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Villalago e Le Fanoglie

21 gennaio, ore serali

La figura di San Domenico Abate ha una posi­zione centrale nella cultura religiosa di Villalago che vanta la memoria del Santo monaco nel pro­prio territorio.

La tradizione, suffragata da importanti docu­menti storici, tra cui le vite coeve scritte da Alberico e Giovanni, attribuisce a San Domenico la fondazione, nel 1017, del Monastero di San Pietro del lago, che ebbe una grande importanza nella valle del Sagittario dove, fino al XVI secolo, quando iniziò la sua definitiva decadenza, posse­deva terre e fabbricati distribuiti in 15 celle e dipendenze.

Alla presenza di San Domenico è legata la fon­dazione di parecchi romitori della zona tra cui i più importanti sono quello di Prato Cardoso, affacciato sul lago e dal quale, come scrive il monaco Giovanni, il Santo eremita nunguam disce­dere volebat.

La stessa Villalago sorge, sotto la giurisdizione dei monaci, come castrimi dell'abbazia con il nome di Castrimi Sancti Petri.

Nel paese, come del resto a Cocullo, il punto centrale del culto è la reliquia del Sacro Dente, conservato nella parrocchiale di Santa Maria di Loreto, dove sono stati trasferiti anche gli oggetti e i resti del monastero di San Pietro, dopo la sua totale rovina.

Ma la devozione popolare ricerca anche i luoghi dove il Santo visse in penitenza, la grotta dove si rifugiava a pregare, il sasso dove si stendeva, la sorgente stillante dalle pareti della grotta che uti­lizzava per dissetarsi, come anche una piccola cavità annerita in cui l'immaginario popolare indi­vidua il forno che San Domenico usava per cuoce­re il pane necessario al suo sostentamento.

Oggetto particolare di venerazione era, nei tempi passati, una quercia - ora abbattuta dalle intemperie - che la tradizione indicava essere quella in cui i due avari laici avevano nascosto i pesci per non consegnarli al Santo che, però, punì la loro ingordigia trasformando i pesci in serpenti.

Durante l'anno Villalago festeggia più volte San Domenico Abate, con manifestazioni religiose e civili.

In occasione della ricorrenza della sua morte - il 22 gennaio - la gente usa accendere in ogni quartiere fuochi devozionali detti fanoglie.

Qualche giorno prima di quella data i bambini cominciano a girare per le case questuando la legna in nome del santo ed accatastandola in un punto spazioso del rione, fino a costruire delle pire piuttosto consistenti in quanto a dimensione.

Il pomeriggio del 22, dopo il Vespro le famiglie del vicinato si radunano intorno alla propria/ano glia, che intanto hanno provveduto ad accendere e qui passano la sera, rinnovando la solidarietà del gruppo, bevendo, scherzando e consumando patate, salsicce e altri cibi che cuociono sulla brace.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

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