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Cento anni fa la tragedia

di Nicola Facciolini

Alle ore 2:40 am del 15 aprile 1912 l’inaffondabile transatlantico R.M.S. Titanic della White Star Line, scompare in fondo all’oceano Atlantico settentrionale, 375 miglia a sudest di Newfoundland (Canada), due ore e 40 minuti dopo la collisione con un iceberg.

Muoiono 1514 persone fra passeggeri della seconda e terza classe, ed equipaggio.

La tragedia si era consumata poco prima della mezzanotte senza Luna del 14 aprile quando il Titanic speronò una montagna di ghiaccio.

Cinque giorni dopo la partenza da Southampton, una città della contea dell’Hampshire nella regione del Sud Est del Regno Unito da dove è partita la crociera clone per le celebrazioni del centenario, il Titanic giaceva sul fondo dell’oceano. I quotidiani e le riviste dell’epoca crearono la leggenda e il mito.

Da allora i titoli sul Titanic affollano le librerie e le biblioteche di tutto il mondo. Seguono le prime produzioni cinematografiche fino al capolavoro assoluto in 3D di James Cameron.

Oggi, su Google, la parola “Titanic” vale 226 milioni di riferimenti Internet. Cosa nasconde questa passione planetaria per il centesimo anniversario del Titanic, che molti avrebbero voluto vivere e non vivono?

Le sofisticate tecnologie degli esploratori Robert Ballard e James Cameron, cento anni dopo, forniscono nuove straordinarie immagini del relitto d’acciaio che riposa nella sua buia tomba su un’area di quasi 400 ettari in fondo all’oceano. Nella ruggine funghi e forme di vita prive di colore prosperano sui parapetti e sui frammenti frastagliati.

Da quando l’oceanografo Robert Ballard, explorer-in-residence della National Geographic Society, e Jean-Louis Michel hanno ritrovato il relitto nel 1985, batiscafi e veicoli robotici si sono immersi nell’oceano per scandagliare il Titanic con fasci sonar, per scattare decine di migliaia di fotografie e realizzare filmati.

Che sarebbero stati poi immortalati nella pellicola cinematografica di Cameron.

Di recente, esploratori come James Cameron e Paul-Henry Nargeolet hanno ottenuto immagini molto più chiare e spettacolari del relitto.

Così oggi tutti possono finalmente cogliere la relazione tra i pezzi separati del Titanic per avere una visione d’insieme della tragedia e di ciò che si trova sul fondale.

A 3800 metri di profondità, la prua spettrale del Titanic emerge dall’oscurità durante l’immersione nel 2001 dell’esploratore e regista James Cameron.

La nave avrebbe potuto resistere a una collisione frontale con l’iceberg, ma l’urto sul lato di dritta squarciò troppi compartimenti stagni.

Ora, secondo gli scienziati, lo sfortunato transatlantico è vittima di organismi che divorano il metallo trasformando l’acciaio in grezzo ferro, di potenti correnti sottomarine ma anche della negligenza umana.

Missioni private segrete recuperano pezzi del Titanic per alimentare il macabro mercato illegale dei souvenir, le voglie dei collezionisti e dei cacciatori di tesori sommersi: il carbone della nave va a ruba a centinaia di dollari al pezzo!

Il riconoscimento dell’Unesco, concesso in occasione dei 100 anni dal naufragio, intende fermare la scandalosa caccia al tesoro in corso da decenni sul relitto. Il furto di migliaia di cimeli ha scatenato la più che legittima critica dei parenti delle vittime (fino a qualche anno fa degli stessi superstiti), dei loro discendenti e del mondo scientifico.

La leggenda sulle incredibili ricchezze custodite nella stiva del Titanic innescò il meccanismo favolistico alimentando le idee di quanti avrebbero voluto recuperarle.

Subito dopo la tragedia di parlò e si scrisse di una quantità imprecisata di tesori e di segreti custoditi in quella gelida tomba: lingotti d’oro, una mummia egizia maledetta, ufo, alieni e misteriose sostanze connesse con l’energia nucleare. In realtà a bordo c’erano un’auto di lusso, porcellane, dipinti, libri e gioielli delle signore di prima classe.

Finora mai recuperati.

Nel 1985 la spedizione franco-americana guidata dall’oceanografo Robert Ballard scoprì con l’ausilio di un robot telecomandato il vero tesoro del Titanic: la dinamica dell’affondamento. Il relitto era diviso in due tronconi a circa 600 metri di distanza l’uno dall’altro, con in mezzo un campo di detriti cosparso di oggetti e resti umani caduti durante il naufragio.

Ballard esplorò più accuratamente l’area nel 1986, scendendo sul fondo a bordo del piccolo sommergibile Alvin collegato con un cavo al robot marino Jason Junior.

Con il suo avatar, riuscì a penetrare nella parte interna del troncone di prua.

Furono scattate migliaia di foto del campo dei detriti: pile di piatti, occhiali, valige, la testa di una bambola di porcellana, un orologio, testate di letti, resti di panchine e scarpe, spesso vicine l’una all’altra a testimoniare il fatto che in quel punto c’erano sicuramente i corpi delle vittime, ormai decomposti e dissolti.

Per Ballard, il relitto è un monumento funebre da rispettare.

Il vero tesoro, la documentazione fotografica sullo stato del Titanic, i cui resti sono in rapido deterioramento, deve essere custodito a memoria della tragedia.

La caccia illegale ai cimeli sommersi deve essere assolutamente fermata: dal 1987 la Rms Titanic Inc., unica detentrice dei diritti, ha effettuato varie campagne prelevando migliaia di oggetti e nel 1994 addirittura una porzione dello scafo. I cimeli sono stati esposti in mostre in giro per il mondo.

Si possono ammirare a Las Vegas, Kansas City, Orlando, San Diego, Detroit, Singapore.

Lo stop dell’Unesco riuscirà a fermare i “tombaroli” del Titanic?

La Rms Titanic Inc. ha messo in vendita, in un solo lotto, oltre 5.500 oggetti recuperati dal relitto. I reperti, in perfetto stato di conservazione, sono stati recuperati proprio dalla Rms Titanic Inc., una compagnia che ha condotto sette spedizioni nell’area del naufragio fra il 1987 e il 2004.

Parte dei proventi andrà al Titanic Preservation Trust: l’asta di New York per 190 milioni di dollari, in occasione del centenario della tragedia, sarà l’ultima?

Quello che resta del Titanic potrebbe dissolversi per sempre entro 100 anni, secondo alcune stime, sempre che l’Uomo non faccia prima piazza pulita entro 50 anni.

Le condizioni del relitto attestano l’estrema gravità dei danni subiti dalla nave precipitando a spirale verso il fondo.

Identificare i vari componenti di questo groviglio di frammenti di metallo, è stata una vera sfida per gli esperti.

“Per decifrare questa roba si deve amare Picasso” – rivelano i ricercatori del National Geographic.

Ballard ha lanciato un appello mondiale: “Salviamo il Titanic!”.

Un’operazione iniziata con il film di James Cameron che nel 1998 ha battuto ogni record: 14 nominations, 11 premi Oscar, nei soli Stati Uniti d’America raggiunse un incasso finale di 600.788.188 dollari, mentre a livello mondiale raggiunse 1.843.201.268 dollari, grazie al quale divenne il maggior successo nella storia del cinema. James Cameron dichiarò che disponeva di altre 14 ore di pellicola girata, mai vista, compreso un finale alternativo.

In Italia, Titanic uscì il 16 gennaio 1998 restando nelle sale per sei mesi e incassando 81 miliardi di lire.

Ed ora c’è la versione 3D. Il kolossal mantenne ineguagliato tale record per dodici anni, finché non venne superato dal successivo film di James Cameron, Avatar.

Ma cosa accadde quella tragica notte tra il 14 e il 15 aprile 1912?

I due marconisti del Titanic, Harold Bride e Jonathan Phillips, avevano ricevuto vari avvisi da altre navi sulla presenza di iceberg sulla rotta del Titanic, ma solo alcuni messaggi furono consegnati agli ufficiali.

Il comandante spostò leggermente più a sud la rotta, ma senza diminuire la velocità.

I primi due errori fatali.

Ora il Titanic era in rotta di collisione con l’iceberg.

Nel pomeriggio arrivano vari avvisi.

Poco prima delle ore 23.40 del 14 aprile, due marinai avvistano un iceberg davanti alla nave e danno l’allarme.

Si tenta una manovra per evitare la collisione, rallentando la velocità e virando a sinistra.

Terzo fatale errore. Il Titanic sembra solo sfiorare la montagna di ghiaccio, ma in realtà l’impatto apre una falla sul fianco destro e l’acqua invade la maggior parte dei compartimenti stagni. Wolff Thomas Andrews, l’uomo che aveva seguito personalmente la progettazione e la costruzione della nave, si rende subito conto della gravità della situazione: il Titanic è condannato.

Viene lanciato per la prima volta nella storia il famoso segnale radio SOS in codice Morse, l’equivalente abbreviato di “Save Our Souls” in inglese, ossia “Salvate le Nostre Anime”.

Vengono sparati razzi nella speranza di essere avvistati dalle navi più vicine, il California e il Carpathia.

Ma la buia e gelida notte avvolge tutto e tutti nel suo funebre manto e la luce dei bengala non può nulla sulla curvatura della Terra.

L’agonia del Titanic dura circa due ore e 40 minuti. Mentre l’acqua penetra nello scafo, la prua affonda nel mare e la nave si inclina sempre di più. Si spezza.

La prua affonda velocemente con il comandante Smith.

La sezione poppiera improvvisamente di alza, galleggia per alcuni istanti e poi inesorabilmente viene inghiottita anch’essa dall’oceano. Alle 2.20 del mattino del 15 Aprile 1912 è tutto finito. Non c’erano sufficienti scialuppe di salvataggio.

E quelle calate in mare non erano piene di persone (al loro massimo carico avrebbero potuto ospitarne anche 70) perché fu dato l’ordine (quarto fatale errore) di “salvare solo donne e bambini”, interpretando erroneamente l’ordine di evacuazione generale che impone di “salvare prima le donne e i bambini”.

Per un’ora, nella zona del disastro, risuonano le urla e le invocazioni di aiuto di quanti sono riusciti a tuffarsi abbandonando il relitto in tempo utile, prima di venire risucchiati con la nave nelle profondità dell’oceano, scivolando nell’acqua gelida e rimanendo a galla solo per pochi minuti a causa dell’improvvisa ipotermia paralizzante. La maggior parte delle 1496 vittime, infatti, morì di ipotermia.

Pochissimi furono recuperati dalle scialuppe. Intorno alle 4 del mattino, il transatlantico Carpathia, la prima imbarcazione giunta sul luogo a tutta velocità dopo l’SOS del Titanic, recuperò poco più di 712 sopravvissuti su un totale di 2.300 naviganti tra passeggeri ed equipaggio.

Grazie alla radio di Gugliemo Marconi e grazie al segnale radio lanciato dai marconisti del Titanic, il bilancio finale della tragedia, seppur grave, registrò dei superstiti. Pochi anni prima il disastro del Titanic,

Marconi aveva fatto costruire una stazione di trasmissione radio senza fili nel desolato promontorio battuto dal vento di Cape Race sull’isola di Newfoundland (Canada), oggi al centro delle celebrazioni per il centenario del Titanic. Gli abitanti di queste terre del Nuovo Mondo, ancora oggi, affermano che la prima persona a ricevere il segnale dal Titanic fu Jim Myrick, un giovane apprendista marconista di 14 anni, operativo alla stazione radio inaugurata da Marconi.

Sulle prime la trasmissione radio da Titanic fu intercettata nel codice standard di emergenza, CQD. Ma poi Cape Race ricevette un nuovo segnale, mai usato prima, il famoso SOS attraverso il codice Morse, un sistema di comunicazione oggi abbandonato per sempre.

L’uomo di Marconi, Jim Myrick, l’alfiere della propagazione delle onde radio nella ionosfera, pensava, leggeva e scriveva in codice Morse. Jim fu il primo ad ascoltare il Titanic morente, il primo a captare la straziante richiesta d’aiuto proveniente dalle gelide oscurità dell’Atlantico. Il pronipote Daley ha lavorato con il regista James Cameron nel 2003 per il documentario sul Titanic “Ghosts of the Abyss”.

Cape Race è una località molto significativa nella storia del Titanic perché la stazione radio ricevette il primo SOS del transatlantico il 14 Aprile 1912.

È anche il punto della terraferma più vicino alla tomba sottomarina del Titanic. Sono previste molte crociere commemorative che, provenienti dal vecchio e nuovo mondo, si riuniranno il 15 Aprile sul luogo del disastro per poi sbarcare a Newfoundland.

È prevista la partecipazione di James Cameron e delle star del suo kolossal. Il National Geographic Italia (aprile 2012) esce con in allegato il doppio dvd dedicato al Titanic.

Ma quanti italiani erano a bordo del Titanic? Non si sa con certezza. La maggior parte di loro faceva sicuramente parte dell’equipaggio (impiegati e camerieri) o erano emigranti residenti in Gran Bretagna e per questa ragione nelle carte ufficiali vennero conteggiati come cittadini britannici. Il conteggio basato sulla nazionalità dei cognomi è reso più problematico dalla presenza di cittadini svizzeri con cognome italiano.

Secondo la stima di Claudio Bossi, autore del libro “Titanic”(De Vecchi - Giunti 2012, http://www.titanicdiclaudiobossi.com/) pare che nell’elenco ufficiale comparissero 37 italiani presenti a bordo del transatlantico.

Secondo il Corriere della Sera del 1912, gli italiani a bordo sarebbero stati una cinquantina. Sicuramente tutti della seconda e terza classe. Il Titanic si spezzò in due prima di affondare: poppa e prua giacciono a circa mezzo chilometro di distanza l’una dall’altra.

Grazie a migliaia di fotografie e video ad alta definizione, grazie alle misurazioni sonar raccolte, è stata creata una riproduzione tridimensionale dell’intero sito che permette a scienziati ed esploratori di esaminarlo in ogni dettaglio.

Sotto osservazione è anche l’acqua in prossimità del relitto, studiata per determinare la sua capacità di sostentare la vita marina, una delle principali cause del deterioramento del Titanic.

Sul fondo dell’oceano, la nave continua inesorabilmente ad affondare, in balia di diversi fattori di deterioramento.

Il Titanic, un tempo lungo 270 metri, è un lauto banchetto per gli organismi marini. I molluschi hanno consumato gran parte del legno, lasciando lo scafo metallico a funghi e batteri. I microrganismi, attaccandosi ai resti della nave, formano comunità biologiche chiamate dagli scienziati rusticles (ghiaccioli di ruggine).

Nel 1996, solo nella sezione di prua, se ne erano formate circa 650 tonnellate, secondo le stime del microbiologo Roy Cullimore. Continuano a crescere, infestando anche l’albero di prua, che potrebbe collassare del tutto entro un paio d’anni.

Anche il ponte passeggiata superiore, secondo lo studioso, sta crollando lentamente. Potrebbe implodere entro una ventina d’anni.

Molte strutture del Titanic sono d’acciaio ma i microorganismi che lo attaccano, stanno ritrasformando l’acciaio in ferro grezzo. Una volta digerito dai microbi, il ferro entra nell’ecosistema oceanico per finire nel flusso sanguigno degli animali o nella composizione chimica delle piante che lo usano per la fotosintesi.

Pensate, gli stessi atomi delle povere vittime di un secolo fa, potrebbero già essere finiti nei pesci e, quindi, sulle tavole di tutto il mondo!

Agli agenti esterni si aggiunge un processo di corrosione galvanica “interna”.

Piombo, bronzo, ottone ed altri metalli hanno maggiore potenziale elettrico del ferro che costituisce gran parte dello scafo del Titanic.

Quando questi elementi sono tutti immersi in un elettrolito, come l’acqua salata del mare, si crea un flusso di elettroni verso i metalli con maggiore potenziale, e il ferro si corrode più in fretta. Inoltre le forti correnti sottomarine stanno attaccando il relitto.

Gli esploratori già un paio d’anni fa avevano visto dei buchi sul ponte: ora si stanno allargando vistosamente anche perché la corrente ci sbatte contro 24 ore su 24. E poi c’è l’Uomo. Negli ultimi decenni, migliaia di oggetti sono stati recuperati dal Titanic.

Molti altri, in numero indeterminato, potrebbero essere stati sottratti illegalmente.

Navi con a bordo scienziati, operatori cinematografici o turisti si sono avvicinate al relitto inquinandolo. In più, come ha già denunciato l’esploratore Robert Ballard, gli stessi sommergibili usati nelle missioni potrebbero aver causato danni posandosi sulla nave o urtandola. Future missioni con sommergibili più sofisticati esploreranno i dintorni della nave senza toccarla, per cercare di rimuovere eventuali resti di esplorazioni moderne, come cavi e pesi da sub.

Le norme del diritto e la proclamazione dell’Unesco parlano chiaro: la tomba del Titanic deve essere protetta! Robert Ballard sostiene che dovrebbe essere lasciato indisturbato, per rispetto degli oltre 1.500 passeggeri e membri dell’equipaggio che morirono nel naufragio.

Negli ultimi venti anni, turisti, troupe cinematografiche e squadre di recupero l’hanno trasformato “in una specie di circo equestre”(Ballard). Gli organizzatori delle future esplorazioni non potranno recuperare più alcun oggetto per usi commerciali.

Gli unici tesori del Titanic sono i dati e le informazioni scientifiche.

Ma c’è chi scommette sul recupero totale della nave. D’altra parte la scoperta che lo scafo crollerà completamente nel breve periodo, rinfocola il dibattito sull’opportunità di salvare non solo gli oggetti che vi sono contenuti ma anche tutte le strutture e i frammenti del relitto recuperabili.

Per ricostruire il Titanic in superficie, magari in situ, stavolta a prova di iceberg, ovvero nel porto di New York, destinazione mai raggiunta dalla nave.

Operazione non impossibile alle nostre attuali tecnologie.

Il fatto che il relitto si stia deteriorando, come quasi tutti gli oggetti di origine umana, sul fondo dell’oceano, lascia ancora aperta la speranza.

Per ora le missioni rigorosamente scientifiche dovranno cercare di determinare cosa sta succedendo, a che velocità, applicando un metodo sistematico per la raccolta dei dati e la mappatura del Titanic.

Permettere a chiunque di esplorare virtualmente il relitto, tuttavia, non risolve il problema del deterioramento.

E poiché, prima o poi, del Titanic resteranno solo le riproduzioni, i margini progettuali e operativi per una missione internazionale di recupero integrale, si fanno sempre più stringenti.

Nei suoi film sul Titanic il regista ed esploratore James Cameron, ha sempre cercato di mostrare il relitto fantasma dal punto di vista personalistico, con un racconto in prima persona che contempli l’approccio diretto negli abissi con i resti della nave.

È il “trovarsi faccia a faccia con la storia” che affascina Cameron. Che ha analizzato le dinamiche dell’affondamento e della rottura dello scafo, realizzando riprese subacquee straordinarie, mappe del sito e simulazioni digitali sbalorditive.

Nel suo viaggio verso gli abissi, si è servito del suo avatar, l’intrepido robot Gilligan uscito dal suo alloggiamento sulla parte frontale del sommergibile “Mir I” per poi scomparire all’interno del cavernoso relitto.

Il sottomarino si è posato sul ponte superiore del più famoso relitto della storia, circondato dal buio eterno e sottoposto a una pressione superiore ai 3,5 milioni di chilogrammi per metro quadrato, tutto per effetto della colonna d’acqua di 4.000 metri che il Titanic ha sulla testa.

La medesima schermatura, garantita dalla roccia, necessaria per gli esperimenti di fisica subnucleare al Laboratorio Nazionale del Gran Sasso dell’Infn.

Al sicuro dentro il Mir, James Cameron manovra con delicati movimenti del joystick il ROV (Remotely Operated Vehicle) che avanza nell’insidioso interno della nave.

Il robot è penetrato dal ponte F lasciandosi dietro un sottile cavo a fibra ottica, come Teseo nel labirinto con il filo di Arianna.

Il piccolo veicolo si trova a una distanza equivalente a sette piani sotto Cameron. Ma l’impressione è quella di esserci dentro, le sue videocamere sono i suoi occhi e stanno guardando i corridoi della nave.

Oltrepassata una soglia, sotto le sue luci appaiono all’improvviso i riflessi luccicanti di una parete di mattonelle azzurre e verdi.

Sul pavimento giacciono capovolte alcune sedie a sdraio di teak incredibilmente ben conservate, sotto una cupola arabescata, con decorazioni a foglia d’oro.

Cameron è appena entrato nell’elegante bagno turco della più lussuosa nave della sua epoca.

L’esplorazione archeologica degli interni del transatlantico è iniziata nel 1995, durante la fase finale delle riprese del relitto per il film Titanic.

Allora Cameron disponeva soltanto di un ROV piuttosto ingombrante chiamato Snoop Dog, che non era molto più sofisticato di un attrezzo di scena, ma erano comunque riusciti a guidarlo giù dal ponte D fino al sontuoso scalone.

Le sue luci rivelarono che molti dei pannelli di legno intarsiati erano rimasti intatti. Snoop non aveva più cavo a disposizione e non poté andare oltre, ma a Cameron rimase la curiosità di scoprire che cosa si nascondesse al di là del suo fascio di luce.

Dopo l’uscita del film, l’esploratore e regista James Cameron commissionò la costruzione di due nuovi rivoluzionari veicoli robotici per tornare a esplorare l’interno del Titanic.

Nel 2001 e poi di nuovo nel 2005 Cameron si immerse più volte fino al sito del relitto, guidando i robot al suo interno per studiarlo nel modo più approfondito possibile.

Alla fine riuscì a fotografare e documentare il 65 per cento degli interni del Titanic, tra cui le cabine di prima classe, le sale da pranzo e i saloni di prima classe, le cabine e la sala comune di terza classe, le stive e la sala radio.

Tutto ciò che vediamo nel film e nei documentari di Cameron sul Titanic, è sorprendente perché le sorprese si susseguono di missione in missione.

Nel salone da pranzo e nei saloni di prima classe troviamo ancora intatte le alte vetrate artistiche. Sulle pareti e sulle colonne ci sono i rivestimenti di mogano intagliati a mano e in alcuni pannelli è ancora visibile il colore bianco delle decorazioni originali.

Ci sono lampadari di cristallo nelle cabine di prima classe. I letti d’ottone sono in un ottimo stato di conservazione. Raffinate volute di ferro battuto circondano il profondo pozzo dell’ascensore.

Quando Cameron posa lo sguardo per la prima volta sul pulsante d’ottone intatto, ha l’impressione di poter allungare la mano e pigiarlo, quasi aspettandosi di vedere arrivare un ascensore fantasma.

Il Titanic è affondato durante il viaggio inaugurale, prima che gli interni fossero fotografati.

Quindi la maggior parte delle immagini d’archivio usate come riferimento per i set del film riguardava l’Olympic, la nave gemella.

Solo adesso, grazie a Ballard e Cameron, capiamo com’era davvero il Titanic. Adesso sappiamo quali scene del film erano fedeli alla realtà e quali no. Le emozioni più grandi scaturiscono dai reperti che evocano le storie di coloro che li ebbero tra le mani.

Nella cabina di Henry Harper sul ponte D, in ciò che rimane dell’armadio c’è ancora la bombetta, così come l’ha lasciata.

Sul lavabo della cabina di Edith Russel, sul ponte A, lo specchio luccica ancora.

Sembra impossibile, ma sul lavabo di un’altra cabina ci sono una brocca di vetro e un bicchiere con dentro dell’acqua dolce.

Se fosse stato vuoto, sarebbe stato portato via dai flutti che inondarono la stanza e sarebbe scomparso. Ma qualcuno bevve un sorso e lo posò mezzo pieno lì dove lo vediamo oggi.

Nella sala radio insonorizzata rimangono le attrezzature radio con gli interruttori nella stessa posizione in cui li lasciarono i giovani marconisti Harold Bride e Jonathan Phillips. Grazie a Cameron abbiamo così la conferma che prima di abbandonare la postazione, perché l’acqua aveva raggiunto il ponte esterno, i due staccarono la corrente.

Cameron fotografa il trasformatore che avevano riparato giusto la sera prima del naufragio.

La forza maggiore impone scelte che possono essere decisive per la sorte di tutti: infrangendo il protocollo, i due marconisti, patiti di tecnologia, riuscirono a far funzionare di nuovo la radio, un gesto che salvò 712 vite umane perché in caso contrario la nave di salvataggio Carpathia avrebbe potuto non ricevere il loro storico SOS.

Per Cameron catturare queste immagini preziose è stato come trovarsi faccia a faccia con la storia. Nel 2001 avrebbe voluto raggiungere la suite sul ponte C di Ida e Isidor Straus, i due anziani coniugi che ricordiamo perché scelsero di morire insieme piuttosto che separarsi per rispettare il “prima le donne e i bambini” della procedura di evacuazione.

La loro suite era la più elegante della nave e su questa Cameron si è basato per ricostruire la cabina di Rose nel kolossal Titanic: la stanza in cui Jack Dawson ritrae in un disegno la protagonista. In quella occasione Cameron riuscì a guidare il suo fedele robot Jake fino all’ufficio del commissario di bordo ma non potette raggiungere la suite degli Straus lì accanto.

Nel 2005, determinato a trovare un modo per arrivarci, Cameron fa passare Gilligan, leggermente più piccolo del suo predecessore, attraverso una strettoia invasa dai rusticles e si ritrova in uno spazio aperto. Nello scintillio dorato apparso sotto i riflettori del robot, Cameron riconosce il camino di mogano intarsiato ancora intatto e, come se non bastasse, l’orologio placcato d’oro che lo sormontava, proprio come risultava dalla foto d’archivio e così come lo aveva riprodotto per il film.

È un momento surreale, nelle profondità stigie finzione e realtà si intersecano e si confondono.

Dopo 33 immersioni della durata media di 14 ore ciascuna, Cameron ha trascorso sul Titanic più tempo di quanto non abbia fatto il comandante Smith in persona che morì sulla nave, senza abbandonarla.

I ricordi più forti legati a tutte queste missioni sono le passeggiate che, come fosse un fantasma o stesse vivendo un’esperienza extracorporea, Cameron ha compiuto tra i corridoi e le scale del Titanic grazie al suo avatar. “Il relitto sembra riposare in una sorta di limbo spettrale – rivela James Cameron – non appartiene più al nostro mondo e al tempo stesso non ne è scomparso del tutto. I rusticles hanno trasformato l’elegante transatlantico d’epoca edoardiana in una caverna fantasmagorica, un regno sommerso e surreale governato dalla stessa logica che regola i sogni.

Ma nonostante l’assoluta estraneità del luogo, durante quelle esplorazioni ho provato il brivido del déja vu. In seguito alle lunghe settimane passate sul set cinematografico ricostruito fedelmente, mi è capitato di girare dietro un angolo sul relitto e sapere già, prima ancora che la videocamera del robot lo inquadrasse, cosa avrei trovato.

Una sensazione strana, ma tutt’altro che sgradevole: in qualche modo mi sentivo a casa”. La storia del Titanic è l’esempio perfetto di come, in qualsiasi tragedia, affiori il meglio e il peggio dell’Uomo: il valore, il coraggio, la codardia, il sacrificio, l’onore. È un monito alla presunzione umana, alla miopia di chi, schiacciando i più deboli, si reputa potente e invincibile, sperando di cadere in piedi.

Agli occhi degli esploratori, degli scienziati e dei documentaristi, il Titanic rappresenta la fossa delle Marianne dei relitti sommersi. Decisi a catturare le immagini più nitide e definite possibili, altre missioni sono in programma per proiettare sul relitto potenti fasci luminosi in grado di squarciare le tenebre degli abissi e così intensi da filmare in tre dimensioni il Titanic grazie alle tecnologie utilizzate da James Cameron per il suo kolossal Avatar, filmando la nave da ogni angolazione possibile.

Registrare immagini tridimensionali sotto milioni di tonnellate d’acqua gelida è un’esperienza esaltante e pericolosa.

Cavi che ciondolano, metallo sminuzzato, nascosti nell’oscurità degli abissi e sospinti da correnti imprevedibili, trasformano il Titanic in una vera e propria trappola. Non è difficile rimanere incastrati.

Non è facile liberarsi in pochi minuti. Farsi strada sotto tonnellate d’acciaio per vedere l’elica di dritta del Titanic, è la cosa più folle che un esploratore possa fare.

Fra i rottami sparsi, i decori in bronzo di una panchina testimoniano la leggendaria eleganza del transatlantico.

Simbolo di maestria industriale a buon mercato, il Titanic ora è un ammasso di ferraglia arrugginita.

Un oblò della cabina del capitano Edward Smith ciondola spalancato mentre la paratia che lo incornicia crolla sul ponte di prua.

Oggi tutti possono ammirare il Titanic in 3D meglio di coloro che lo guardano attraverso i piccoli boccaporti di osservazione dei sommergibili.

Nonostante il Titanic si sia schiantato sul fondo con una forza tale da seppellire la prua nel fondale per 15 metri, la parte anteriore sembra magicamente intatta.

L’alba virtuale, accesa negli abissi dai potenti fari delle sofisticate cineprese, rivela il profilo di una catena, in fondo alla quale si trova l’ancora di sinistra rimasta attaccata alla prua. Un telegrafo del ponte di comando giace fra i rottami: il collegamento con la sala macchine s’interruppe, nelle tenebre dell’oceano, cento anni fa.

Le immagini intense, soprattutto della prua che svetta dal fondale, hanno indotto il regista James Cameron a usare la stessa nave di ricerca e i medesimi sommergibili per il suo kolossal super premiato, oggi in 3D.

Titanic, in qualche modo, sembra afferrarci il cuore con la stessa potenza con cui navigava e con cui s’inabissò nel gelido oceano cento anni fa.

Quel viaggio interrotto sul nascere, preludio della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, è un sogno ricorrente che si vuole a tutti i costi interpretare, ricordare e trasmettere alle future generazioni. Come ogni storia affascinante, inizia con una serie di scene drammatiche.

È l’umanità intera che naviga sul Titanic. La nave dei sogni, della speranza, della vita nuova, della tragedia, della rinascita.

Queste immagini tridimensionali vincono il buio degli abissi e restituiscono meglio di ogni altra cosa la meraviglia che si prova nello scorgere, per la prima volta, il Titanic attraverso gli occhi di un avatar.

 Vedi anche: Titanic: la storia di un naufragio

tutti pazzi per la Civita

 

 

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