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Processione di San Bartolomeo

Si svolge il 25 agosto

Tradizionale pellegrinaggio al pittoresco eremo del Santo.

L'eremo di San Bartolomeo è uno dei tanti luo­ghi di raccoglimento e preghiera fondati da Pietro Angeleri da Isernia, detto Pietro da Morrone, divenuto poi papa con il nome di Celestino V, nel vallone di Santo Spirito, ai piedi della Majella, quando conduceva vita solitaria nella zona in cui molti secoli prima avevano fatto la loro comparsa i monaci della regola di San Benedetto.

Il Santo apostolo, a cui Gesù stesso aveva attri­buito il potere di scacciare i demoni, morì martire, con un singolare supplizio: fu scorticato vivo. Per questo è ritenuto il protettore degli erniosi e dei macellai e viene rappresentato con un coltello e la pelle gettata su una spalla.

Una piccola statua lignea del Santo, di dimen­sioni ridotte e di evidente fattura popolare è con­servata in una nicchia dell'eremo.

Essa è oggetto di profonda venerazione da parte degli abitanti della Valle dell'Orfento e della fascia pedemonta­na della Majella, che ogni anno il 25 agosto orga­nizzano un pellegrinaggio fino al luogo rupestre.

Prima che spunti il sole centinaia di devoti, alcuni dei quali giungono anche da molto lontano, incominciano a salire verso l'eremo che è situato sotto un tetto di roccia, seguendo un percorso dif­ficile e malagevole.

Nella chiesetta vi è una piccola sorgente che i pellegrini ritengono miracolosa e alla quale si fer­mano a bere e a bagnarsi le mani in segno di devo­zione. Molti raccolgono l'acqua in bottiglie per usarla in caso di bisogno, di malattie o per bene­dire le vigne e scongiurare in tal modo il pericolo della peronospora.

È consuetudine anche scendere attraverso la Scala Santa, un passaggio scavato nella roccia, fino al torrente Capo la Vena che scorre in fondo al val­lone.

Anche qui i fedeli si bagnano per devozione, ripetendo un culto idrico che mostra, anche per il contesto ambientale e religioso degli insediamen­ti protostorici di cui si è accertata la presenza nella zona, di essere antichissimo.

Dopo le abluzioni e vari atti penitenziali è tradizione fare colazione lungo il greto del fiume, prima di risalire all'ere­mo, da dove verso le sette parte una singolare pro­cessione: i devoti a turno reggono sulle braccia la piccola statua di San Bartolomeo e, cantando inni e preghiere, scendono verso Roccamorice che rag­giungono dopo alcune ore di cammino.

Tra marce trionfali e spari di mortaretti, la sta­tua è posta solennemente sull'altare maggiore della chiesa parrocchiale, dove rimarrà per quin­dici giorni, fino al 9 settembre, quando un analo­go pellegrinaggio la riporterà nel suo eremo mon­tano.

Fonte Edizioni Menabò – d’Abruzzo

I festeggiamenti iniziano il giorno 23 con la tradizionale “Fiera del bestiame”, per poi continuare con la festa di San Donato.

tutti pazzi per la Civita

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