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 La Madonna della Libera

Ricorrenza: il primo fine settimana di maggio

La festa della Madonna della Libera, al santua¬≠rio di Pratola Peligna, nella provincia dell‚ÄôAquila, √® una delle pi√Ļ antiche e par¬≠tecipate dell‚ÄôAbruzzo.

La leggenda racconta che il culto per la Sacra Immagine, un miracoloso affre­sco che ancora si conserva su un altare della chie­sa, sarebbe iniziato nel quindicesimo secolo, quan­do, durante la terribile pestilenza che si era abbat­tuta sulla Valle Peligna, un contadino in sogno ebbe una miracolosa visione che gli preannunciava la fine dell'epidemia.

Il quadro, ritrovato in una pic­cola chiesa campestre forse utilizzata, secondo una consuetudine comune in quell'epoca, come ospi­zio dei malati, divenne subito oggetto di culto e di venerazione e fu collocato nella chiesa apposita­mente costruita, e dove ancora si conserva.

Ogni anno, la prima domenica di maggio alla Madonna della Libera giungono torme di pellegrini da tutta la regione e danno vita ad una spettacolare festa reli­giosa e popolare.

La devozione dei fedeli attualmente si rivolge, oltre che all'antica immagine, anche ad una artisti¬≠ca statua di fattura settecentesca e riccamente ornata di vesti preziose e di gioielli. Almeno nell'a¬≠spetto l'immagine ripropone i caratteri ieratici e sontuosi di una Gran Madre delle messi e degli armenti che nella Valle Peligna, come dimostra l'antichissimo tempio di √ąrcole Curino e i numero¬≠si ritrovamenti archeologici di ricche stipi votive, aveva un importante centro di culto frequentato dalle popolazioni tribali seminomadi e transuman¬≠ti, durante i loro abituali viaggi di spostamento.

Del resto non sono solo l'aspetto e le vesti della Madonna che rimandano a liturgie pi√Ļ antiche in cui si collocano alcuni momenti, che per altro verso resterebbero ingiustificati in un contesto essenzialmente cattolico, come la vestizione della Vergine da parte delle donne facenti capo alla Comare, figura tradizionale della festa a cui spetta il compito di organizzare le procedure del rito.

Esse si assumono il compito di predisporre il simulacro della Madonna per la esposizione entro il tempio e per la processione, ornandolo di vesti preziose e di monili che conferiscono alla statua un aspetto di idolo barbarico, mentre la Comare, che qui è detta Mastra marcia, recando in testa un cesto colmo di pane a forma di ciambella, accanto al procuratore della festa, contraddistinta da un nastro azzurro che le attraversa il petto e che è il segno della sua carica.

Ma il momento pi√Ļ intenso resta l'arrivo della Compagnia penitenziale di Gioia dei Marsi che giunge a Pratola nelle ore serali del venerd√¨ antecedente la festa.

La compagnia, dopo aver attraversato molti paesi dove è accolta festosamente e con rispetto, in un viaggio che dura due giorni di cammino a piedi, entra in chiesa in ginocchio tra gli applausi dei pre­senti che riservano ai pellegrini una commossa e solenne accoglienza a cui partecipano le autorità religiose e civili.

In segno di penitenza essi dormo­no sulla paglia, forse anche per ripetere, come si è detto, antiche forme rituali di contatto con la terra e di incubatio nel luogo consacrato, ma hanno un posto d'onore nello svolgimento delle funzioni reli­giose e durante la processione seguono la statua subito dopo i pratolani.

Fonte Edizioni Menab√≤ ‚Äst d‚ÄôAbruzzo

tutti pazzi per la Civita

 

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