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Liscia e San Michele

Ricorrenza: 8 maggio

Secondo l'immaginario popolare San Michele Arcangelo, prima di fermarsi sul Gargano, scese a Liscia ed apparve in una grotta, posta poco fuori l'abitato, dove da allora gli fu tributato un culto solenne e profondamente radicato tra la gente del paese e dei dintorni.

Il racconto parla anche di episodi miracolosi in cui un bianco vitello si sarebbe rifugiato nella grotta, dove il mandriano lo avrebbe ritrovato ingi­nocchiato davanti all'immagine del Santo.

Si tratta della stessa leggenda di fondazione del Santuario pugliese di Monte Sant'Angelo.

Il fatto induce a due ipotesi: la prima, che ci si trovi di fronte ad una semplice trasposizione di una storia religiosa, spiegabile con i frequenti contatti che Liscia, il cui territorio √® attraversato da un braccio del ‚ÄúTratture magno‚ÄĚ, manteneva con la pratica della transumanza con la Puglia; la seconda che anche a Liscia, come a Sant'Angelo, nella grotta debba rintracciarsi un sincretismo di triplice livel¬≠lo.

Il che vuole dire che essa fu dapprima sede di arcaici culti legati ai rituali dell'acqua e della pie­tra collocabili entro l'ambito delle popolazioni nomadi e di economia pastorale, poi che fu utiliz­zata in epoca imperiale dalla religione mitraica, infine rifondata dai longobardi con il culto di San Michele.

Un'altra leggenda, di origine pi√Ļ recente, attri¬≠buisce a San Michele una epifania zoofanica. Sotto le sembianze di un vitello bianco l'Angelo avrebbe fatto numerose apparizioni nel territorio circo¬≠stante tra Liscia, Palmoli e San Buono, fino a quan¬≠do un contadino non avrebbe tentato di fermarlo a colpi di fucile.

Il Santo però, alzando la zampa avrebbe sviato il colpo. A ricordo dell'evento mira­coloso la statua di San Michele reca in mano una palla di piombo che è considerata dai devoti una potente reliquia.

La mattina dell'8 maggio la grotta di Liscia è meta di numerosi pellegrini che, giunti sul luogo di culto, dopo le celebrazioni liturgiche, ripetono una serie di rituali litici ed idrici, toccando le pare­ti della roccia su cui strofinano fazzoletti ed ogget­ti sacri e bevendo l'acqua di una sorgente che stil­la tra le stalattiti ed è ritenuta taumaturgica.

La festa si conclude con una scampagnata nel vicino boschetto, dove i devoti si riuniscono in gruppi familiari per consumare in compagnia un cibo che, in questo caso, acquista un valore quasi rituale: la famosa ventricina di maiale che da que­ste parti è assai prelibata.

Fonte Edizioni Menab√≤ ‚Äď d‚ÄôAbruzzo¬†

Vedi anche: Liscia Story

tutti pazzi per la Civita

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