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La festa della Madonna del Gonfalone

Ricorrenza: la seconda domenica di maggio

La storia delle confraternite in Abruzzo e soprattutto della presenza femminile in quelle poste lungo le vie tratturali o nei centri di pastori­zia transumante, attende ancora di essere scritta, nonostante che in molte feste restino significative tracce di un potere e di un prestigio che in passa­to orientarono significativamente il costume e l'e­conomia dei centri interni e montani.

A Navelli le confraternite sono quattro: quella di Gesù, quella del Santissimo Rosario, quella del Sacramento e quella della Madonna del Gonfalone che, probabilmente è la più antica e deriva da una filiazione della celebre Congregazione romana degli Accomandati di Madonna Santa Maria, detta poi del Gonfalone.

In quest'ultima che ha una sua casa, una cap­pella e un oratorio, hanno sempre avuto una parte attiva le donne, anche se tra i confrati un ricordo speciale spetta a don Ermenegildo Piccioli, devoto militante sotto il gonfalone della Madonna, ma anche sotto la bandiera sanfedista del Cardinale Ruffo di Calabria, tanto da essere un brigante per i Francesi e un eroe per i Borboni.

Nella seconda domenica di maggio la Confraternita festeggia la sua Protettrice in modo solenne, affidando alle più giovani del sodalizio il compito di rappresentare le Sette Allegrezze.

Il ciclo religioso ha inizio con l'apertura della Casa a cui provvedono le donne, capeggiate dalla priora che ricevono le visite dei devoti e le offerte che serviranno alla preparazione dei pani e dei dolci che rappresentano il cibo rituale dell'evento.

Infatti tutti quelli che visitano la Casa della Madonna, ricevono un sacchetto con sette biscot­ti, oltre che, ovviamente, il solito complimento di ferratelle, taralli e vino.

Intanto sempre le donne provvedono a rivestire di abiti sontuosi e di gioiel­li l'immagine della Madonna e a confezionare il pane che verrà distribuito la domenica.

Un tempo la Congregazione distribuiva, soprattutto ai pove­ri, ma in ogni caso a carattere devozionale, anche una minestra di tritello, ovvero una polenta di farro o di grano, da cui il nome di Panarda che la cerimonia ancora conserva.

Il giorno della festa i confrati vestono i colori del sodalizio con il sacco bianco, la mezzetta cele­ste e la placca con l'immagine della Patrona, men­tre le sorelle indossano solo il nastro celeste e la placca.

Tra di esse sette ragazze impersonano le Sette Allegrezze cingendosi la vita con un nastro celeste entro il quale infilano un delicato mazzet­to di fiori.

Esse recano in capo, entro ceste, pari-menti decorate con nastri e fiori, il pane da distri­buire di casa in casa.

Particolarmente sfarzosa e di grande impatto scenografico è la processione, caratterizzata dallo sventolio degli stendardi e delle bandiere multicolori recate dalle confraternite.

Il corteo è aperto dal grande stendardo bianco del Rosario, seguito dall'edicola della Madonna, dai confrati in sacco bianco e mezzetta nera, quin­dici dei quali reggono una bandiera ciascuno e precisamente: cinque una bandiera bianca che rappresenta i misteri gaudiosi, cinque una bandie­ra rossa per i misteri dolorosi e cinque una ban­diera celeste per quelli gloriosi.

La sfilata continua con la confraternita di Gesù, anch'essa con stendardo, paliotto e sette bandiere rappresentati i dolori della Madonna, ma di colo­re azzurro scuro con stelle d'oro, il sodalizio del Gonfalone che reca il crocifisso con i colori socia­li, lo stendardo celeste e le sette bandiere delle Allegrezze.

Infine, preceduta dal rutilante sfavillio rosso del Santissimo Sacramento che reca croci­fisso e stendardo avanzano il simulacro della Madonna, circondato da otto lampioni, due per congregazione, il clero e le sette ragazze che reca­no il pane.

Non manca la banda che accompagna la folla a suon di musica.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

Vedi anche: Navelli Story; Civitaretenga Story

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