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Giacomo Gentili il Giovane, ceramista, nasce il 5 febbraio 1717 a Castelli, dove muore il 4 febbraio 1765.

Giacomo era figlio del ceramista Carmine e di Caterina Amicucci, e fratello di Bernardino.

Si formò e lavorò nella bottega di famiglia e la sua produzione ceramica si affianca quindi, e in certi casi poco si distingue da quella del padre Carmine e del fratello Bernardino il Giovane.

A settembre 1748 si recò a Napoli, per vendere vasellame artistico da lui decorato.

Dipinse temi a soggetto sacro e mitologico e anche idilliache scene pastorali, con animali dagli occhi espressivi e che si ispiravano ad opere di Philipp Peter Roos, noto come Rosa da Tivoli.

La critica gli ha attribuito ceramiche istoriate, tra cui sei piattini al Museo di San Martino, di Napoli, i cui soggetti sono ispirati alla serie di incisioni di Odoardo Fialetti ‚ÄúScherzi d'Amore‚ÄĚ.

Un suo piatto con Venere che flagella Amore sorretto da un putto è riferibile ad una incisione di Agostino Carracci.

Al Museo di San Martino, la serie di piattini con Susanna e i vecchioni, Tritone, Nereide e putti e Anchise allaccia il sandalo a Venere, è a lui attribuita.

Un tondo istoriato con Adorazione del vitello d'oro, conservato nelle raccolte del Castello Sforzesco, sembra di sua mano.

Nella collezione Acerbo, ora alla Galleria delle antiche ceramiche abruzzesi di Loreto Aprutino, c'è una Adorazione dei pastori e una Adorazione dei Magi che riproducono la suggestione del presepe napoletano e potrebbero essere un ricordo del viaggio che Giacomo fece a Napoli.

Di sua mano sono anche il piatto con Galatea ed Aura e l'ovale con la Battaglia tra Turchi e cavalieri cristiani, al Museo di San Martino.

Una possibile sua firma, sul retro delle targhe, è una J realizzata a puntini bianchi.

tutti pazzi per la Civita

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