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Campiglia Marittima è un comune della provincia di Livorno, in Toscana.

Il toponimo è attestato per la prima volta nel 1004 come Campillia e deriva dal latino campus, «campo».

Nel 1862 fu aggiunta la specificazione marittima, cioè «della Maremma» (in latino Maritima).

Il paese è uno dei comuni facenti parte del circondario della Val di Cornia e comprende la più popolosa frazione di Venturina Terme.

Da molteplici testimonianze archeologiche nel territorio comunale si sa che sono esistiti stanziamenti anteriori al Medioevo.

Il territorio comunale già in epoca etrusca e romana è abitato anche grazie al fatto che la zona è ricca di minerali, testimonianze di questa attività sono visibili ai piedi del paese dove oggi si trova la chiesa della Madonna di Fucinaia e il parco archeo-minerario di San Silvestro.

Oggi sono visitabili i forni fusori e i pozzi minerari che gli etruschi sfruttavano in cerca di metalli.

Sono state individuate tracce di un villaggio di capanne dell'VIII-IX secolo, infatti è nel Medioevo che l'abitato prende forma.

Nell'XI secolo abbiamo le prime testimonianze di fonti scritte che parlano dell'insediamento urbano di Campillia anche se è sicuramente a partire dalla metà del XII secolo, quando le vicende storiche pisane influenzarono il borgo, che si comincia a parlare sempre più della città.

Il primo documento ufficiale che nomina Campiglia è del 1004: è l'atto del Conte Gherardo II della Gherardesca che dona al monastero di Santa Maria di Serena, vicino a Chiusdino, la metà del castello di Campiglia con il suo territorio e la chiesa, insieme a quote dei vicini castelli di Acquaviva, Biserno, e del Castello di Monte Calvi (la rocca detta ora di San Silvestro).

Rocca San Silvestro, situata sulle pendici del Monte Calvi, fu un villaggio fortificato, fondato nel X-XI secolo, dalla famiglia dei Della Gherardesca per controllare le miniere di rame e di piombo argentifero della zona, sfruttate fin dall'epoca etrusca.

Il villaggio conserva una parte alta cinta da mura, con la residenza signorile e una chiesa, e il borgo inferiore, difeso da un'altra cinta in pietra e dotato di strutture produttive (frantoio, forni).

La lavorazione del ferro si svolgeva invece al di fuori delle mura. Nel XII secolo appartenne alla famiglia Della Rocca e si sviluppò economicamente.

Le mura vennero ricostruite e dotate di una porta fortificata con scalinata antistante, mentre il palazzo signorile si arricchì di una nuova torre e cisterne; anche la chiesa venne ingrandita.

Alla fine del secolo, tuttavia, le attività minerarie iniziarono a decadere, per la concorrenza delle miniere della Sardegna e per l'invenzione di nuove procedure di lavorazione, e il borgo si spopolò fino al definitivo abbandono nel XIV secolo.

Nel XII secolo una parte di Campiglia fu donata anche al monastero di San Giustiniano in Falesia, in Piombino, di proprietà degli stessi Gherardesca; il conte Ildebrando della Gherardesca nel 1139, donò alla mensa arcivescovile di Pisa la metà dei beni nelle località di Biserno, di Vignale, di Campiglia, di Monte San Lorenzo.

Dal 1158, grazie all'arcivescovado pisano che ottenne i possessi del monastero di Serena, troviamo il castello di Campiglia sotto il dominio del Comune di Pisa.

Nel marzo 1138 Campiglia ospitò papa Innocenzo II che con la corte ritornava a Viterbo dopo il concilio di Pisa.

Fra i signori di Campiglia risalta il nome di un Uguccione, di famiglia di magnati pisani, i quali nel 1238 inviarono i loro rappresentanti a Santa Maria in Monte per un trattato di concordia e di lega fra essi e alcuni popoli della Toscana; inoltre si ricordano un Alberto Signore di Campiglia e una Preziosa che nel 1274 sposò Veltro da Corvaia.

La rocca di Campiglia rimase sotto il dominino pisano fino al 1406, quando Firenze conquistò Pisa; Campiglia venne occupata dai fiorentini, divenendo così il punto più meridionale dei dominii di Firenze nella Maremma Pisana, importantissimo avamposto anche per il controllo e l'influenza su Piombino.

Nel 1447 Alfonso di Aragona re di Napoli, in marcia verso Milano, condusse il suo esercito anche verso Campiglia e presidiando anche lo Stato di Piombino, ma venne ostacolato dai capitani Fiorentini Neri Capponi e Bernardetto de Mediciche fecero più di duemila morti nella pianura di Caldana; così Campiglia venne bene difesa, tanto che l'Aragonese dovette ritirarsi.

Campiglia divenne territorio di confine strategico per Firenze per tutto il XV secolo e prima parte del XVI infatti è roccaforte delle truppe Fiorentine.

L'importanza strategica di Campiglia è testimoniata da un episodio storico importante che vide truppe capitanate da Ercole Bentivoglio scontrarsi con le compagnie fedeli ai pisani governate dal capitano di ventura Bartolomeo d'Alviano, il quale tentava ogni mezzo per recarsi da Scarlino a Pisa.

Fu presso la torre costiera di San Vincenzo che avvenne lo scontro, il 17 agosto 1505 ebbe luogo la "Battaglia di San Vincenzo" che vide le truppe Fiorentine prevalere sui Pisani sostenuti da Siena, sedando una delle ultime manifestazioni di indipendentismo pisano.

Campiglia inizia progressivamente a perdere importanza quando i Fiorentini non la considerano più avamposto strategico, ormai hanno consolidato il loro potere soggiogando Pisa definitivamente nel 1509 occupandola e presidiandola con l'esercito; non riscontrando più negli anni a seguire sentimenti aggressivi contro Firenze dalle città della costa e dalle antiche famiglie di origine pisana, si registrerà un lento naturale degrado militare ed economico.

Le Cave di marmo di Campiglia furono sfruttate fin dall'antichità dai romani e nel quattrocento dai Fiorentini per la costruzione di Santa Maria del Fiore

Le sorti di Campiglia e del suo territorio seguirono quelle dell'intera Toscana prima con i Medici e poi con i Lorena nel Granducato di Toscana.

La città subì il contagio di peste che accompagnato dalla carestia rese deserta Campiglia nei secoli XVI e decimò la popolazione tanto che fu ridotta a 316 abitanti.

Ai piedi di Campiglia con la costruzione della Via Regia Emilia, voluta dai Lorena nel XVIII secolo, cominciò a nascere l'abitato di Venturina la sua storia è caratterizzata dalla vantaggiosa posizione di vicinanza a Piombino.

Il territorio intorno a Venturina della val di Cornia e del lago di Piombino acquisì grazie alle opere di bonifica lorenesi nuova linfa permettendo così che si potesse sviluppare un'importante realtà agricola.

La dominazione dei Lorena continuò sino all'inizio del 1800 infatti come tutta la toscana il territorio fu invaso dalle truppe francesi al seguito di Napoleone Bonaparte che occuparono il territorio e vi rimasero fino al 1814.

Dal 1815 il territorio di Campiglia Marittima rientrò a far parte del Granducato di Toscana retto ancora dai Lorena e amministrativamente nel compartimento granducale di Pisa.

La Comunità di Campiglia nel 1833 fu staccata insieme con quelle di Piombino e di Suvereto dal Compartimento granducale di Pisa per essere assegnata al Compartimento granducale di Grosseto, nel 1860 il Granducato di Toscana, e quindi anche il territorio di Campiglia si uni al regno d'Italia, e lo stesso anno la nuova provincia di Grosseto cedette i comuni della Val di Cornia a Pisa facendo ritornare amministrativamente Campiglia nella provincia di Pisa.

Nel 1925 durante il fascismo, il gerarca Costanzo Ciano livornese, fece ampliare la piccola provincia di Livorno che era composta solo dalla città e dai comuni dell'isola d'Elba, inserendovi tutte le località costiere e la Val di Cornia compresa Campiglia Marittima.

Il comune di Campiglia nell'immediato dopo guerra, nell'anno 1949 perse parte del territorio comunale per permettere a San Vincenzo di divenire comune autonomo e indipendente con Decreto del Presidente della Repubblica n. 414 del 3 giugno 1949.

tutti pazzi per la Civita

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