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Il Calende  

Ricorrenza: Il primo maggio

Tornimparte è un paese della montagna aqui­lana, nota per i boschi e per le carbonaie che un tempo, assieme al taglio della legna, costituivano la principale attività della popolazione: nei tempi attuali l'emigrazione e l'abbandono dei paesi a favore di un concentramento urbano lo hanno ridotto notevolmente.

A sera inoltrata del 30 apri­le gli uomini del paese, con una prevalenza dei giovani, si riuniscono in qualche locale e luogo stabilito per concordare le procedure e le moda­lità del rito che ripeteranno e concluderanno prima dell'alba.

Scelto un albero dal fusto il più possibile alto e slanciato si recano ad abbatterlo con la circospezione e la prudenza che il caso richiede.

Infatti, benché per tradizione si tenda a scegliere un albe­ro della proprietà comunale, tuttavia quando se ne ravvisi la necessità, si può anche utilizzare un albero di proprietà privata.

In questo caso la norma consuetudinaria prescrive che i tagliatori possano essere accusati di danneggiamento e di furto solo nel caso in cui il proprietario li sor­prenda entro il perimetro del proprio fondo agri­colo o li raggiunga in piazza, prima che suonino le campane.

Tagliato l'albero, che non di rado supera i dieci metri, si provvede al trasporto a spalla del fusto fino alla piazza principale del paese, dove, sempre con il concorso di tutti, badando a non far molto rumore e a concludere il rito prima dello spunta­re del giorno, viene issato accanto al campanile.

A questo punto la comitiva provvede a suonare le campane a festa e a risvegliare tutto il paese, che accorre in piazza ed esprime commenti e giudizi sul ju calenne, congratulandosi per la buona riu­scita dell'evento.

L'albero resterà piantato vicino al campanile fino al 30 maggio, quando sarà nuo­vamente abbattuto per essere tagliato a pezzi e venduto all'asta per contribuire alle spese per la festa di Sant'Antonio del giglio.

Del rito, che è molto antico, si hanno già notizie negli statuti quattrocenteschi della città dell'Aquila, in un capi­tolo dei quali si fa espresso divieto di alzare calen­ne, facendo riferimento alla norma che imponeva il rispetto del diritto di proprietà.

L'uso sembra doversi far risalire al periodo lon­gobardo di cui il territorio di Tornimparte mantie­ne ancora alcune tracce, a livello di toponomasti­ca.

Infatti nella zona esiste la località della Farà.

Nella cultura longobarda l'albero era un costante punto di riferimento, tanto che i piacila, ossia le assemblee degli uomini liberi, avvenivano intorno ad un albero il cui spazio, determinato dall'ombra della chioma, era considerato sacro.

Alfonso Maria di Noia ritiene che l'elemento centrale della festa notturna, il cui carattere è essenzialmente magico-religioso, sia "l'energia dei giovani maschi che esprimono la loro forza vivente, in un momento di crisi come è appunto nelle società rurali il tempo di maggio in cui occorre difender­si dal rischio storico del non essere".

Fonte: D’Abruzzo – Edizioni Menabò

Vedi anche: Tornimparte Story

tutti pazzi per la Civita

 

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