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Giulio Spallone, politico, nasce l’11 settembre 1919 a Lecce nei Marsi, e muore a Roma il 15 marzo 2014.

Fratello di Mario, Dario, Ascanio, Ilio.

Nel 1935, ancora studente, era entrato nell'organizzazione comunista clandestina. Incaricato di tenere i collegamenti tra il gruppo di antifascisti di Avezzano e quello di Roma, Spallone fu arrestato nel 1939 con il fratello Mario, che se la cavò con un mese di carcere.

Giulio, invece, fu deferito al Tribunale speciale con un gruppo di antifascisti, tra i quali c'era pure Pietro Amendola.

Il processo si concluse il 16 maggio 1940 e Giulio ebbe una condanna a diciassette anni di reclusione.

La caduta del fascismo consentì al giovane studente di riacquistare la libertà, ma due mesi dopo, con l'armistizio, Spallone tornò in clandestinità per partecipare alla Guerra di Liberazione come commissario politico di una formazione partigiana operante nella zona di Popoli.

Dopo la Liberazione, chiamato a Roma dal suo partito, Giulio Spallone fu per due anni membro della segreteria nazionale dei giovani comunisti e direttore del settimanale Gioventù nuova.

Successivamente fu segretario della Federazione comunista di Pescara e poi, sino al 1958, segretario regionale del PCI per l'Abruzzo e il Molise.

Spallone, diventato membro del Comitato centrale del PCI dal VII Congresso, è stato anche membro della Consulta e, dal 1948, deputato per tre legislature.

Spallone è entrato poi nel movimento cooperativo diventando presidente dell'Associazione nazionale delle cooperative di consumo e presidente della Lega nazionale delle cooperative.

L'11 maggio 2005, come presidente dell'Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, Spallone, con Claudio Cianca, ha presentato in Senato le prime settemila firme raccolte sotto la petizione (primo firmatario Oscar Luigi Scalfaro), che l'ANPPIA ha raccolto contro il disegno di legge 2244.

Con tale legge, proposta da Alleanza Nazionale e dalla destra, si vorrebbe riconoscere la qualifica di "militari belligeranti" ai repubblichini di Salò, così da equipararli ai partigiani ed ai soldati del Corpo italiano di liberazione, che combatterono contro i nazifascisti con gli Alleati.

tutti pazzi per la Civita

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