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Il Presepe vivente di Pereto

Si svolge il 26 dicembre

Francesco d'Assisi in una delle sue visite ai confratelli di Colle Vettiano in Carsoli, si recò al Santuario della Madonna dei Bisognosi, passando per Pereto, e sicuramente ammirò le povere contrade.

Povere e selvagge, ma già elette a luogo mistico dai primi fraticelli sulla vetta del monte Serrasecca e in una miriade di altri eremi, conventi, monasteri.

Chissà se Francesco non avrà già sognato di creare, dopo quello di Greccio, un presepe in uno di questi luoghi così densi di spiritualità!

Verso la fine del 1970 la poesia e la suggestione del Presepe ha mosso la sensibilità creativa di un sacerdote di Pereto, don Enrico Penna, nato a Pereto il giorno 8 settembre 1914 e morto il 21 luglio 2003 in Firenze, e di giovani altrettanto sensibili e coraggiosi.

Nasce così a Pereto la prima idea del Presepe Vivente.

La rappresentazione della Natività è spontanea e ingenua, ma già contiene tutte quelle potenzialità scenografiche e narrative che saranno sviluppate successivamente dallo stesso Don Enrico e dai continuatori.

E' un Presepe povero, quello di Pereto, un Presepe francescano e tale resterà.

In esso non ci sono sontuosi apparati, scenografie artefatte, ricostruzioni rigorose; ci sono paesaggi naturali, suggestivi di per sé; luci che il tramonto esalta sulle montagne e che pian piano si spengono nelle tenebre; il cielo stellato che incornicia il tutto con il nitore delle nostre serate invernali; personaggi che agiscono.

I bambini, i giovani, gli anziani protagonisti "vivono" con semplicità il Presepe, ma tutti con compostezza, con impegno, con intima e intensa partecipazione: così nella maestosa scenografia del censimento alle porte del Castello medioevale, nei quadretti spontanei lungo il percorso di Maria e Giuseppe, nella Natività in un umile capanna fuori del centro abitato impreziosita dalle originali e suggestive scene dei profeti, dei pastori e dei Magi.

Già dalla mattina del 26 dicembre il paese è trasformato in presepe.

Numerosi figuranti girano per i vicoli e le piazze, un drappello di soldati romani a cavallo danno lettura dell'editto imperiale invitando al censimento le genti di tutte le contrade, anche le più remote.

Nel primo pomeriggio, sotto le mura del Castello medievale, il proconsole Quirinio procede al censimento delle popolazioni di Palestina: popolani artigiani, pastori, sfilano sotto il palco e da ultimi Giuseppe e Maria, che siede a dorso di un asinello, si recano a dare il proprio nome allo scriba imperiale

In seguito i due pellegrini attraversano il centro abitato e i vicoli caratteristici del borgo alla ricerca di un alloggio. Sono rifiutati da tutti e in qualche caso dileggiati e scacciati.

Il tramonto coglie i due personaggi nella più completa solitudine, tra il disinteresse di tutti e nel caos di una cittadina innaturalmente piena di forestieri.

Quando arriva l’oscurità Giuseppe e Maria trovano alloggio in una stalla per bestiame fuori del paese.

A questo punto il tempo si ferma.

La lettura dei testi sacri più significativi sulla Natività ci riporta indietro di secoli, fino a quando le ispirate parole dell'Evangelista Giovanni ci fanno capire che l'evento è ormai vicino.

La capanna si illumina e nella mangiatoia è deposto il Bambino.

Dai monti, dai pascoli i pastori accorrono numerosi al suono delle cornamuse.

Da lontano arrivano i Re Magi per l'adorazione.

La rappresentazione è sempre seguita con interesse da numerosi spettatori che sfidano il rigore dei freddi che si accompagnano ad un pomeriggio invernale il 26 dicembre sulle nostre montagne.

Per tutti questi anni, senza interruzione, intere generazioni di figuranti si sono avvicendate, fino a quando tutto il paese non ha fatto propria quella che fu una, originale e ardita “invenzione” di Don Enrico, che rimane sempre vivo nel ricordo dei peretani.