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Pellegrinaggio alla Madonna delle Grazie

Ricorrenza: la seconda domenica di maggio

La notte che precede la seconda domenica di maggio, dalla chiesa parrocchiale di Vacri, parte un imponente pellegrinaggio, che si ripete ininterrot­tamente, almeno dai documenti esistenti, dal diciassettesimo secolo, ma le cui origini mostrano di essere molto più antiche.

I devoti sono soprattutto i contadini della Valle del Foro che si recano alla Madonna delle Grazie di Francavilla per impetrare la grazia di un buon raccolto.

In particolare il patronato attribuito a questa devozione è antitempestario e di protezio­ne contro la grandine.

La processione è caratterizzata da una ragazza vestita di bianco che reca un quadro raffigurante la Madonna con il Bambino.

La segue una lunga teoria di fedeli ognuno dei quali tiene in mano una candela accesa.

La scelta della ragazza, che deve essere nubile e non fidanzata, avviene la domenica precedente, mediante estrazione tra tutti i nomi di quelle che hanno avanzato la loro candidatura.

La carica comporta per la famiglia l'obbligo di provvedere la ragazza di un abito bianco e di offrire il pranzo ai parenti che la accompagneranno durante il pelle­grinaggio.

Durante tutto il percorso che segue vecchie strade campestri lungo la valle del Foro non è per­messo agli uomini e alle donne procedere unita­mente, come non è permesso alle coppie di fidanzati di parteciparvi insieme.

Così accade che il cor­teo sia aperto dagli uomini e chiuso dalle donne in mezzo alle quali cammina la ragazza che regge il quadro.

Dopo un cammino di circa quattro ore i pelle­grini fanno sosta presso la chiesetta rurale della Madonna della Croce, in contrada Setteventi, da dove ripartono poco dopo per raggiungere Francavilla.

Un tempo il santuario della Madonna delle Grazie, distrutto durante la seconda guerra mon­diale, era ricco ed imponente. Annesso al conven­to dei domenicani, che officiavano anche la chie­sa, era adorno di altari, pitture e arredi sacri.

Così lo descrive nella sua "Francavilla nella storia e nell’arte" Teodorico Marino che, del santuario, ripor­ta anche la leggenda di fondazione.

Le feste che vi si svolgevano richiamarono l'at­tenzione di Gabriele D'Annunzio che ebbe modo di assistere alla processione del 17 agosto, quando "una lunga fila di donne, come una teoria di canefore ateniesi nei dì panatene!, si avanza con passi misurati.

Ciascuna regge in sul capo un canestro, un vaso, una conca, con frumento, con olio, con vino, con ogni sorta di offerte cereali; e i canestri sono ornati di fazzoletti multicolori, di collane d'oro, di spilloni, di orecchini, di anelli, pomposamente".

Riguardo alle origini del santuario si narra che esso fu costruito intorno ad una vecchia stalla in cui era stato scoperto miracolosamente un affre­sco su un muro, il 17 agosto 1623, da una cieca di nome Laura che, in seguito a questo evento, riac­quistò la vista.

Infatti la costruzione distrutta nel 1943 conser­vava dietro l'altare maggiore un pezzo di muro antico su cui era dipinta una icona che i racconti orali dicono rappresentasse una Madonna nera.

Recenti studi hanno accertato che nel 1466 una colonia di Albanesi, dopo essere approdata a Francavilla al Mare, vi aveva fondato, tra l'altro, alcune chiese di rito greco ortodosso fra cui quella di Santa Maria della Pietà.

Dopo qualche tempo una parte della colonia, seguendo il corso del Foro, si spostò a Vacri e nel contado tra Ari e Semivicoli, una frazione di Casacanditella, dove si stabilirono definitivamente, perdendo via via i caratteri alloglotti e le forme orientali di culto.

È probabile quindi che la antica immagine miracolosa ritrovata nel 1623 fosse una immagine importata dagli Albanesi che a lungo, anche dopo essersi spostati a Vacri, continuarono ad onorare con un annuale pellegrinaggio la Madonna Odigitria di Santa Maria della Croce.

A suffragio di questa ipotesi restano solo lievi tracce, come il racconto della Madonna nera e il particolare della fanciulla vestita di bianco, tipico dei riti paraliturgici ortodossi.

L'elemento più importante resta però il quadro oggetto della devozione dei vacresi ed il fatto che esso sia por­tato in processione affisso su una lunga pertica e contornato da una corona di fiori, secondo lo stile dei cristiani di rito greco.

Giunti a Francavilla al Mare, i pellegrini si recano a salu­tare la Madonna delle Grazie che, dopo la distru­zione del santuario, è ospitata in un locale ricava­to a lato del municipio.

Di solito assistono alla messa, quando questa per ragioni di spazio non è celebrata in qualche altra chiesa e infine lasciano il quadro e le candele sopra l'altare.

Conclusa, almeno per il momento la parte reli­giosa del rito, raggiungono la spiaggia dove la tra­dizione vuole che si imbandisca il pranzo con il quale concludono il lungo digiuno che hanno osservato fin dal momento della partenza.

Verso le due del pomeriggio i vacresi tornano in chiesa per riprendere il quadro e danno vita ad uno scontro simbolico con i francavillesi che fin­gono di rifiutarsi di restituire l'immagine sacra.

L'azione si chiama lu tira ca tire e impegna due rappresentanti delle fazioni contendenti che si passano il quadro di mano in mano alcune volte, simulando un'aggressione e una difesa.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo 

Vedi anche: Vacri Story; Vacrum Sine Portis; Francavilla Story

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