Pin It

Le Glorie di ScannoLe Glorie di Scanno

Ricorrenza: il 10 e l'11 novembre 

Tutti, più o meno, conosciamo la leggenda di San Martino, il nobile Cavaliere che non esitò a tagliare con la spada il proprio mantello per darne una metà ad un povero mendicante intirizzito dal freddo; il miracolo che ne scaturì è noto, appunto, come estate di San Martino.

Tanti ricordano sicuramente la poesia del Carducci, un tempo “mandata a memoria” da ogni diligente scolaro: ricordate? “La nebbia agli irti colli, piovigginando sale e sotto il maestrale, urla e biancheggia il mar…”

Sono gli ultimi giorni di tepore, l’autunno s’è ormai affermato e porta i consueti doni, le castagne, il vino nuovo, il caldo del caminetto acceso: fuori, l’inverno s’annuncia e c’è bisogno di scaldare animi e cuori.
Al centro dell’Italia, in provincia dell'Aquila, nel cuore d’Abruzzo, c’è un delizioso paese dove si festeggia, si festeggia alla grande per due giorni, tra canti, burle e danze, alla luce dei falò, riscaldati dal vino novello e sostenuti da montagne di salsicce rosolate, da giganteschi spiedi, monumentali porchette: è Scanno, comune d’origine medievale arroccato su uno sperone roccioso, a 1050 metri d’altezza nei pressi del bel lago omonimo.
La festivitĂ  di
San Martino è qui particolarmente sentita, e prende anche un nome, “Le glorie di San Martino”: da tempo immemorabile la sera del 10 novembre e l’intera giornata dell’11 sono dedicate ai festeggiamenti.
GiĂ  dalle prime ore del pomeriggio il paese si anima, pervaso da una sorta di fremito festoso; bisogna preparare le
“Glorie”, i giganteschi falò che arderanno per tutta notte, illuminando spettacolarmente il paesaggio: è tutto un correre, un vociare, un lavorio festoso di preparazione per delle cataste enormi, che a volte raggiungono i venti metri!
Le
“Glorie” sono tre, in località Cardella, in località Plaia e, naturalmente, in località Decontra, laddove la leggenda vuole che, nei pressi di una grotta, si fosse rifugiato appunto San Martino.
In origine veniva acceso solo un grande falò in prossimità della grotta di
San Martino; ultimamente invece s’è aggiunta alla festività una sorta di accesa competizione tra i rioni, una sfida, con tanto di premi, a “chi fa la Gloria più bella”; questa sentitissima sfida, lungi dall’aver snaturato il senso della festa, l’ha anzi riportata in auge dopo un periodo in cui la tradizione s’andava affievolendo.
Dicevamo della preparazione: tutti, nel paese, sono coinvolti freneticamente, tutti devono essere pronti per lo scoccare dell’ora fatidica, il tramonto del 10 novembre.
E’ allora che si dà inizio alla festa vera e propria: all’accensione dei falò si scatenano le danze, si diffonde un’allegria contagiosa, si iniziano le libagioni; intorno alle enormi pire danzano figure dal volto tinto in nero, agitando grossi campanacci e creando frastuono; sono i ragazzi del paese che da tempo immemorabile usano tingersi il viso con la fuliggine perpetuando così un antico rituale e collegandosi all’origine primigenia della festività, quando s’evocavano, quasi esorcizzandole, forze oscure e sotterranee dalla cui benevolenza dipendeva la rinascita della vegetazione e della produzione agricola dopo un periodo tradizionalmente di stasi quale, appunto, quello autunnale.
Le vie del paese vengono animate anche dalla scherzosa
“processione di San Martino” a tono chiaramente canzonatorio: vengono prese di mira le case delle novelle spose e, soprattutto, i nuovi mariti che vengono bonariamente messi in ridicolo; per zittire le chiassose combriccole vengono offerti naturalmente cibo e vino!
Anche per i più piccoli sono in serbo sorprese, davvero originali: su tutte “la pizza con i quattrini”, sorta di focaccia fritta in padella a base di farina gialla, miele, noci, zucchero e fichi secchi; a sorpresa, la “pizza” contiene anche delle monetine, che, guarda caso, guidate da mani sapienti che sanno come tagliare e distribuire le fette, vanno sempre a finire nelle mani dei piccini.

Fonte: cisonostato.it

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna