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Le feste in Abruzzo in onore di Sant'Anna

Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli     email   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Il 26 luglio si festeggia Sant’Anna, madre di Maria Vergine.

Il nome deriva dall’ebraico Hannh e vuol dire grazia, beneficenza.

La vita, la figura e le opere terrene di Sant’Anna ci sono poco note dalle fonti ufficiali, certo è che la Santa visse tra il primo secolo avanti Cristo e il primo dopo Cristo.

Nonostante che di Sant’Anna non  ci siano documenti provenienti dalla Sacra scrittura e da testi ufficiali e canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente che in Occidente.

Notizie  di lei invece sono fornite dall'apocrifo Protovangelo di San Giacomo, risalente  al sec. II diffusissimo in Oriente , secondo il quale  Anna  era figlia del sacerdote betlemita  Mathan e  aveva  due sorelle  Maria  e Sobe che sposarono due betlemiti e divennero rispettivamente madri di Maria Salome e di Elisabetta.

Anna, invece, sposò il galileo Gioacchino.

Sempre il “Protovangelo di san Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina.

Per cercare di narrare la vita  di Sant’Anna, e soprattutto per riuscire a riordinare il gran numero di dati che si riscontrano nei testi apocrifi e per avere una visione quanto più vicina a ciò che è la tradizione ecclesiastica, gli storici fanno riferimento al testo del Padre Francescano Nicolò Monaco e Amodei del Burgio “Il trionfo della fecondità vita dei Santissimi Patriarchi Gioacchino ed Anna” 1688.

L’autore  propone una complessa discendenza  dei  patriarchi Anna e Gioacchino che parte dal comune “tronco” di Jesse.

Senza dilungarsi ad analizzare la genealogia perché è opera ardua, complessa e tuttora dibattuta è  da segnalare  la presenza nella famiglia di Sant’Anna di Sant’Elisabetta (figlia della sorella) che poi genererà Giovanni Battista e che è menzionata nel Vangelo.

Seguendo il racconto dell’ Amodei  sappiamo  che l’incontro di Gioacchino e di Anna  avvenne  in modo miracoloso presso la porta Aurea di Gerusalemme lo sposalizio si celebrò  quando avevano 20 anni  lui e 16 anni lei.

Ma non ebbero figli e Gioacchino subì per questo motivo una grave umiliazione, la cacciata dal tempio .

Infatti recatosi  a sacrificare al tempio per la solennità dei Tabernacoli, i ministri del culto rifiutarono la sua offerta  poiché non poteva essere mista a quella  degli uomini con prole.

L’Amodei assegna ai due gli anni 60 e 64.

In preda alla vergogna e spaventato dalla colpa di cui lo si accusava, Gioacchino fuggì nel deserto e andò ad abitare tra i pastori.

Anna, tornata a Nazareth, soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi si  mise in intensa  preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio.

Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.

Passarono nove mesi ed ecco che la Regina del cielo nacque tra le mura di una piccola casa di Nazareth.

Quaranta giorni dopo la nascita le fu imposto il nome di Maria.

Quando la bambina ebbe compiuto 3 anni fu offerta al tempio ed ivi rimase per gran tempo.

Sant’Anna e San Gioacchino spesso vi si recavano a trovarla.

Si dice che all’interno del tempio sotto l’attenta guida della profetessa Anna, Maria tesse il grande velo che poi si squarcerà, quando Gesù muore sulla croce.

A quattordici anni Maria fu condotta in sposa a San Giuseppe.

Anna e  Gioacchino morirono molto anziani e secondo la tradizione l’una morì di martedì l’altro di domenica alla presenza di Gesù, Maria e Giuseppe.

Il culto

La prima manifestazione del culto di Sant’Anna in Oriente risale al tempo di Giustiniano che fece costruire  nel 550 in Costantinopoli una chiesa in suo onore . Anche i greci  la celebravano  tre volte all'anno il 25 luglio, il  9 settembre e il 9 dicembre.

In Occidente la cui festa ricorre il 26 luglio, il culto si manifestò più tardi.

Se ne trova un cenno nell'affresco di Santa Maria Antiqua (sec. VII), ma solo nel tardo Medioevo la festa liturgica cominciò a manifestarsi più diffusamente (sec. X a Napoli; sec. XII in varie altrelocalità).

Urbano VI con la bolla Splendor aeternae gloriae del 1378, ne permise il culto all'Inghilterra; nei secc. XIV-XV tale culto divenne più intenso, così da spingere nel 1584 Gregorio XIII ad inserire nel Messale la celebrazione estendendola a tutta la Chiesa.

Giovanni Trithemius col suo libro Tractatus de laudibus sanctissimae Annae del 1494, contribuì moltissimo a diffonderne la venerazione.

Specialmente nei paesi settentrionali la madre della Madonna gode di ampia devozione; famosi i santuari di Düren in Germania, di Auray in Bretagna e quello di Beaupré nel Canada, dove i Bretoni diffusero il suo culto.

Patronati legati a Sant’Anna

La madre della Vergine, è titolare di svariati patronati quasi tutti legati a Maria; poiché  portò nel suo grembo la speranza del mondo.

La onorano le partorienti, le donne desiderose di maternità, le madri di famiglia, le  ricamatrici e le lavandaie che si astenevano, nel giorno della sua festa, dal loro lavoro che Anna stessa aveva, secondo la leggenda, esercitato.

Fu scelta come protettrice  anche dagli orefici,  falegnami e minatori.

Il culto da parte di questi ultimi, dai quali era particolarmente venerata in Germania ai tempi di Lutero (molti centri minerari si chiamano Annberg), sorse probabilmente in quanto i minatori portavano in luce le ricchezze nascoste nel seno della terra, come Anna diede al mondo il suo tesoro più prezioso, Maria.

Anche i palafrenieri pontifici, che  nel  giorno  della  sua  festa facevano una solenne processione, la elessero a loro patrona e in suo onore, nel 1505, costruirono la chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri.

Anna era ed è invocata inoltre per ottenere una  buona morte, perché, sempre  secondo la tradizione, la sua sarebbe stata addolcita dalla presenza del Bambino Gesù, che le risparmiò gli spasimi della agonia.

Per questa ragione la cappella funeraria  dei  banchieri  Fugger, ad Augusta, fu a lei dedicata.

Nell'Europa  settentrionale, dove il culto di Anna raggiunse, nei secc. XIV e XV, la massima diffusione, fu  molto  usata l'acqua di Sant'Anna per curare  le febbri e gli ossessi.

A lei era consacrato il martedì, giorno in cui, secondo la tradizione, sarebbe nata e morta.

Artisti di tutti i tempi hanno raffigurato Anna quasi sempre in gruppo, come Anna, Gioacchino e la piccola Maria oppure seduta su una alta sedia come un’antica matrona con Maria bambina accanto, o ancora nella posa ‘trinitaria’ cioè con la Madonna e con Gesù bambino, così da indicare le tre generazioni presenti.

Feste  in  onore  di  Sant’Anna  in  Abruzzo

La devozione per Sant’Anna è molto sentita in Abruzzo soprattutto  nella valle Aquilana  dove  veniva espressa sin da tempi antichi nell’eremo francescano di Sant’Angelo d’Ocre, presso il quale confluivano centinaia di persone per chiederne l’intercessione nelle difficoltà della maternità.

La cerimonia  religiosa si celebrava e si celebra ancora anche nella chiesa di San Bernardino all'Aquila, a piazza d’Armi a Fontecchio dove la comunità sale alle Pagliare e si raccoglie nella chiesetta dedicata alla Santa.

Ma una festa antichissima  e  molto pittoresca  in onore della Santa si svolgeva fino a qualche anno fa’ a Teramo  il 26 luglio dove  si celebrava  la Festa di Sant’Anna o Festa dei Trionfi, per commemorare  lo scampato pericolo della dominazione della signoria degli Acquaviva (1521), la fine della guerra del Tronto e la ritrovata concordia cittadina.

Anton Ludovico Antinori (storico del XVII secolo) riporta invece  l´origine della festa  a una scampata epidemia del XVI secolo affermando che: "fra i luoghi restati esenti dal contagio fu la diocesi di Teramo, e che il morbo non passasse oltre il fiume Vomano.

I cittadini l'attribuivano alla protezione di Sant’Anna.

A questa antichissima  festa partecipavano tutti i “sestieri”  cioè la plebe di Teramo che intorno all'anno 1532 vennero ridotti in quartieri: San Giorgio, Santa Maria a Bitetto , San Leonardo  e Santo Spirito.

In memoria di tali fatti la città istituì  da allora  una rappresentazione  in anniversario di quel giorno.

L’antica celebrazione teramana

Per i quindici giorni prima della festa di Sant’Anna, tutta la città acclamava la Santa facendo sfilare inizialmente i giovani  dei vari quartieri con tamburi, bandiere e lumi, quello di San Giorgio era il primo ed era preceduto da una schiera di cento uomini armati tra cui un Capitano con Paggio.

Giravano due volte la piazza sparando con armi riempite di sola polvere e chiudendo la schiera con un carro rappresentante un drago alto "dodici palmi", e lungo cinquanta, portato da uomini in simbolo della fedeltà, esprimente il trionfo riportato dal quartiere San Giorgio.

Compariva poi la schiera del quartiere di Santa Maria, dello stesso numero di persone ma con differenti abiti e tinti di nero; giravano ugualmente la piazza con gli stessi spari ed erano seguiti con un carro rappresentante un Elefante con Torre sopra, in simbolo di Fortezza nella fede trionfatrice.

Il quartiere di San Leonardo faceva lo stesso, ma facendo portare da cinquanta persone una Galea, una nave da guerra molto leggera in uso fino al XVIII secolo, nella quale Capitano, Paggio, tromba, tamburo e cannoni stavano a rappresentare la navicella fluttuante di San Pietro.

Tutte e tre queste schiere si ponevano in mezzo alla piazza e combattevano tra loro, fino a che non sopravveniva un grande carro guidato da cavalli finti.

Sopra di esso sedevano dodici Ninfe davanti ad una tavola imbandita con delle delicate pietanze.

Questo veniva chiamato carro di Pace, il quale veniva preceduto da una schiera di cento persone vestite alla "Tedesca", con in mano picche, alabarde, fiaschi di vino, beventi, scherzanti e motteggianti in Tedesco.

La Torre non effettuava alcun giro della piazza, ma si disponeva, con i suoi Lanzichenecchi dai colori giallo, bianco e verde presso le botteghe vicine al Duomo, dando cosi inizio al gioco delle bandiere.

Quando giungeva  il carro della Pace cessava ogni combattimento, ogni quartiere si riuniva e cantando intonavano pace.

Gli ufficiali si salutavano e si abbracciavano, gridando viva la Santa Fede, viva Sant’Anna.

Poi si dava inizio ai giochi degli sbandieratori, si suonavano tamburi e trombe si facevano spari in segno di letizia  nelle altre strade della città.

Questi festeggiamenti andavano avanti per due settimane fino al 26 Luglio, quando  davanti alla chiesa di Sant’Anna  i giochi si chiudevano con il palo della cuccagna.

Ai nostri giorni, per alcuni anni è stata riproposta la Rievocazione della Parata per la Pace, che veniva riportata quasi del tutto fedelmente, dai carri agli abiti, dai cavalli agli sbandieratori, ma da circa dieci anni purtroppo si è nuovamente persa questa  tradizione.

Il 25 e 26 luglio 2013, a Chieti si svolgeranno  solenni festeggiamenti in onore di Sant'Anna con novene di preghiere, benedizione di bambini battezzati nell’anno, processione con la statua della Santa per le vie del quartiere  e fuochi d’artificio.

Anche a Francavilla al Mare, si celebra la Festa di Sant’Anna protagonista è il ballo della Pupa, un originale spettacolo pirotecnico attorno alla Pupa, fantoccio in cartapesta dalle forme femminili realizzato con un’intelaiatura di canne.

Al suo interno prende posto un uomo che danza al suono di un organetto e di una fisarmonica, mentre all’esterno sono collocati i fuochi d’artificio che vengono sparati proprio quando la danza diventa più frenetica.

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