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Le armi segrete della Nato salvano la natura

A La Spezia si trasforma il bunker della Guerra Fredda.

Telecamere e sensori hi tech per proteggere il mare

Teodoro ChiarelliDalla caccia ai sottomarini sovietici alla sorveglianza dei porti, da «Ottobre Rosso» alla riserva marina di Portofino. La Guerra Fredda è finita da un pezzo e anche le basi Nato che più segrete non si può devono rimettersi in gioco e aprirsi al mondo civile se vogliono sopravvivere. Il Nurc (Nato undersea research centre) è il centro di ricerca sottomarina dell'Alleanza Atlantica. Fondato nel 1959 in piena Guerra Fredda e situato a La Spezia nel comprensorio di San Bartolomeo, è l'unico centro del suo genere in Europa, affiancato da un fratello minore negli Stati Uniti.

Si trova all'interno della base della Marina (una base militare dentro una base militare) con rigidissimi standard di sicurezza, praticamente inaccessibile, ancora pochi anni fa. La principale mission del Nurc era di creare strumenti e sistemi per ascoltare e vedere tutto quello che accade in mare. Ingegneri, scienziati, tecnici specializzati, ammiragli e un manipolo di ufficiali (attualmente sono 180, provenienti da diversi Paesi dell'Alleanza) studiavano (e in parte studiano ancora) come individuare un sommergibile, una mina, un segnale sottomarino.

Sono stati anni vissuti pericolosamente, con La Spezia che pullulava di agenti segreti di tanti paesi, con il Golfo dei Poeti pieno di pescherecci spia dell'Urss che tentavano di incrociare le navi di ricerca della Nato. Sì, perché il Nurc ha sempre avuto in dotazione una flottiglia di mezzi speciali dotati di tecnologie sofisticate. Attualmente dispone di due navi: l'Alliance, 98 metri di lunghezza e 3 mila tonnellate di stazza, e la Leonardo, 28 metri di lunghezza.

Crollato il muro e fallita l'Unione Sovietica, il Nurc si è focalizzato dopo l'11 settembre sulla difesa dei porti da possibili attacchi terroristici e sulla lotta alla pirateria che infesta le coste della Nigeria e della Somalia, l'Oceano Indiano e il Mar della Cina. Ma ha allargato i propri orizzonti anche all'ambito marittimo e costiero, in particolare per la tutela ambientale. «In quattro anni - spiega il direttore, l'ammiraglio francese François-Régis Martin Lauzer, in procinto di passare le consegne a un tedesco - abbiamo attivato collaborazioni con università e aziende e siamo arrivati a realizzare un 20% di fatturato esterno alla Nato. L'obiettivo è arrivare entro il 2012 al 30%».

Con mille cautele e controlli rigorosissimi i giornalisti sono stati finalmente ammessi al Nurc e condotti a visitare alcuni laboratori. Ecco «Mandarina», un gommone che senza marinaio sorveglia da solo. Poi c'è il «Folaga», un veicolo autonomo robotizzato, unico al mondo, che opera come un aliante ma in acqua: mentre affonda, plana.

Un giocattolino che costa 30-40 mila euro, ma che si confronta con un equivalente Usa un po' più sofisticato, ma che costa 600 mila dollari. «Thelma e Luise» sembra invece una coppia di grossi siluri: in realtà viene utilizzata soprattutto per posare cavi sottomarini a costi enormemente inferiori a quelli di una nave posacavi.

«In genere - dice Martin Lauzer - occorrono diversi anni perché un progetto sviluppato qui diventi un prodotto vero e proprio. Diciamo che oggi sono realizzati strumenti, macchinari e impianti pensati vent'anni fa».

Gli strumenti sensibilissimi messi a punto dal Nurc ora vengono usati per preservare dall'inquinamento le aree protette sottomarine.

www.lastampa.it

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