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L’affaire Fincantieri-Stx divide Italia e Francia e spacca il fronte europeo

di Lorenzo Vita

La mossa di Parigi di scatenare l’Antitrust e l’Unione europea per evitare che l’azienda italiana acquisisse Chantiers de l’Atlantique è stata studiata nel tempo e adesso Fincantieri rischia di perdere l’opportunità di riunirsi con Stx formando un colosso della nautica da fare invidia ai giganti dell’Estremo Oriente e americani.

Un’opportunità persa che però l’azienda triestina potrebbe anche cogliere al volo (e con lei l’Italia) per mettere a punto un’idea che da tempo circola a Palazzo Chigi: unire Fincantieri e Leonardo per creare un colosso italiano per competere con tutti i gruppi leader mondiali del settore.

L’idea che è circolata in queste ore è che questo progetto possa prendere piede già in primavera, con l’assemblea annuale di Fincantieri il 5 aprile.

Come spiegato da La Stampa, dalla sede dell’esecutivo filtra che questa è “una delle ipotesi”.

Anche se Giuseppe Conte oggi ha voluto smentire categoricamente: “Assolutamente non ci stiamo pensando, non c’è nulla di tutto questo a livello di governo.

Mi sono state riferite notizie con ‘fonte Chigi’, che respingo nella maniera più assoluta.

Il governo non interviene nella vita di società quotate in Borsa, ci sono logiche di mercato, il governo non c’entra nulla e la notizia è destituita di fondamento”.

Una smentita che però non cancella la realtà: l’idea di creare un conglomerato industriale enorme che unisca sistemi d’arma, aerei, missilistica e mezzi navali, potrebbe essere molto utile in chiave di contrasto alle strategie di Macron e Angela Merkel.

Che da tempo parlano di una industria riunificata ma escludendo partner di altri Paesi.

Naturalmente non sarebbe tutto semplice. Anzi, l’operazione Fincantieri-Leonardo sarebbe sicuramente molto complessa.

Come spiegato da La Stampa, “l’ipotesi più gettonata prevede infatti il delisting di Leonardo (oggi controllata per il 30,2% dal Tesoro) ed il suo passaggio alla Cassa depositi e prestiti che già ora attraverso Fintecna detiene il 71,6% di Fincantieri.

Il passo successivo sarebbe l’unificazione dei due gruppi sotto un’unica guida”. Una guida che avrebbe già un nome e cognome: Giuseppe Bono.

Il progetto, che a molti appare un sogno, potrebbe trovare anche un alleato potente al di là dell’oceano Atlantico: gli Stati Uniti di Donald Trump.

Da quando si è insediato alla Casa Bianca, il presidente americano ha più volte dato ampio credito a Leonardo e all’Italia di Giuseppe Conte, mentre ha chiaramente fatto intendere di voler contrastare le ipotesi di un’industria della difesa di matrice franco-tedesca, come progettato anche nel Trattato di Aquisgrana.

In questi ultimi mesi, Leonardo ha ottenuto uno dei più importanti contratti degli ultimi anni trovando finalmente le porte aperte del Pentagono.

A settembre, come scrivevamo su questa testata, la Difesa degli Stati Uniti ha scelto Leonardo con un contratto di 2,4 miliardi di dollari per la fornitura di 84 elicotteri MH-139 per sostituire la flotta degli UH-1N “Huey”.

Una commessa ottenuta anche grazie alla partnership con Boeing come prime contractor.

Ma c’è un’altra notizia che in questi giorni circola sempre negli Usa e che riguarda l’azienda guidata da Profumo: la possibilità di investire sul colosso italiano per bloccare l’ascesa di Huaweiin Italia e in Europa. Gli Stati Uniti hanno chiesto agli alleati una scelta di campo contraria al colosso delle telecomunicazioni cinese.

Come spiegato su questa testata, gli Usa “avrebbero di recente fatto sapere al governo italiano, attraverso fonti diplomatiche e di intelligence, di essere disposti ad accettare che Leonardo operi con partner russi e cinesi per condurre in porto una commessa destinata a generare ricavi per 15-30 milioni di dollari nel 2019, che aumenterebbero a oltre 40 milioni all’anno dal 2020 al 2025 e utilizzi l’importante stabilimento pugliese di Grottaglie in cambio di un ripensamento italiano su Huawei”.

E forse questa potrebbe essere una chiave di lettura fondamentale per comprendere i rapporti fra Italia e Stati Uniti sul fronte della Difesa.

A Washington interessa che siano bloccati i suoi rivali, che sono anche competitor italiani, e cioè l’industria francese e tedesca.

Per questo, potrebbe vedere di buon occhio la fusione di Fincantieri e Leonardo.

Un dot ut des che però potrebbe avere come contraltare la richiesta di una scelta netta in campo strategico.

*www.ilgiornale.it    

tutti pazzi per la Civita

Vedi anche: Fincantieri, Macron prepara vendetta

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