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Matteo Renzi Matteo, re delle giravolte

di Domenico Ferrara*

L'Italicum è soltanto l'ultimo di una lunga serie di cambi di opinione e di annunci smentiti dai fatti.

"Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione". Semmai un giorno Matteo Renzivolesse farsi un tatuaggio, potrebbe pensare a questo aforisma.

Perché le volte in cui ha detto una cosa e il contrario della stessa sono infinite. L'ultima è quella dell'Italicum. Prima il premier ha lottato con tutte le sue forze per imporre e difendere questa legge elettorale e ora dice che è pronto a cambiarla, cogliendo l'invito di Napolitano e tendendo la mano alla minoranza democratica.

Un po' come quando in una intervista a Daria Bignardi promise che non sarebbe mai andato a Palazzo Chigi "per inciuci di palazzo" per poi presentarsi a Palazzo Chigi per mezzo degli stessi inciuci.

O come quando criticava il rimpasto, "perché fa tanto vecchio stile", per poi attuarlo come un democristiano della prima ora.

O come quando diceva: "Se vinco io, mai più larghe intese", salvo poi confermare la maggioranza del governo uscente. O quando sentenziò: "Berlusconi game over" e poi si vide costretto a scendere a patti con lui.

O come quando a gennaio nell'aula del Senato disse che se avesse perso il referendum si sarebbe dimesso per dignità salvo poi cambiare idea e poi tornare nuovamente sui suoi passi.

Renzi è il premier delle giravolte. E degli annunci smentiti dai fatti. "Via i partiti dai Cda e dalla Rai". Ricordate quando lo disse? Ecco, poi però si dedicò all'infornata degli amici degli amici.

Nel 2012 a Servizio Pubblico sosteneva che l'articolo 18 non fosse un problema, poi gli dichiarò guerra una volta al governo.

Disse di voler abolire Equitalia e non lo fece. Decise di commissariare Roma senza passare dalle tante osannate primarie.

Si pronunciò da sindaco sul conflitto di interessi dicendo che se fosse andato al governo avrebbe fatto una legge in materia, salvo poi andare al governo e non fare nulla nonostante il ministro Maria Elena Boschi avesse annunciato: "Porteremo in Aula già nelle prossime settimane il conflitto di interessi".

E che dire del canone Rai?. Nel marzo 2015, Renzi spiegò di "appartenere a una cultura che vorrebbe eliminare il canone", ma poi si dimenticò della cultura e optò per la spalmatura in bolletta dell'odiato obolo.

Il Ponte sullo stretto? "Sicuramente il ponte verrà fatto, basta con questo derby, l'importante è che prima portiamo a casa i risultati delle opere incompiute. Io non ho niente contro il ponte, anzi, sarà utile. Ma bisogna capire la tempistica", Renzi dixit.

Nel 2012 però, a Sulmona per la sua prima tappa del tour abruzzese per le primarie, sentenziò: ''Continuano a parlare dello Stretto di Messina, ma io dico che gli otto miliardi li dessero alle scuole per la realizzazione di nuovi edifici e per rendere più moderne e sicure''. Il Ponte intanto è ancora solo un pensiero.

Se ci spostiamo poi sulle persone, anche lì le idee di Renzi sono volatili e fluttuanti. Un esempio su tutti? "Verdini non è il mio tipo", disse nel 2011parlando dell'ingresso dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze nella società dell'aeroporto di Firenze.

Salvo poi scoprire l'amore al Senato sulle unioni civili dove il Pd diventa "forte di un accordo con il gruppo di Verdini perché sono gli unici che ci hanno dato da subito una mano insieme a Sel". Insomma, Renzi è rovescio di se stesso.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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