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Il messaggio del vescovo dell’Aquila

Da Celestino grande dono di grazia e responsabilità

- ''Papa Celestino fu dunque - e tale si mostrò al mondo - vero dispensatore della misericordia di Dio. Egli era ben consapevole che l'amore di Dio ci precede, perché 'non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati' e infatti 'egli ci ha amati per primo''.

Lo ricorda l'arcivescovo metropolita dell'Aquila, Giuseppe Petrocchi, nel suo messaggio alla comunità aquilana in occasione della Perdonanza celestiniana edizione 2013.

''Siamo ancora oggi depositari di questo inestimabile dono 'celestiniano' - dice - Infatti, la bolla Inter sanctorum solemnia, con la quale il Papa proclamava il grande perdono, è sempre rimasta all'Aquila, poiché i nostri predecessori rifiutarono di aderire all'intimazione di Bonifacio VIII che ne richiedeva l'immediata riconsegna.

Tale inesauribile fonte di 'grazia' - riconosce Petrocchi - costituisce per tutti gli aquilani un privilegio unico, ma anche una grande responsabilità, perché il dono ricevuto si trasformerebbe in condanna qualora non lo valorizzassimo appieno''.

E chiede: ''Cosa fare, allora, per vivere al meglio questa straordinaria opportunità?''. ''Anzitutto - il suo monito alla collettività aquilana - dobbiamo accogliere a piene mani la sovrabbondante elargizione di misericordia che, attraverso la Perdonanza, ci viene fatta: la misericordia di un Dio, nelle stesse parole di papa Francesco, che 'mai si stanca di perdonare' e che purtroppo deve, molte volte, arrendersi di fronte alla nostra pochezza, perché spesso siamo proprio noi che 'ci stanchiamo di chiedere perdono''.

Nel suo messaggio, il vescovo della città terremotata ritiene ''fondamentale, nella vita cristiana, imparare ad avere misericordia verso noi stessi, perché è proprio nel nostro circuito interiore che spesso si intrecciano nodi difficili da sciogliere, per cui diventiamo giudici spietati di noi stessi, incapaci di amarci perche' incapaci di perdonarci''.

''Volersi bene'' esorta Petrocchi perché ''se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri'' e perché ''il bene va fatto bene, poiché il bene fatto male genera il male''.

Parla anche di carità e della ''sorella'' comunione.

E conclude: ''Sappiamo pure che, nel corteo delle virtù-ancelle, che accompagnano la carità e la comunione, in prima fila figurano la fedeltà e la misericordia''.

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