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Da Pasolini a Gibson cercando nei Sassi di Matera la Palestina d'Italia

Dal dopoguerra rurale ai set di Hollywood

la città scenario ideale tra storia ed episodi biblici

di Rocco Moliterni*

Se per Carlo Levi negli Anni 30 Cristo si è fermato ad Eboli, grazie al cinema e a registi come Pier Paolo Pasolini e Mel Gibson, nel dopoguerra il Messia è arrivato di sicuro fino a Matera. 

Quella che può sembrare una battuta, nasconde uno spaccato socio-economico: negli Anni 30 la Basilicata di cui parlava l’intellettuale torinese inviatovi al confino dal regime fascista era ancora un mondo arcaico e contadino che sembrava tagliato fuori dalla civiltà moderna (Eboli è l’ultimo paese campano prima della Lucania.  

Oggi grazie anche al cinema la città dei Sassi è un via vai di turisti americani e giapponesi e ambisce a diventare capitale europea della cultura nel 2019.

Scavata nella roccia calcarea, alta sulla «gravina», che è un canyon naturale, ricca tanto di chiese rupestri quanto di cattedrali barocche, e soprattutto di una luce che sembra scolpire ogni cosa, Matera ha incantato fin dal dopoguerra registi non solo italiani. 
 

«In città sono stati girati - racconta Luciano Veglia, cardiologo-cinéphile che ha scritto due libri sul cinema a Matera, imprescindibile bibbia sull’argomento - almeno 25 lungometraggi, dal 1953 ad oggi, senza contare i documentari e le fiction televisive».  

Il 1953 è una data storica per la città, in quell’anno avviene infatti per legge lo «svuotamento» dei Sassi, la gente che viveva in difficili condizioni nella case-grotta scavate nel tufo le abbandona per andare a popolare nuovi quartieri costruiti ad hoc.

E proprio pochi mesi prima che ciò accada Alberto Lattuada gira
La Lupa, un adattamento dell’omonima novella verghiana, che vede tra gli sceneggiatori anche Moravia e come protagonista Kerima, un’attrice nordafricana all’epoca molto famosa.

Il film è ambientato nei Sassi, ancora popolati (fulcro lo sperone roccioso di Santa Maria d’Idris) e rimane un eccezionale documento antropologico, così come le splendide istantanee che sul set scattò Federico Patellani, fotografo e amico di Lattuada.

Alla fine degli Anni 50, Luigi Capuano firma Il Conte di Matera, un film di cappa e spada che si ispira alla vita di un signorotto locale del ‘500, con Virna Lisi.

Agli inizi degli Anni 60 Luigi Zampa girerà parte di Anni ruggenti e Brunello Rondi, realizzerà Il Demonio, nei cui titoli di testa ringrazia l’etnologo Ernesto de Martino, che in quegli anni conduceva fondamentali ricerche su Sud e magia.

La svolta si ha però nel 1964, con
Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini.
«Lo scrittore da poco diventato anche regista - racconta Veglia - per ambientare il suo Vangelo aveva fatto una sopralluogo in Palestina, ma era rimasto deluso.

Tra insegne al neon, strade e case appena costruite non aveva trovato quel mondo arcaico che desiderava. E anche i volti dei palestinesi degli Anni 60 gli sembravano troppo “moderni”». Così approdò a Matera e qui tra il Sasso Caveoso e quello Barisano, tra le chiese rupestri del Parco della Murgia che offrono uno scenario quasi senza tempo e i volti dei contadini lucani su cui il tempo sembrava essersi fermato a due mila anni fa, trovò quel senso del sacro che cercava.

Scelse come Gesù un studente spagnolo Enrique Irazoqui (proprio nei giorni scorsi gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Matera), e come Maria la propria madre Susanna, chiamò a recitare amici come Elsa Morante o Enzo Siciliano e ragazzi, uomini e donne di Matera fecero da comparse.

Il film ebbe uno straordinario successo di critica (a Venezia nel 1964 il premio speciale della giuria e quello della stampa cattolica). Matera divenne una citta «cult», soprattutto fra gli intellettuali «impegnati» come si diceva allora. E registi «intellettuali» come i Fratelli Taviani vi ambienteranno scene di Allosanfan prima e del Sole anche di Notte poi.

Lo spagnolo Arrabal vi realizzerà nel 1975
L’Albero di Guernica, la città resa famosa dal quadro di Picasso, e dedicato all’albero che rappresenta l’identità del popolo basco (pianterà una quercia davanti alla Chiesa di Sant’Agostino).

Matera come luogo di vicende bibliche sarà sfruttata nel 1985, da Bruce Beresford per King David, con protagonista un Richard Gere, reduce dai successi di Ufficiale e gentiluomo («quel film fu un fiasco - dirà anni dopo la star americana - ma sono contento di averlo interpretato perché mi ha fatto scoprire Matera»).

Poco meno di vent’anni dopo sarà Mel Gibson a girare qui, tra i Sassi e le Chiese rupestri del parco della Murgia la sua Passion, le ultime dodici ore della vita di Cristo (ricostruirà la porta di Gerusalemme nello stesso luogo, Porta Pistola, dove il Sasso Caveoso diventa Barisano, scelto da Pasolini quarant’anni prima).

Il film, interpretato anche da Monica Bellucci, viene stroncato dalla critica ma lancia Matera nell’immaginario del grande pubblico: altri registi americani la vorranno come scenario di
Omen il presagio e di Nativity (ancora un episodio evangelico), entrambi del 2006.

E il fascino della città, vista sul grande schermo, richiama visitatori da tutto il mondo: quel lembo di Lucania, un tempo abbandonata da Dio e dagli uomini diventa una meta ambita del turismo internazionale. Quasi un miracolo.

*www.lastampa.it

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