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L'Albero di Maggio

Ricorrenza: il Primo maggio

"Ogni anno, puntualmente, durante la notte tra il 30 aprile ed il 1° maggio, gli iscritti alle locali sezioni del partito comunista e socialista, quasi con un pizzico di furtiva clandestinità, usano piantare un pioppo sul limitare della piazza antistante il municipio di Sant'Omero".

Così Giuseppe Di Domenicantonio introduce, in un analitico quanto fondamentale studio, la descrizione dell'usanza dell'albero di maggio a Sant'Omero, una tradizione ancora così presente nella gente della Val Vibrata, tanto che, immancabilmente, al ritorno di maggio, il pioppo ricercato ed abbattuto nelle vicinanze del paese, è trasportato, prima con un camion poi a spalla, da una ventina di uomini che lo issano in una buca che hanno predisposto in precedenza.

L'operazione, sia per l'ora tarda che per la cautela con cui i protagonisti la compiono, acquista un certo sapore di mistero e segreto.

Dopo aver issato l'albero il gruppo si scambia vicendevolmente gli auguri e festeggia con una allegra bicchierata.

Prima del sorgere dell'alba la comitiva si scioglie ed ognuno fa ritorno nelle proprie case.

Un tempo tra la chioma venivano issate le bandiere dei due partiti, oggi il simbolo è sostituito da una generica bandiera rossa che indica l'appartenenza alla sinistra.

Gli anziani del paese ricordano che durante il periodo del fascismo l'usanza fu proibita o almeno incontrò molti ostacoli nella sua realizzazione e che quando poté essere applicata, sull'albero si provvide ad issare la bandiera italiana, mentre altri ricordano che essa fu ripresa sistematicamente dopo il 1948 e che nei primi anni fu necessario sorvegliare l'albero dopo la erezione in piazza, per evitare incidenti e disordini o l'eventualità che fosse manomesso o abbattuto.

L'albero di maggio affonda le radici nella preistoria, ed è praticata da quando l'uomo, dallo stato nomade o seminomade del cacciatore, acquistò quello stanziale di agricoltore e iniziò a stabilire un contatto con la natura, attraverso una serie di pratiche magico - religiose che avevano il compito di esercitare una funzione propiziatrice nei confronti della vegetazione.

L'usanza di Sant'Omero ha tutte le caratteristiche della reviviscenza, cioè di un elemento tradizionale che mantiene il suo significato, grazie al fatto di aver sostituito la sua funzione segnica originaria in una più aderente al contesto storico e sociale di riferimento.

Infatti la presenza dell'elemento politico sposta la definizione del rituale dall'ambito rurale originario a quello urbano, ripetendo del resto una procedura non infrequente nelle consuetudini popolari che, quando esplicano una funzione comunitaria, si riferiscono sempre alla struttura sociale presente e da essa assumono i punti di riferimento.

Nel caso di Sant'Omero la tradizione ha assunto la funzione di collocare i sentimenti individuali all'interno di una condotta collettiva ritualizzata che utilizza un oggetto rappresentativo del gruppo per ridefinire la scultura comunitaria.

L'usanza dell'Albero di maggio è rilevabile, almeno sporadicamente o a livello di memoria, anche nei paesi limitrofi come Corropoli, Bellante, Nereto, Controguerra e nella provincia di Ascoli Piceno.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

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