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Il bacio del Bambino

Ricorrenza: il 6 gennaio, ore serali

In Abruzzo è molto diffusa la devozione a par­ticolari effigi di Gesù Bambino, che i frati minori, specialmente nel Settecento, di ritorno dalla Terra Santa, usavano donare ai conventi del loro ordine.

I Santi Bambinelli sono spesso statuette di prege­vole fattura e di grande valore storico, sia da un punto di vista religioso che antropologico, alle quali la pietà popolare riserva un culto particolare la sera dell'Epifania con là funzione del Bacio.

Premesso che un tempo quasi ogni chiesa aveva il suo Bambinello di provenienza francescana, oggi in Abruzzo si contano solo 4 statuette antiche e precisamente quella di Calascio, conservata nel Convento di Santa Maria delle Grazie, quella di Falena, venerata nella chiesa di Sant'Antonio, quello della Parrocchiale di Bisenti e, infine, il Santo Bambino di Lama dei Peligni.

Quest'ultimo è, senza dubbio, il più celebre anche perché sulla storia del suo arrivo, come per il Bambinello dell'Araceli a Roma, sono fiorite leg­gende e memorie di fatti prodigiosi.

Munito di sigillo e di bolla di autentica, redatta dai frati minori, il Santo Bambino di Lama dei Peligni fu donato ai suoi concittadini da fra' Pietro Silvestri da Lama nel 1759.

Avvolto in seriche fasce ricamate d'oro e con il capo coperto da una preziosa cuffia, l'im­magine che costituisce anche un valido documen­to di costume, è oggetto di culto non solo in paese, ma anche in tutto il territorio circostante.

Il Bambinello è conservato in una artistica urna d'argento, schermata di cristalli che ne permettono la visione, e viene festeggiato liturgicamente due volte l'anno: la terza domenica di maggio, anniversario della venuta del Bambino e il 20 set­tembre, giorno del patrocinio del paese.

Ma l'occasione più suggestiva resta la sera dell'Epifania, quando in una atmosfera di grande affettuosità, tra lo scampanio festoso che annun­cia i vespri, tutti gli abitanti del paese e soprattut­to i bambini, si recano in chiesa a baciare l'imma­gine del loro piccolo Protettore e a salutarlo a con­clusione del ciclo natalizio.

Fino a qualche anno fa, da parte dei bambini, opportunamente prepa­rati dal clero, restava anche l'uso della recita dei sermoni, componimenti devozionali in versi, ricalcanti uno stereotipo fisso di origine semicol­ta.

Ad accrescere la magia della ricorrenza con­corrono anche le numerose compagnie di questua che girano il paese, bussando di casa in casa, al canto della Pasquetta, antica filastrocca beneaugurante che invita ad affrontare serenamente la vita e ad essere generosi con il prossimo.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

Vedi anche: Calascio Story; Bisenti Story; Lama dei Peligni Story

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