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La festa in onore di Lu Sand'Andonie

Si celebra la domenica dopo i7 19 gennaio

“Sand’Andonie de jennare guarde tutte l’animal chi sta dendr e chi sta for, tutte quell che se trove”(Sant’Antonio di gennaio protegge tutti gli animali, sia quelli che sono in stalla, sia quelli selvatici: tutti quelli che esistono in natura.)

Probabilmente l' evento tradizionale più sentito di Civitella Casanova, la festa de Lu Sand Andonie, è caratterizzata da una lunga sfilata per le vie del paese dove figuranti in costume celebrano il mondo contadino e i legami con il sacro.

Anche gli animali partecipano al corteo: capre, cavalli, conigli, asini, pecore e il tradizionale carro trainato da due buoi che reca  il santo trionfante.

Durante la sfilata un contadino (“i befoce”) con un paio di forbici rasa il pelo sulla groppa degli animali a forma di croce in segno di devozione e di ringraziamento a Sant'Antonio Abate, riproponendo un’antica usanza che si svolgeva alle prime luci dell’alba.

Caratteristiche  sono le rappresentazioni dei “sandandonieri”, gruppi di amici che, attraverso il canto e piccole rappresentazioni sceniche,  accompagnati dai tipici strumenti musicali della tradizione abruzzese (“dù botte”, fisarmoniche, “topa-tope”, zampogne, pifferi) e da altri costruiti per l’occasione, rievocano i momenti fondamentali della vita del Santo in  continua lotta con il male.

Ogni gruppo propone poi  una propria versione del canto devozionale, alternandosi i gruppi locali con quelli provenienti dai paesi limitrofi dato che il culto verso questo Santo è molto diffuso nell'Abruzzo contadino.

Il canto del “Sant’Antonio”  viene comunque spesso utilizzato in forma goliardica a mò di sfottò per lanciare strali a contrade e famiglie rivali.

Originali e tipici di Civitella Casanova – e di questa festa - sono i dolci votivi, conosciuti “i cieje de Sand'Andonie”, dalla particolarissima forma e ripieni di una gustosa farcia ottenuta lavorando mosto cotto, pane raffermo e aromi vari come cannella e buccia di agrumi.

I dolci vengono poi decorati con un piccolo strumento in metallo, la “pizzicarola”.

L’usanza vuole che vengano donati a chi porta il nome del santo e ai cantori itineranti che fanno visita alle abitazioni durante il periodo della festa.

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