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Il Dono alla Madonna del Ponte

Ricorrenza: l’8 settembre

Antiche e singolari sono le origini della basili­ca di Santa Maria, detta del Ponte perché costruita sul ponte di Diocleziano che, a Lanciano, collega il centro racchiuso dentro le mura urbane alla Piana delle fiere.

Un terremoto avrebbe permesso di ritrovare, intorno all'anno mille, una statua in pietra della Madonna, che la tradizione fa risalire ai primi secoli del cristianesimo, quando la popolazione l'avrebbe nascosta in un pilastro della costruzione romana, per sottrarla alla persecuzione iconocla­sta ordinata da Leone Isaurico.

Subito la devozione popolare attribuì all'imma­gine un particolare culto e si attivò per costruire, sul luogo del miracoloso ritrovamento, una cap­pella che, di anno in anno, acquistò le imponenti proporzioni attuali.

Se la leggenda colloca le storie di Santa Maria del Ponte in epoche assai lontane, i documenti, tuttavia, non permettono di risalire, sia per quan­to riguarda il culto, sia per quanto si riferisce alla costruzione, anteriormente al quindicesimo seco­lo, quando fu edificata una chiesa entro la quale era venerata una immagine di terracotta, opera dei figuli locali.

Ancora pi√Ļ recenti, e in ogni caso non prima dell'inizio del secolo diciannovesimo, sono le notizie che si riferiscono alla festa dell'8 settem¬≠bre e all'uso del Dono, ossia del pellegrinaggio votivo, osservato soprattutto dagli abitanti delle Ville intorno alla citt√†.

Nella ricorrenza della nascita della Madonna, i contadini di Iconicella, Villa Andreoli, Villa Sacca e di tutti i pi√Ļ grossi agglo¬≠merati rurali si ritrovano alla Piana delle fiere e da qui, formate le compagnie, con a capo gli stendar¬≠di e le croci, salgono in solenne e devota proces¬≠sione fino alla basilica, recando in dono prodotti agricoli, ma anche denaro ed oggetti preziosi.

Un aspetto caratteristico della processione √® dato dalle donne che reggono in testa rilucenti conche di rame, addobbate di fiori e ricolme di grano; n√© meno scenografici sono i carri, ora sostituiti da trattori, che trasportano derrate pi√Ļ pesanti, come sacchi di cereali, vino, olio, legna.

Il corteo che, almeno nei tempi passati aveva una funzione devozionale, procede tra canti sacri di lode alla Madonna e, giunto dinnanzi alla basi­lica, depone i donativi nelle mani del Capitolo che provvedeva ad incamerare i beni e a curarne la vendita per sostenere le spese di gestione della festa e dell'apparato liturgico.

Il Dono, che si colloca in un assetto squisita­mente contadino, rientra in quei sistemi dì tutela sacrale che, attraverso la pratica delle offerte voti­ve, intende esprimere il ringraziamento per il rac­colto ottenuto e propiziare la benevolenza dei Santi per quello futuro.

Le ragioni per le quali si celebra nel giorno della natività della Madonna vanno ricercate nel fatto che questa figura ha sosti­tuito quella delle Grandi Madri della vegetazione, nel cui culto erano inseriti le feste dei donativi.

La devozione per la natività di Maria ebbe inizio verso il V secolo a Gerusalemme, con la erezione di una basilica nel luogo dove la tradizione collo­cava la casa natale della Vergine e da lì si diffuse in tutto il mondo cristiano, dando vita ad una serie di feste il cui elemento unificante è il riferimento alla vegetazione, espresso in vari simboli e modi.

Da qualche anno la processione del Dono, che pure continua a raccogliere un gran numero di pellegrini e mantiene un grande impatto spetta­colare, va perdendo il primitivo carattere devozionale e solenne, per trasformarsi in una sfilata fol­cloristica gestita da vari organismi che nulla hanno a che fare con i valori della campagna e della sua gente.

Fonte Edizioni Menab√≤ ‚Äď d‚ÄôAbruzzo

 

Vedi anche: Lanciano Story; Lanciano e il lutto rappresentato; Lanciano e la Squilla; Lanciano e il miracolo Eucaristico; Lanciano e il Mastrogiurato;

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