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La tragedia di Mattmark fu causata da una valanga che alle 17.15 di lunedì 30 agosto 1965 investì il cantiere per la costruzione della diga di Mattmark, in Svizzera.

A Saas-Fee, una località turistica della Svizzera, una parte del ghiacciaio dell'Allalin si staccò provocando una valanga che travolse le baracche di alloggio degli operai che stavano costruendo la diga del lago Mattmark a 2120 metri di altezza.

I morti accertati furono 88: 56 italiani, 23 svizzeri, 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci e un apolide.

Negli anni sessanta, la Svizzera ha vissuto una crescita economica senza precedenti.

In quel periodo, l'emigrazione si andava progressivamente meridionalizzando e la Svizzera accoglieva da sola quasi il 50% dell'intero flusso migratorio italiano: più di 2 milioni e mezzo di persone, dall'immediato secondo dopoguerra e fino agli anni ottanta.

Molte furono impegnate nella costruzione di grandi opere, come la diga di Mattmark.

Lo sfruttamento dell'energia idroelettrica, che ancora oggi rappresenta la fonte principale di approvvigionamento della Confederazione, fu fino agli anni sessanta quasi l'unica risorsa energetica – prima di essere affiancata dal nucleare – grazie alla quale crebbe l'industria e venne accelerata la modernizzazione del paese.

Lunedì 30 agosto 1965 una valanga di più di 2 milioni di metri cubi di ghiaccio seppellì 88 dei lavoratori impegnati nella costruzione della diga in terra più grande d'Europa.

Di questi, 56 erano italiani. Come a Marcinelle, la tragedia determinò un momento di cesura nella storia dell'emigrazione italiana.

Fu la provincia di Belluno, con 17 vittime, a essere la più colpita, insieme al comune di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, che perse 7 uomini.

tutti pazzi per la Civita

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