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In una grotta vicino a Greccio la prima rappresentazione

di Giuseppe De Lorenzo*

Lo hanno relegato in un angolo. Lo hanno chiuso in un cassetto. Messo sotto chiave negli armadietti scolastici. Hanno detto essere solo un simbolo confessionale.

Ma il presepe è anche un segno culturale. E’ parte integrante della tradizione italiana. Tradizione che abbiamo esportato in tutto il mondo.

Il primo presepe della storia, infatti, è stato realizzato in Italia. Per capire i perché della grotta, del bue e dell'asinello, siamo andati a Greccio, un piccolo centro in provincia di Rieti (Lazio). Il luogo dove venne rappresentata per la prima volta la nascita di Gesù. (guarda il video)

San Francesco d'Assisi arriva a Greccio nel 1209. Come d'abitudine andò ad abitare in un luogo isolato, da eremita, sul Monte Lacerone a qualche chilometro dal castello della città.

Dopo alcuni anni di predicazione, la popolazione del luogo comprese la santità di quell’uomo.

Il castellano di Greccio, Giovanni Velita, ne divenne amico sincero, tanto da chiedergli di avvicinarsi alla città per permettere a tutti di andarlo ad ascoltare.

La leggenda vuole che per scegliere il luogo della nuova dimora, San Francesco si affidò ad un bambino di quattro anni. Al quale venne fatto lanciare un tizzone di fuoco, che cadde in una località piena di grotte.

Quelle stesse grotte al cui interno venne rappresentata la natività e che ora ricorrono in tutti i presepi del mondo.

Il desiderio di rievocare la nascita di Gesù viene a Francesco durante un viaggio in Palestina. Quando nell’autunno del 1223 si reca a Roma da papa Onorio III, chiede al Santo Padre di poterla realizzare.

Ottenuto il permesso, San Francesco torna in quella Greccio che gli “ricordava Betlemme” e disse a Giovanni Velita: “Voglio celebrare teco la notte di Natale. Scegli una grotta dove farai costruire una mangiatoia ed ivi condurrai un bove ed un asinello, e cercherai di riprodurre, per quanto è possibile la grotta di Betlemme! Questo è il mio desiderio, perché voglio vedere, almeno una volta, con i miei occhi, la nascita del Divino infante”.

E così, il 24 dicembre 1223, viene messa in scena la nascita di Gesù bambino. C'erano la grotta, il bue e l'asinello. Nessuno dei presenti prese il ruolo di Giuseppe e Maria, perché Francesco non voleva si facesse "spettacolo" della nascita di Gesù. Solo successivamente nei presepi del mondo sono stati aggiunti gli altri personaggi.

Il biografo di San Francesco, Tommaso da Celano, scrisse che uno dei presenti vide il bambinello di terracotta prendere vita.

Da questi momenti trae origine il tradizionale presepio, poi tramandato e esportato in tutto il mondo cristiano.

A Greccio, ogni anno, viene messo in scena il ricordo di questo evento. Non un semplice presepe vivente, ma la rievocazione dei momenti che hanno spinto San Francesco a realizzare la natività di Gesù.

Le tradizioni rimangono vive solo se le si coltivano. Chiudendole in un cassetto si finisce per dimenticarle. Un simbolo che dal lontano 1223 viene esposto in tutti i luoghi d’Italia e d’Europa non può essere abbandonato con la scusa di non “offendere” le altre religioni.

Oppure, ed è ancor più grave, in nome della laicità dello Stato. Il presepe è un simbolo culturale. E come tale va difeso.

*www.ilgiornale.it

tutti pazzi per la Civita

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