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I Faugni

Ricorrenza l’8 dicembre

L'uso di accendere fuochi durante il periodo che precede o segue immediatamente il solstizio d'inverno è diffuso in tutta l'Europa dove, a secon­da dei luoghi e delle circostanze, acquista caratte­ri propri.

Ovunque, però, il valore generale resta quello del rinnovamento propiziatorio, dell'inter­ruzione simbolica del quotidiano a favore del tempo sacro e primordiale in cui si colloca ogni rifondazione.

Nascono così le licenze di dicembre, quelle stesse su cui i Latini impostavano le cele­brazioni di Giano che precedevano in ordine cro­nologico quelle di Saturno ed entro le quali, in ambito mediterraneo, si confrontavano le antino­mie della cultura pastorale e di quella agricola.

In questo contesto ad Atri si collocano i Faugni, in cui anche il nome, quando si accetti l'interpretazione che vi individua la forma volgarizzata di Fauni ignis, riconduce a misteriose ed antiche sim­bologie solari connesse ad un concetto panico della natura.

Il fatto che la tradizione si svolga in onore della Immacolata Concezione di Maria e che, nella for­malizzazione attuale, si esprima entro le coordina­te della devozione cattolica, non ha annullato le valenze archetipiche del rito che mostra ancora, sia pure a livello di suggestione, i caratteri iniziati­ci e misterici, propri dei cerimoniali agrari in cui entra a far parte una divinità femminile.

All'alba dell'8 dicembre, quando le ombre sono ancora fitte, gli atriani danno vita ad una spettaco­lare processione, durante la quale raggiungono la cattedrale facendosi lume con grossi fasci di canne, tenuti stretti da legacci vegetali.Spesso, al rintocco dell'antica campana del tempio mariano, dalle varie contrade o dai quar­tieri della città, si muovono compagnie salmo­dianti che raggiungono la piazza della chiesa, recitando preghiere e intonando inni religiosi. Lo spettacolo, anche per lo scenario storico ed arti­stico in cui si svolge, è di grande effetto e suscita la commossa partecipazione degli astanti.

Un particolare significativo che ricollega i Fau­gni di Atri alle antiche feste latine è che, durante la processione, i giovani, senza che alcuno ritenga il comportamento disdicevole al raccoglimento del corteo, si divertono a sparare micce e morta­retti con il dichiarato intento di farsi notare e avvi­cinare le ragazze.

Il rito si conclude con l'ascolto della messa mattutina, all'uscita della quale, quando ormai è giorno fatto, gli atriani si ritrovano sul sagrato, su cui si apre il bellissimo portale di Rainaldo, per ascoltare le note della banda musicale e scam­biarsi auguri di prosperità e di pace.

Fonte Editoriale Menab√≤ ‚Äď d‚ÄôAbruzzo

tutti pazzi per la Civita

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