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Fuoco di Natale

Ricorrenza: dal 24 dicembre al 6 gennaio

La sera della vigilia di Natale, a Nereto, nella Piazza di sopra, ossia quella che si apre nel punto più alto del paese, i giovani si danno un gran da fare per preparare una enorme catasta di legna a cui daranno fuoco prima della messa di mezza­notte, tra l'aspettativa e l'ammirazione dei presen­ti che commentano e apprezzano l'opera, soprat­tutto in merito alla grandezza e alla disposizione dei rami che la compongono Da quel momento la pira viene alimentata in modo continuo e sistematico, in modo da ardere ininterrottamente fino alla sera dell'Epifania, quando la comunità si riunisce nuovamente per la cerimonia del Bacio del Bambino.

Si tratta di una bella e spettacolare tradizione che rientra nelle pratiche dei fuochi solstiziali d'inverno, forse di origine celtica, la cui valenza simbolica è quella di aiutare la crescita del debole sole appena nato e di stimolare magicamente il ritorno della luce.

Ma il paese lega la consuetudine ad un evento miracoloso, ricordato ogni anno con il suono di una squilla, che per un'ora rintocca dal campani­le della parrocchia, dove l'evento è documentato anche da un ciclo di affreschi.

La tradizione orale narra che una schiera di angeli, vestiti da soldati sia apparsa sui tetti delle case per ricacciare oltre le mura un esercito di invasori, i quali restarono abbagliati e terrorizzati dalla luce che si sprigionava dalle armi dei celesti difensori.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

Cenni storici

Nereto e un comune della provincia di Teramo, in Abruzzo.

Reperti del periodo neolitico sono stati scoperti recentemente in contrada Crocetta.

Le origini dell'attuale abitato sono altomedioevali. Nel XV secolo divenne feudo della città di Ascoli.

Nel paese, posto al centro della Val Vibrata, sono da vedere la chie­sa madre con all'interno la statua quattrocentesca in terracotta della Madonna della Consolazione, e la Fontana Vecchia, dallabella architettura ottocentesca, del1881.

Poco fuori dell'abitato, nell'antico borgo Galliano, si erge tra gli ulivi la chiesa di San Marti­no, costruita nel XII secolo e più volte rimaneggiata, sul portale bel rilievo raffigurante San Martino e il povero.