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Le Verginelle

Ricorrenza: l'8 maggio

A Rapino una spettacolare  processione durante la quale le bambine del paese vestite di bianco e con gli abiti ornati di monili d'oro si recano alla chiesa campestre della Madonna del Carpino, dove si commemora una ierofania arbo­rea della Vergine.

La caratteristica della tradizione sta nella quantità dei gioielli indossati dalle bam­bine, che in questa occasione esibiscono gli ori di tutti i componenti della famiglia e spesso anche quelli di amici e conoscenti che ritengono che sia di buon auspicio prestare i gioielli alle verginelle durante la processione.

La festa, che rientra nel culto tributato alla Madonna nel mese di maggio presenta, anche nella formalizzazione sincretica attuale, aspetti molto antichi e valori simbolici di grande interesse.

Innanzi tutto bisogna considerare che le Madonne arboree, ossia rappresentate tra le chio­me di un albero o in piedi presso una pianta, sono la sopravvivenza cristiana di antiche divinità che trovano la forma archetipica nella Grande Madre tellurica.

Inoltre è bene considerare che la zona di Rapino, fin dai tempi italici, ha sviluppato un pantheon femminile di grande rilevanza che ha il suo punto centrale nel santuario di Grotta del Colle, dove la gente marrucina venerava Ceria lovia o Maruca, Grande Madre agraria e divinità delle messi.

Dalla stipe votiva del complesso cultuale è emerso, fra altri reperti archeologici, anche un bronzetto raffigurante una offerente che porge alla dea una ciotola con tre spighe di grano. Nella stessa zona è stato rinvenuto il Bronzo di Rapino, tavoletta liturgica che porta incisa, in lingua itali­ca la legge sacra delle cerimonie religiose.

√ą noto che in questi complessi cultuali l'ammi¬≠nistrazione del rito era affidata, almeno per quan¬≠to riguarda la parte eminentemente agraria, ad un collegio femminile che accoglieva annualmente nelle proprie fila, in cerimonie primaverili, bam¬≠bine e fanciulle destinate alla verginit√† rituale e al santuario.

Un carattere di queste assemblee era proprio la ricchezza degli ornamenti riservati alle sacerdo­tesse che dovevano divenire anche nell'aspetto esteriore un alter ego della divinità ed assumerne i caratteri con un abbigliamento ed una gestualità che facesse riferimento all'eccezionalità del Sacro.

Qualche studioso ha anche ipotizzato, con sufficiente attendibilità, che nel santuario di Rapino si esercitasse a scopo propiziatorio la pro­stituzione sacra, cosa del resto piuttosto frequen­te nei templi dedicati alla Grande Madre.

La presenza delle bambine ornate di oro e gioielli, oltre a richiamare i caratteri plutonici del rito, fa pensare anche a cerimonie destinate ad impetrare la presenza dell'acqua, di cui l'oro è un chiaro simbolo mitico, acqua che nel mese di maggio ha un peso fondamentale e determinante nella produzione agraria.

Fonte Edizioni Menab√≤ ‚Äď d‚ÄôAbruzzo¬†

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tutti pazzi per la Civita

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