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Matteo SalviniLa rincorsa al premierato

di Claudio Romiti*

C’è una sostanziale differenza tra un osservatore politico appartenente a una determinata area culturale e un propagandista della medesima area.

Il primo si sforza di esaminare la situazione del momento sulla base della realtĂ , il secondo vorrebbe piegare la medesima realtĂ  ai suoi desiderata da tifoso piĂą o meno interessato.

Prendo atto che in questa particolare e delicata fase politica, tanto a destra che e a sinistra, tende a prevalere, soprattutto nel mondo dell’informazione, questa seconda tipologia di personaggi.

Ciò, tuttavia, non significa che le cose debbano prendere la piega che codesta massa di opinionisti militanti auspicano.

Sotto questo profilo, a chi propugna un improbabile cartello elettorale tra i populisti di destra e Forza Italia, Matteo Salvini, ospite di Bruno Vespa, ha risposto picche, proponendo a Silvio Berlusconi e i suoi una sorta di inaccettabile patto leonino in cui la Lega Nord, oltre a dettare la linea, esprimerebbe il candidato premier nella persona del suo segretario.

D’altro canto, come ha sagacemente ricordato il nostro direttore in un suo recente articolo, con una legge elettorale proporzionale la strada delle alleanze prima del voto è preclusa, rimandando qualunque accordo di Governo alla fase successiva.

Ma a quel punto la vera distinzione che sta sempre piĂą caratterizzando gli schieramenti politici, ovvero quella che divide i populismi di tutti i colori dai partiti che sembrano orientarsi verso un maggior senso della realtĂ , potrebbe portare alla nascita di alleanze del tutto nuove.

Una distinzione la quale, peraltro, già si scorge in alcune recenti deliberazioni del Parlamento, come lo stesso Salvini ha ricordato in merito al trattato commerciale con il Canada, approvato in questi giorni dalla Commissione Esteri del Senato con l’appoggio decisivo di Forza Italia.

Ovviamente l’ennesima scelta aperturista degli azzurri non è affatto piaciuta al leader protezionista del Carroccio, il quale ha demagogicamente gridato “all’inciucio tra Partito Democratico e Forza Italia sulla pelle dei nostri agricoltori e sulla salute di tutti gli italiani”.

Ciò dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che Salvini si è oramai incatenato alla sua linea popolar-sovranista la quale, pur nella sua sostanziale insensatezza, gli ha consentito di raccogliere un consenso senza precedenti.

Consenso che egli intende capitalizzare nel prossimo Parlamento.

Tutto questo però, permanendo l’attuale caos nei vari meccanismi elettorali, non consente allo stesso Salvini di adottare la stessa impostazione isolazionista a livello locale, soprattutto considerando che il prossimo anno si vota nella regione leghista per eccellenza: la Lombardia.

In questo senso, ribaltando una certa vulgata di destra, più che il popolo sono i vari meccanismi di voto delle tornate amministrative che “chiedono” ai partiti di unirsi.

Ma finché si tratta di eleggere un governatore o un sindaco, si può passar sopra alle catastrofiche tesi di chi spinge per riportare l’Italia ai “fasti” dell’autarchia economica e finanziaria.

Altra cosa è pensare di mettere in piedi un Governo centrale con chiunque proponga di sfasciare definitivamente un Paese già con un piede nella fossa.

In questo senso le etichette lasciano veramente il tempo che trovano.

*www.opinione.it   

tutti pazzi per la Civita

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