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Pellegrinaggio a Sant'Onofrio

Ricorrenza: il 12 giugno

Quello di Sant'Onofrio, situato a pochi chilo­metri da Serramonacesca è uno dei tanti eremi della Majella fondati dai benedettini della grande abbazia di San Liberatore.

In essi si ritiravano per periodi pi√Ļ o meno lunghi i monaci desiderosi di vivere in solitudine un modello di ascesi mistica che dall'Oriente stava spostando i suoi valori nei paesi del Mediterraneo.

Assieme a queste forme di vita monastica, spes­so si importavano anche miti e racconti intorno a figure leggendarie di cultura copta, come quella si Sant'Onofrio, figlio, secondo antiche agiografie, del re di Persia, allattato da una capra e vissuto in eremitaggio nel deserto, sull'esempio di San Giovanni Battista e del profeta Elia.

Divenuto vec­chissimo Onofrio, il cui nome in greco significa Colui che è sempre felice, sarebbe stato raggiunto da Panunzio, anche egli monaco copto, che ne avrebbe raccolto la storia, prima della morte, sep­pellendolo tra le rocce con l'aiuto miracoloso di due leoni.Sant'Onofrio è rappresentato nella iconografia corrente come una specie di uomo selvatico coperto da barba e capelli lunghissimi che giun­gono fino a terra.

Così infatti lo mostrano una antica statua lignea nella chiesa parrocchiale di Serramonacesca, e quella, posta nell'eremo, di ingenua fattura e che la tradizione popolare vieta di spostare dalla nicchia dove è conservata, pena terribili punizioni, secondo un thopos ricorrente, per quanto riguarda i simulacri di alcuni santi.

Ogni anno, alle prime luci dell'alba del 12 giu­gno, un pellegrinaggio che parte dai paesi di Serramonacesca e di Roccamorice e da tutta la zona pedemontana della Majella, raggiunge l'ere­mo attraverso un ripido sentiero.

Dopo aver reci¬≠tato le devozioni pellegrini si bagnano ad una fon¬≠tana che √® ritenuta taumaturgica e vi attingono acqua per riportarla in dono a chi, per l'et√† o per ragioni di salute, non √® potuto salire fin lass√Ļ.

Secondo la tradizione, un masso incavato die­tro l'altare sarebbe il giaciglio di Sant'Onofrio.

Su di esso si distendono molti fedeli per impetrare la protezione dai dolori addominali e delle reni.

In realtà è molto probabile che il rifugio sia stato uti­lizzato da qualche anacoreta della zona che la pietà popolare, alimentata dalla vicina abbazia, ha identificato con il Santo persiano.

Dopo aver ascoltato la messa i devoti, sempre in processione ritornano a Serramonacesca, dove sulla piazza antistante alla chiesa parrocchiale si perpetua una antica consuetudine pastorale.

I proprietari di greggi delle zone circostanti preparano in grossi caldai di rame il formaggio fresco che vendono in onore del Santo.

Il ricavato serve a sostenere le spese della festa.

Fonte Edizioni Menab√≤ ‚Äď d‚ÄôAbruzzo

tutti pazzi per la Civita

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