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Il Majo

Ricorrenza: il Primo maggio

A San Giovanni Lipioni il 1° maggio le statue di San Giovanni e Santa Liberata con una solenne processione vengono trasferite dalla chiesa entro le mura di Santa Maria delle Grazie ad una cap­pella rurale, considerata la residenza estiva dei due santi che qui restano fino ai primi di ottobre.

Contemporaneamente un gruppo di giovani uomini perpetua la questua rituale del 1° maggio.

Il primo della compagnia, che spesso è anche il più giovane, sorregge una lunga pertica sulla cui cima è infissa un'intelaiatura di canne a forma di croce greca, circoscritta in un cerchio.

La costru­zione è completamente ricoperta di mazzolini di campo, di spighe di grano e di baccelli di fave ed ha un aspetto molto gioioso e primaverile.

Due o più cantori che intonano il canto rituale affianca­no il portatore della croce, altri, reggendo ceste o recipienti adatti a raccogliere le offerte, formano il corteo.

Dopo essersi recati nella chiesa campestre ed aver fatto benedire il majo la compagnia gira le vie del paese e si ferma di casa in casa. Davanti ad ogni uscio attacca il suo ritornello:

Chi ha detto che maggio non è venutoesci fuori e lo trovi vestito

E venga Maggio e venga di buon anno.

Maggio ha portato a voi le belle giornate.

Io vedo i rami degli alberi pieni di fiori,

io vedo i vostri prati pieni di erba,

io vedo le vostre pecore piene di lana.

Il Signore guardi la salute a voi e ai vostri figli

La salute anche dei vostri paesani.

Il canto continua con gli auguri di prosperità per gli abitanti della casa, di future nozze per le ragazze da marito e, infine, con la richiesta della ricompensa che solitamente consiste in un certa numero di uova che uno del gruppo provvede a riporre nei cesti.

Ottenute le uova, il capo compa­gnia consegna agli abitanti della casa un mazzoli­no di fiori, staccandolo dalla croce che reca avanti e riprende il cammino.

La tradizione un tempo era diffusa in tutto i territorio circostante Schiavi d'Abruzzo, fino ad Atessa, dove si hanno tracce di una Pagliaretta, ed in special modo tra le comunità slavofone del Molise come Acquaviva Collecroce, Montemitro e San Felice.

La tradizione, infatti, è una chiara sopravvivenza del rituale balcanico del Verde Giorgio, una festa agraria a forte connotazione magica che tendeva a stimolare il ritorno della bella stagione, personificata in un giovinetto vesti­to di verde che assumeva la funzione di re della campagna e spesso concludeva la cerimonia immergendosi nelle acque di un fiume.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

tutti pazzi per la Civita

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