Pin It

Sagra del Canto di questua 

Ricorrenza: la domenica precedente il 17 gennaio

Sant'Antonio Abate è una delle figure principa­li della religiosità popolare e la sua festa costitui­sce un punto cardine del calendario contadino che, dopo il solstizio d'inverno, si prepara ad affrontare la luna di primavera, sulla quale il mondo rurale scandisce le opere e i giorni.

Già dalla vigilia che precede il 17 gennaio le campagne vivono un'insolita animazione: in alcu­ni posti si preparano cataste di legna o colonne di canne che, ardendo, rischiarano piazze e vallate, altrove si approntano le cottore per cuocere cerea­li e legumi che costituisco il cibo rituale della festa.

In altri ancora si veglia consumando, in onore del Santo Eremita, un eccezionale banchet­to votivo che prende il nome di Panarda e ovunque il silenzio e l'ombra della notte invernale sono rotti dal gioioso andare di numerose compagnie che cantano di porta in porta, di casolare in caso­lare, la Storia de lo Beatissimo Egregio Missere lu Barone Santo Antonio.

E sia che la intonino, accompagnandosi con rustici strumenti, sia che la rappresentino, dando vita a diversi personaggi, in una vera e propria forma di teatro popolare, continuano, senza trop­po allontanarsi dall'archetipo, una tradizione anti­ca che, per quanto riguarda la forma, ha origine nel Medioevo, ma per i contenuti e i valori simbo­lici, risale al mondo latino.

È, infatti in questo periodo che si consolidano, all'interno della religiosità rurale, una serie di pra­tiche cerimoniali indirizzate alle divinità campestri. Ovidio, a proposito delle Feriae sementinae, che cadevano a metà gennaio, ricorda che il pio colono era solito libare, sulla terra arata, la burranica di latte e mosto cotto e sacrificare alla Madre delle biade una scrofa gravida, accompagnando il rito con l'offerta di una pentola di cereali e legumi.

Sempre dall'autore dei Fasti si apprende che, tra i campi e le vigne, aleggiava un clima orgiastico di gioia e di paura, entro il quale il tempo sacro si confrontava con quello quotidiano degli uomini: la profondità abissale del nunc et semper del Mito in cui tutto era possibile e il passato e il futuro, la morte e la vita avevano lo stesso volto.

Tutto questo ripetono le compagnie di questua la notte di Sant'Antonio, richiedendo per la nova laude el novo canto, un compenso di cibo e di vino che ricorda la crapula rituale.

E nel gesto di cia­scuno si addensano tutta la storia e tutta l'anima del mondo contadino, oscillante nella ciclica aspettazione dei ritorni primaverili, delle nascite del gregge, dei raccolti estivi.

Una volta il 17 gennaio segnava il tempo del grande rinnovamento, con un sovvertimento rituale delle regole, dei ruoli e dei modelli, tanto che la campagna si riempiva di demoni, angeli, peccatori, eremiti, un variegato mondo alla rove­scia sospeso tra cielo e terra, in un fisico eppure sublimato concetto del Sacro.

Oggi tutto questo è solo una traccia nella tradizione che ancora attra­versa i nostri giorni deidentificati di perdite cultu­rali, tanto che ogni iniziativa che tenda a conser­vare non solo la consuetudine, ma insieme ad essa anche la koinè di appartenenza, va guardata con attenzione e sempre sostenuta.

In questo conte­sto, in mezzo alle tante feste più o meno autentiche, più o meno motivate che, per questa ricor­renza, animano l'Abruzzo si distingue quella di Cermignano che si propone come un vero e pro­prio Centro studi di raccolta documentale e dei testi e delle lezioni della rappresentazione dram­matica della Leggenda di Sant'Antonio Abate.

Da qualche anno a Cermignano si svolge un'ini­ziativa interessante per le finalità che si propone ed unica che per occasioni di ricerca, confronto e verifica che mette in atto.

Il sabato e la domenica più prossimi al 17 gennaio, vi si tiene un incontro sia dei gruppi che eseguono il canto di questua sotto forma di Orazione, sia delle Compagnie che rappresentano drammaticamente la vicenda di Sant'Antonio Abate.

L'occasione richiama molti gruppi che giungono, non solo dai dintorni, dove del resto l'uso è ancora vivo, ma anche da altre province e da altre regioni, dando a tutti la possi­bilità di un confronto critico e uno stimolo ad approfondire i caratteri culturali di questa anti­chissima forma di teatro religioso popolare.

Di anno in anno il materiale visivo, sonoro e testuale si fa sempre più cospicuo, tanto che, opportunamente vagliato dal Comitato scientifico, si propone come un corpus non solo storico ma come dato osservato delle dinamiche e dei muta­menti che qualsiasi fatto culturale contiene.

L'appuntamento dà vita, inoltre, ad una singola­re kermesse che anima le vie e le piazze del sug­gestivo centro storico dalle caratteristiche medioevali, dove, in perfetta sintonia con il vero spirito della festa, non mancano spazi gastrono­mici, con i cibi tipici della ricorrenza: innanzi tutto le salsicce, di carne, di fegato e i cotechini, in onore dell'attributo più conosciuto di questo Santo, familiarmente detto del parcella, e poi il vino Montonico, frutto di un vitigno che caratteriz­za la produzione locale della frazione di Poggio delle Rose, ed infine li cillitte de Sand'Andonie, dolce tipico da inzuppare nel vino, per cui si orga­nizza una vero e proprio concorso gastronomico che premia la qualità del prodotto e la creatività dei concorrenti.

In confronto a tante sagre estive organizzate, in modo forse anche troppo scontato, per il turismo balneare che ricerca nelle sere d'agosto il colore e il sapore del mondo contadino, questa di Cermignano si pone come un appuntamento ori­ginale e una sfida, sulla cui riuscita chi crede al valore all'importanza delle tradizioni, scommette di cuore.

Bisogna anche dire, inoltre, che sul terri­torio della Comunità Montana del Vomano, Fino e Piomba, nel periodo invernale, si tengono altre iniziative di carattere culturale e di valorizzazione delle tradizioni locali.

Tra queste spiccano l'orga­nizzazione di Presepi viventi, ambientati nei sug­gestivi centri storici, di mostre dell'antiquariato, di concerti corali e musicali nelle tante vetuste chie­se.

Non di rado, poi, viaggiando sulle strade rurali, ci si può imbattere in vere e proprie feste legate alla macellazione casalinga del maiale, occasione per rinsaldare i legami dell'amicizia tra persone e anche per crearne di nuove.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

 

Vedi anche: Cermignano Story; Sant'Antonio abate

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna