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"questo il parco più bello"

Racconigi

Il castello vince il premio che l'anno scorso è stato assegnato alla Reggia di Caserta

 di Carlo Grande

La ghiaia scintilla davanti al castello di Racconigi, abbagliano anche le ali spiegate delle cicogne, che attraversano il cielo per raggiungere gli altissimi comignoli e i nidi sul tetto del maniero.

Scena fiabesca, eppure usuale, ma il sogno dei sovrani illuminati che vollero la residenza sabauda e tutta la sua tenuta vive ancora: il meraviglioso parco del Castello di Racconigi ha vinto quest'anno l'ottava edizione del premio «Il Parco Più Bello d'Italia», assegnato l'anno scorso alla Reggia di Caserta.

Ognuno dei 200 mila visitatori che ogni anno passeggiano lungo i viali della reggia sa bene perché: l'immenso parco «all'inglese», con laghi, grandi alberi e prati, con le splendide serre e la scuderie (per non parlare del palazzo in sé), offre impagabili vedute, degne dei più magnificenti castelli europei (quelli della Loira, ad esempio), o delle «mansion» inglesi.

Una favolosa dimora
Un gioiello a due passi da Torino, dunque, conviene ripetere. Una favolosa dimora con una irripetibile storia alle spalle: originario del XII secolo, il castello già nel Trecento aveva un importante giardino. Nel 1667 venne affidato da Emanuele Filiberto Amedeo addirittura ad André Le Nôtre, padre dei giardini di Versailles, che progettò un giardino in stile geometrico tipico del giardino francese, tutto aiuole e parterre.

Un secolo dopo Giuseppina di Lorena, principessa di Carignano, affidò a Giacomo Pregliasco la trasformazione di una parte del parco in giardino «all'inglese», non più geometrico ma «appassionante» e ricco di natura apparentemente selvaggia, in realtà sapientemente progettata: è quello che vediamo oggi, modificato per volere di Carlo Alberto dal giardiniere tedesco Xavier Kurten, tutto sentieri tortuosi e grandi distese di prati e boschetti, ponticelli e rovine, alberi monumentali fra i più belli d'Italia, vedute romantiche degne di Maupassant e Rousseau, un lago sinuoso con un'isoletta nel centro per il momento non raggiungibile, se non tramite un tunnel segreto che parte dalla «grotta di Merlino» - oggigiorno non praticabile - o con una barca: sarebbe bello, un giorno (e sarebbe una deliziosa meta domenicale) poter navigare dalla darsena, che esiste ancora, fino all'isoletta.

Il progetto esiste, speriamo venga realizzato.

Inoltrandosi nel parco alle spalle del Castello (in realtà l'ingresso vero è quello a Nord, che accoglieva i sovrani in arrivo da
Torino) si arriva alla «Margaria», il complesso agricolo in stile neogotico splendido nei suoi mattoni rossi, e poi alle Serre, costruite in pietra grigia della val Chisone, un tempo le più famose d'Europa.

Oggi sono una fascinosa «location» per convegni, esposizioni e anche feste e matrimoni (affittarle è assai meno costoso e altrettanto scenografico che la Venaria Reale).

Nella tenuta agricola (l'Azienda della Real Casa voluta da
Carlo Alberto nella prima metà dell'Ottocento e gestita con criteri d'avanguardia, per l'epoca) si coltivava tra l'altro la frutta e si allevava il bestiame.

Oggi un po' di questa produzione è stata mantenuta, c'è un frutteto e un margaro tiene le mucche e produce eccellenti formaggi.

Il premio ha un nome preciso:
Mirella Macera, la soprintendente che in 30 anni ha saputo contrastare il progressivo abbandono che avvolse il lussuoso «palazzo di delizie» - cui aveva messo mano anche Guarino Guarini - iniziato dalla Seconda guerra mondiale.

Il lavoro di riqualificazione
La giuria ha premiato l'enorme lavoro di restauro, architettonico e botanico, della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte, iniziato sin da quando la reggia venne acquistata dallo Stato nel 1980.

Mirella Macera, da poco scomparsa, aveva un amore infinito per Racconigi, sapeva che parchi e giardini racchiudono e difendono un'idea di civiltà («paradiso» significa giardino), per molti aspetti sono la civiltà.

Il premio è dunque benaugurante come le carrozze che si vedono scorrere con i turisti verso l'interno del parco, come le ragazze che si incontrano sulle panchine intente a leggere un libro (a disposizione in una bella biblioteca), come le scolaresche che visitano il castello, i suoi arredi e le sue grandi stanze, come le cicogne che volano sui tetti di tutta la città, accolte nel vicino centro della Lipu.

Gli animali scelgono i luoghi più riscaldati, i comignoli delle case dove è nato un bambino, che hanno bisogno di più tepore: quindi sono i bambini che portano le cicogne, non il contrario. E' la civiltà che chiama la civiltà, l'amore per la bellezza e per la «res publica» che chiama al rispetto.

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