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Berlusconi, Meloni, SalviniIl successo del centrodestra è il frutto della repulsione per il Pd renziano

di Arturo Diaconale*

Se non ci fosse stata questa repulsione l’elettorato pentastellato non avrebbe fatto convergere i propri voti sui candidati sindaci moderati e lo schieramento di Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini non sarebbe uscito vincitore dal turno amministrativo di domenica scorsa.

Ma il sistema elettorale delle amministrative non è lo stesso di quello delle elezioni politiche. In assenza di ballottaggio e di schieramenti e in presenza di un sistema proporzionale il travaso di voti degli esclusi dal faccia a faccia finale tra i candidati di due aree antagoniste non si verifica.

Ogni partito prende i suoi consensi e il problema della governabilità del Paese non è lasciato all’esito del ballottaggio finale, ma alla trattativa che si apre tra le forze politiche all’indomani delle elezioni.

Fino a domenica scorsa la consapevolezza che il voto del 2018 sarebbe avvenuto con il proporzionale dava al Movimento Cinque Stelle la convinzione che, battendo sul filo di lana il Pd come partito di maggioranza relativa, il compito di formare il futuro governo sarebbe stato dato dal Quirinale al candidato premier grillino.

Una volta ottenuto l’incarico, il Di Maio o il Di Battista di turno avrebbero cercato di dare vita a un governo di minoranza cercando sostegni più o meno stabili tra quei gruppi parlamentari che pur di avere uno strapuntino governativo si sarebbero alleati anche con il diavolo.

Il voto ha cambiato questa prospettiva. Perché il Movimento Cinque Stelle ha perso la sua spinta propulsiva e sembra aver lasciato al Pd il ruolo di partito di maggioranza relativa a cui il capo dello Stato dovrebbe dare l’incarico di formare un governo da costruire con chiunque voglia garantire un minimo di stabilità alla prossima legislatura.

Matteo Renzi ha perso il voto amministrativo ma si consola pensando che con un pronosticato 28 per cento del Pd, Sergio Mattarella sarebbe obbligato a chiamare al Quirinale il segretario del Partito Democratico. Cioè lui.

E il centrodestra che ha vinto le amministrative? Al voto Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono costretti ad andare separati e nessuno di loro può sperare di diventare il partito di maggioranza relativa.

Ma all’indomani delle elezioni, facendo scattare un patto preesistente, possono salire al Colle come la federazione che ha raggiunto il massimo dei consensi e pretendere di ottenere l’incarico di dare vita al nuovo governo.

Questa è una strada. Ce ne possono essere altre. Ma l’importante è che il centrodestra non perda l’occasione.

*www.opinione.it   

tutti pazzi per la Civita

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