

tutti pazzi per la Civita