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La religiosità è un sentire innato nell’uomo

Ricostruzione storiografica di Elisabetta Mancinelli

Sin dalla preistoria  intuisce che deve esistere qualcosa che va oltre il materiale e il quotidiano: il ciclo delle stagioni, il morire autunnale e il  rinascere primaverile della vita nei campi lo spinge ad intuire l’esistenza di una possibile vita oltre la morte.

Come mostrano le statuette della dea Madre Terra, trovate nelle tombe del periodo Neolitico, l’uomo placa il disagio della morte con la speranza della rinascita.

Per questo plasma dall’argilla figure femminili che simboleggiano colei che dona la vita e le pone accanto ai defunti.

Col passare dei secoli questo profondo bisogno di divino che è dentro di noi emerge ed assume forme esteriori diverse, dando vita  a divinità e dei di vario genere.

Ogni civiltà prende quelli della precedente li riadatta e ne aggiunge di nuovi, cambia loro funzione o aspetto esteriore seguendo una sorprendente continuità logica e storica.

Gli Italici dai culti preistorici e da loro i Romani fino all’arrivo della parola di Gesù.

E così i rituali pagani  vengono riadattati spesso localmente, dando vita a tradizioni e culti cristiani di grande suggestione.

Sin dalla prima diffusione del Cristianesimo  nelle terre d’Abruzzo le nostre genti sono state pervase da un intenso fervore religioso e da una fede profonda strettamente legata ai semplici ritmi e alle esigenze quotidiane della vita di un popolo composto per lo più da contadini e pastori.

Chiese, opere d’arte sacra, eremi  sono le tante testimonianze materiali che questa forte spiritualità ci ha lasciato.

Di esse la traccia più emozionante è  senza dubbio rappresentata dai riti: cerimonie e gestualità  giunte ai nostri giorni  immutate nei secoli e protetti gelosamente dalle popolazioni e rivissuti da giovani ed anziani con la stessa intensità.

Sono il fuoco, l’acqua, la pietra, ma anche gli animali a divenire gli strumenti attraverso i quali la fede si manifesta materialmente e il pellegrino mostra la sua devozione chiedendo la vicinanza di Dio.

Tra questi l’acqua è l’elemento fondamentale per l’esistenza di ogni forma di vita sulla terra sia animale che vegetale.

Sin dalla prima presenza dell’uomo  essa è stata uno dei fattori che hanno ritmato gli spostamenti dei nomadi e la scelta del luogo per stabilirsi.

Accampamenti e villaggi venivano sempre posti in luoghi sicuri, ma necessariamente vicini all’acqua, sorgenti, fiumi.

E l’agricoltura dei primi gruppi di uomini preistorici, quelli che da cacciatori nomadi divennero stabili contadini, ruotava attorno alla  disponibilità di acqua.

Le popolazioni italiche, ma soprattutto i romani, svilupparono poi dei veri e propri culti dell’acqua.

Realizzando templi con fontane e vasche.

Nel cristianesimo l’acqua assume ruoli simbolici fondamentali, il sacramento del battesimo  amministrato da San Giovanni Battista al giovane Gesù nel fiume Giordano ne è la principale testimonianza.

Acqua  come purificazione, acqua come segno di nascita, sorgenti come fonti di vita.

Una società di contadini e pastori come è stata per millenni quella abruzzese fino agli anni più recenti, ha fatto dell’acqua l’elemento centrale di culti e tradizioni religiose molto forti, sviluppatesi soprattutto attorno agli eremi delle montagne.

Spesso ai Santi eremiti è attribuito il miracolo di aver fatto sgorgare l’acqua dalla roccia e ad essa vengono riconosciute dalla devozione popolare peculiarità  guaritorie e benefiche.

Si va in pellegrinaggio per bagnarsi in quelle acque e guarire nel corpo e nell’animo.

I riti dell’acqua in Abruzzo

Il rito di San Michele a Liscia

Tra i molti eremi abruzzesi legati all’acqua suggestivi per i luoghi e i riti che vi si compiono, vi è il santuario di San Michele Arcangelo a Liscia nell’entroterra vastese che protegge una grotta con una sorgente naturale.

La leggenda racconta che un mandriano di Palmoli, portando la sua mandria al fiume per l’abbeverata, notò  un torello che scompariva ogni giorno per ritornare solo a sera.

Incuriosito decise di seguirlo e scoprì, con grande sorpresa, che l’animale arrivava fino  a una grotta nascosta nella vegetazione e lì si inginocchiava in adorazione di San Michele.

Preso da devozione il pastore si inginocchiò e l’Arcangelo compì il miracolo di far sgorgare l’acqua per dissetarlo.

La  grotta è tuttora  meta di grandi pellegrinaggi  che giungono qui  da tutto l’Abruzzo e anche dal Molise, due volte l’anno si ripete l’antico rito di bere l’acqua che sgorga  dalla grotta ritenuta miracolosa.

Partecipano a questo  rito  molti  pellegrini, di ogni età, provenienza ed estrazione sociale, entrano nella grotta in fondo alla chiesa, impugnano il tradizionale mestolo in rame e bevono un sorso d’acqua  attinta dalla suggestiva sorgente naturale sulla quale aleggia la tradizione del miracolo.

La devozione popolare risulta ufficializzata fin dal Seicento quando i D’Avalos, fecero costruire davanti alla grotta una chiesetta  nella quale è esposta la statua del Santo.

L’8 maggio e il 29 settembre, i fedeli  compiono  emozionanti rituali: toccano le pareti della roccia  e ci strofinano contro fazzoletti e oggetti sacri, poi bevono l’acqua di sorgente che gocciola dalle stalattiti, ritenuta  rimedio efficace contro i vari mali.

Il santuario è  legato alla religiosità dei pastori, poiché qui passano alcuni dei tratturi che dall’Abruzzo portavano le greggi in Puglia e viceversa.

San Venanzio a Raiano

Un altro suggestivo eremo  si  trova nell’aquilano poco distante  da Raiano.

La chiesa è dedicata al giovane Venanzio che, convertitosi al Cristianesimo si ritirò in questi luoghi.

Nel 259 fu arrestato e martirizzato.

Al culto di questo martire, ancora oggi molto sentito dai fedeli  che qui accorrono da tutto l’Abruzzo, si lega una antica tradizione che vuole riconoscere in alcuni segni sulla roccia le impronte del Santo.

La festa di San Venanzio si celebra il 18 maggio.

I pellegrini, ripercorrendo le orme della vita del Santo, si sdraiano su quella che si crede sia l’impronta  lasciata dal suo corpo, detta letto di San Venanzio, poi prendono posto sul sedile di Santa Rina per ottenere la guarigione dai mali fisici.

Dalla loggia esterna che si affaccia sul fiume parte la Scala Santa, scavata nella roccia che porta  fino all’acqua del fiume e viene percorsa  in salita dai pellegrini.

Questi gesti rituali sono legati all’evocazione della discesa agli inferi, dai quali si risale purificati, ma anche alle pratiche religiose per mezzo delle quali i pellegrini invocano la guarigione dai loro mali.

Un esempio è l’immersione degli arti doloranti o malati nelle acque del sottostante fiume Aterno e la benedizione dei malati con l’acqua miracolosa  di San Venanzio.

Le  acque  di  San  Franco

Lungo la panoramica strada che collega Assergi con il Passo delle Capannelle, accanto a una piccola chiesa, inizia il sentiero che porta alla sorgente di San Franco.

Protetta oggi da una cappella costruita in tempi più recenti, secondo la leggenda questa fonte venne fatta scaturire dal monaco eremita nel secolo XIII; egli  aveva  scelto le grotte del versante occidentale del Gran Sasso quale luogo del suo ritiro ascetico, come testimonia ancora il nome di monte San Franco.

Le leggende popolari legano le sue gesta  alle vicende del mondo agricolo e dei pastori, e parlano di montoni resuscitati e lupi ammansiti, ma più di tutto della sua capacità di far scaturire acqua sorgiva dalla roccia, elemento indispensabile alla sopravvivenza del bestiame e dei pastori stessi.

Il 5 giugno, festa di San Franco tantissimi pellegrini affrontano il pendio della montagna per raggiungere la sorgente e bagnarsi con quell’acqua ritenuta taumaturgica, in grado di  guarire malattie.

I pellegrini compiono abluzioni rituali perché il  campo specifico di applicazione di quest’acqua è la cura delle malattie della pelle, anche se non mancano testimonianze di antichi riti riguardanti l’incubatio e lo strofinamento sulla pietra  (G. Pansa, Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo, 1924).

I pellegrini riempiono bottiglie e taniche per riportare a casa l’acqua miracolosa  in caso di necessità  futura o come dono per amici e parenti  che non hanno potuto  prendere parte al pellegrinaggio.

Bisegna: rito del “comparatico”

Una festa molto sentita è quella di San Giovanni Battista, che ricorre il 24 giugno giorno in cui è d’uso bagnarsi in segno di protezione

A Bisegna, piccolo centro della valle del Giovenco i pellegrini si recano in processione  nella chiesa di San Giovanni, nella valle del Giovenco, a circa quattro chilometri dal paese.

L’area è ricca di reperti archeologici che fanno presumere l’esistenza di antichi templi pagani.

Vicino alla chiesa di San Giovanni vi è una grotta naturale scavata nella roccia nella quale si pensa abbia dimorato un eremita o, addirittura, il santo stesso.

Oggi questa grotta è visitata da fedeli e pellegrini che vi depositano semplici ex voto davanti ad una piccola statua del santo.

Nei pressi della chiesa vi è una bella fontana in pietra  costruita alla fine del 1700 ed  alimentata da  una  sorgente che, proprio  nei giorni della festa, abbonda di un’acqua ritenuta miracolosa che viene utilizzata dai fedeli sia per bagnarsi il corpo, al fine di proteggerlo dalle malattie delle pelle, sia per compiere il rito del "comparatico".

Un patto di reciproco aiuto fra due persone che si realizza lavandosi con l’acqua di San Giovanni.

Con i piedi immersi nell’acqua del fiume, ragazze e ragazzi stringono i legami di comparatico che li   legano con una forma di parentela magica e indissolubile nel nome di San Giovanni Battista.

Si  stringono  i mignoli  delle  mani e dondolando le braccia si recita “: Cumpare i cummare damuce la mano, la mano ce lla demo i cumpari nu saremo!.

Il legame diviene  così sacro e inviolabile per tutta la vita.

Anche nella Valle Roveto: Civitella Roveto, Canistro, Balsorano e Capistrello, centinaia di persone assistono   al rito e costituiscono  parte integrante del “bagno” di purificazione, nella credenza popolare che la festa del solstizio d’estate il 24 giugno, San Giovanni Battista durante la notte scopra, i miti non estinti il matrimonio del  sole con la luna che viene fecondata; la rugiada sacra, sull’erba ricercata dalle spose che vogliono i figli.

E a mezzanotte, la gente si raccoglie lungo le sponde del fiume i giovani nudi si  immergono nel fiume  Liri e stringono i comparatici, inizia così  il battesimo collettivo per ricordare il battesimo di Cristo nel Giordano.

La gente si bagna il corpo, entra nel letto del fiume ghiaioso, si segna a forma di croce la fronte, raccoglie  l’acqua che conserverà per tutto l’anno  anche per preparare il lievito.

Questo rito di purificazione ma anche di protezione dalle malattie va avanti fino all’alba quando i primi raggi del sole calano sul fiume Liri.

Proprietà e benefici delle acque d’Abruzzo

L’Abruzzo è una terra ricca di sorgenti di acque prodigiose, ogni  paese d’Abruzzo può vantare ‘acque miracolose’ utilizzate fin dall’antichità, acque  ricche di notevole effetto terapeutico, acque che posseggono una alta concentrazione di minerali, tra le più qualificate, le ferruginose, le bicarbonate, le solfate e le sulfuree.

Nei primi anni del 1800 appassionati ricercatori analizzarono e catalogarono le migliori acque abruzzesi, rendendole note tramite pubblicazioni scientifiche.

Vi sono presenti le acque mediominerali, dove la concentrazione di sali è equilibrata e le oligominerali, che difettano di sali, particolarmente indicate in alcune patologie.

Acqua bevono le mamme senza latte che pregano Sant’Agnese, Santa Scolastica e Sant’Agata e con essa si aspergono in cerca di fertilità le donne che, ancor oggi, visitano chiese campestri e tradizionali fontane dedicate alla Sante.

Gli agricoltori delle valli che visitavano l’Eremo di San Bartolomeo di Legio a Roccamorice, portavano giù dalla montagna un po’ dell’acqua che sgorga dalla sorgente vicina alla dimora del Santo: serviva ad aspergere le viti e scongiurarne la malattia più pericolosa, la peronospera.

Lungo la strada che collega Raiano a Vittorito,  in provincia dell’Aquila, una sorgente di acqua sulfurea che faceva girare la ruota di un mulino, era utilizzata per i benefici effetti sui tessuti cutanei ed anche come ottimo sbiancante per le fibre di canapa e di lino, lasciate a macerare, poi battute con rudimentali ma efficaci strumenti e ridotte ad una arruffata massa filamentosa da torcere in un lungo filo da tessere nei telai di legno casalinghi.

Il benessere e la salute dell’uomo sono l’obbiettivo secolare delle buone acque abruzzesi e soprattutto  in tre famose località: Caramanico Terme, Popoli e Canistro che sono  sedi di Terme ben organizzate e all’avanguardia in campo terapeutico.

tutti pazzi per la Civita

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