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Il Ballo dell'Insegna

Ricorrenza: il 23 settembre

Forcella, piccola frazione del comune di Teramo, ha un modo sicuramente suggestivo di festeggiare la ricorrenza della Madonna della Misericordia, che cade il 23 settembre.

Verso mez­zogiorno, dopo che i riti religiosi si sono conclu­si, un corteo di giovani e precisamente un Alfiere, due armigeri, di cui uno munito di lancia, l'altro di spada, un suonatore di grancassa ed uno di tamburo, escono dalla chiesa e si avviano, con gran seguito di folla, verso la piazza principale.

L'Alfiere o Presidente, affiancato dagli armigeri e preceduto dai suonatori che eseguono un moti­vo cadenzato sul tempo del 6/8, reca l'Insegna, con i cui lembi si copre la persona a mo' di man­tello.

La bandiera consiste in un drappo quadrato di seta leggera, bipartita in bianco e giallo, dalle dimensioni di circa un metro e mezzo per lato, e fissato su un'asta sottile e maneggevole.

Giunta sulla piazza del paese, la compagnia si ferma e, mentre il pubblico si dispone in circolo, i suonatori attaccano con più decisione il motivo conduttore della danza.

L'Alfiere, sempre impugnando la bandiera, si inginocchia in mezzo alla piazza e, dopo aver baciato un lembo dell’Insegna che, rialzatosi tiene spiegata in alto, incomincia a danzare sul ritmo del saltarello, fino a quando dal cerchio non avanzi un Pretendente, il quale, seguendo le prescrizioni degli armigeri, il cui compito è pro­prio quello di regolare lo svolgimento delle esibi­zioni, entra in ballo ed ottiene la consegna della bandiera.

L'avvicendamento dei danzatori è spontaneo e nessuno è escluso dal ballo a meno che un lembo del drappo non tocchi il suolo, nel qual caso gli armigeri lo invitano a consegnare imme­diatamente l'insegna ad un altro.

Di passaggio in passaggio e tra gli incitamenti per gli esecutori più abili o maggiormente rappre­sentativi, il ballo dura più o meno un'ora, fino a quando l'Alfiere non richiede l'Insegna, con la quale, dopo averla baciata, si copre nuovamente le spalle e si avvia verso la propria abitazione.

La danza è rigorosamente maschile e il fatto che da qualche anno alcune ragazze si cimentino pubblicamente nell'impresa dimostra che la tradi­zione sta subendo una caduta di stile e di motiva­zioni, assumendo, viceversa una folklorizzazione spettacolare che ne segna irrimediabilmente il declino.

L'esecuzione, che richiede notevole prestanza fisica e senso ritmico, si svolge su di un passo a gambe rigide, in cui il peso del corpo è caricato sul piede anteriore che procede con un gioco di punta appoggio e battuta.

L’Insegna è retta con la mano destra, mentre la sinistra, posta sul fianco o tenu­ta dietro la schiena, ha il compito di riequilibrare i movimenti del ballerino che subisce notevoli bilanciamenti, specie nelle variazioni che impon­gono una posizione inclinata.

La danza rientra nel genere religioso che, per quanto strano possa sembrare, raggruppa una vasta gamma di espressioni coreutiche che tuttora mantengono una apprezzabile presenza nelle manifestazioni popolari.

Basti pensare alle danze devozionali collettive di Pomigliano per la Madonna dell'Arco, a quelle per la Madonna di Castello a Somma Vesuviana o per la Madonna delle galline a Pagani, a quelle processionali di Gioiosa Jonica per San Rocco, alle riattate di Villafranca Sicula per Santa Maria del Mirto, al passo a tre e al ballo tondo per le feste lunghe in Sardegna e, per uscire dall'Italia, alla jota di Saragozza per la Vergine del Filar e alla sardana di Barcellona che conclude, fuori la chiesa, le assem­blee domenicali dei fedeli.

Né, nel genere sopra descritto, un posto secon­dario occupano le bandierate che più o meno simili alla tradizione di Forcella, si svolgono altro­ve.

Famose sono quelle di Siena e della Toscana in genere, dove però la componente di destrezza ha finito per prevalere su quella coreutica, il Bangeral di Carano Trentino, il Gioco dello Stendardo alla Madonna di Polsi, la Contesa della Insegna a Falerone di Ascoli Piceno che è la manifestazione che, per caratteri funzionali e di struttura, è più vicina a quella teramana.

Se le danze religiose sono, sostanzialmente una forma di penitenza o di voto, esteriorizzata in onore dei Santi, le bandierate, oltre a questi moti­vi, hanno lo scopo di permettere l'esibizione di destrezza e valentia fisica in un tempo sacrale par­ticolarmente significativo per l'intera comunità che rinnova i vincoli devozionali con la divinità protettrice.

In altri termini, questo tipo di ballo era sentito, fino a qualche anno fa coscientemente, ora in modo più sfumato, come una esibizione pubblica di virilità, sia da parte dei giovani che pretendevano una partecipazione soggettiva alla vita pubblica, sia degli uomini maturi che, in que­sto modo, tendevano a consolidare e mantenere il prestigio acquisito.

Ma se questo è il valore antropologico generale della danza, più incerte sono le origini storiche e le leggende di fondazione di ogni singolo caso.

Per il Ballo dell'Insegna di Forcella si fanno parecchie ipotesi.

La prima, affidata alla memoria popolare, parte da un mattone di ceramica che un tempo ornava il soffitto della chiesa della Madonna della Misericordia, insieme ad altri ex voto dipinti.

Sul mattone i vecchi assicurano che fosse raffigurata la sequenza scenica di un mira­colo: da un lato vi appariva un uomo, disteso su un letto, a capo del quale erano poste due bandie­re, l'una di colore bianco, l'altra gialla.

La scena era inserita in un ambiente che poteva essere interpretato come una rocca o un castello fortificato.

Più sotto, lo stesso personaggio, rista­bilito ed in abiti signorili, pregava in ginocchio dinnanzi all'apparizione salvifica della Madonna.

La scena era comunemente letta come attestato per grazia ricevuta, in quanto il personaggio sareb­be guarito dalla peste ed avrebbe dato inizio, per onorare la Madonna, al Ballo dell'Insegna.

La tradizione, anche quando non si possa dimo­strare l'esistenza della mattonella, si ricollega alla miracolosa protezione esercitata da Sant'Anna su tutta la diocesi di Teramo che restò immune, dal Vomano in su, dalla terribile epidemia che colpì l'Abruzzo nel 1657.

Un'altra ipotesi individua le origini della tradi­zione nella Festa dei Trionfi, istituita a Teramo nel giorno di Sant'Anna del 1559 e svoltasi almeno fino al 1748, per celebrare la riconciliazione delle fazioni cittadine a lungo lacerate da disordini e vendette.

La Festa dei Trionfi coinvolgeva tutta la popola­zione teramana con la preparazione di carri alle­gorici e l'esecuzione di moresche e danze armate devozionali.

Per quanto riguarda il Ballo dell'Insegna, dopo che le macchine ed i cortei si erano disposti nella piazza del mercato, gli alfieri dei quattro quartieri: San Giorgio, Santa Maria, San Leonardo e Santo Spirito, a turno ed a cominciare da quello di San Giorgio, eseguivano il ballo din­nanzi al capitano di ciascun quarto.

A questo proposito occorre, però, notare che nessun quartiere, stando ai documenti esistenti, esibiva bandiere partite di bianco e giallo. Inoltre, a detta di Nicola Palma, che dopo l'Antinori ed un ignoto cronista locale del diciottesimo secolo, redige l'ultima e circostanziata descrizione della festa, il ballo della insegna era comunemente ese­guito in molti altri paesi della zona.

Questo secondo particolare, tuttavia, non infi­cia la possibilità che l'origine della tradizione sia ascrivibile proprio alla Festa dei Trionfi e tutt'al più mette in evidenza la progressiva dispersione della consuetudine che, restata quasi integra a Forcella, in altri luoghi ha lasciato solo esili tracce, le quali per di più hanno assunto altri caratteri, come pos­sono essere considerate, per esempio, le Compagnie di piffero, piatti e tamburi ancora atti­ve nei paesi vicini - Montegualtieri, Poggio delle rose di Cermignano, Pretara di Isola del Gran Sasso, Befaro di Arsita - e che eseguono, durante le feste religiose, arie di piglio militaresco ed assai adatte alla danza.L'ultima ipotesi, avanzata da Anton Giulio Bragaglia e poi ripresa da Gianfranco D'Aronco, si riaggancia all'Ordine della Mercede, istituito da Giacomo d'Aragona per adunare, sotto i colori della sua bandiera, volontari disposti a riscattare i cristiani spagnoli, fatti schiavi dai saraceni.

Né l'uno né l'altro studioso, anche tenendo presenti i rapporti che comunque intercorsero tra tutte le provincie meridionali e la Spagna, durante il periodo del Vice regno, tuttavia, fornisce precisi riferimenti cosicché tranne i comuni particolari della bandiera bianco-gialla e della festa della Madonna della Misericordia, non si possono stabi­lire altri punti di contatto tra le danze militari dell'Ordine della Mercede e il Ballo dell'Insegna di Forcella.

Fonte: Edizioni Menabò – d’Abruzzo

Vedi anche: Madonna della Misericordia

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