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Villa Badessa, a pochi chilometri da Rosciano, in provincia di Pescara, nell'Abruzzo, immersa nel verde della fertile vallata in cui scorre il fiume Nora, rappresenta la più settentrio­nale colonia italo-albanese d'Italia. I cinquecento abitanti che danno vita a questa minuscola diaspora sono i discendenti di un grup­po di diciotto famiglie che partirono nel 1743 dall'Albania meridionale per sfuggire all'occupazione turca dei Balcani.

Giunti in nel regno di Napoli, ricevettero da Carlo III di Borbone due feudi allodiali, che gli venivano per asse ereditario dalla madre Elisabetta Farnese di Parma, dell'Abbadessa e di Piano di Coccia e si insediarono ufficialmente in Abruzzo il 4 marzo 1744.

Il piccolo nucleo era accompagnato da due sacerdoti ortodossi ai quali era affidata la cura spirituale della comunità, dedita all'agricol­tura.

Le tradizioni del paese di origini sono state tramandate nei secoli e sono tutt’ora rispettate.

Sempre vivo è il ricordo del grande Eroe Nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg, che domina la piazza a lui intitolata nel centro del Paese. 

La fama di Skanderbeg permane altissima presso gli Albanesi di Villa Badessa, come in tutte le popolazioni albanesi rifugiatisi in Italia, considerandolo simbolo, per il popolo, di ideale, di saggezza, di orgoglio, di intraprendenza, d'amore e di rispetto della persona, di difesa del Diritto e Garanzia di Libertà.

Dopo due secoli gli Albanesi di Villa Badessa continuano ad esprimersi nel loro antico e miste­rioso idioma ed a seguire la liturgia di rito greco bizantino.

Battesimi, matrimoni, funerali, ma anche semplicemente la messa domenicale, hanno caratteri cerimoniali esotici e di grande suggestione, assai diversi da quelli occidentali.

Molte sono le cerimonie che si distaccano, almeno formalmente, dalla liturgia occidentale non fosse altro per la mancanza di simulacri scol­piti a tutto vantaggio delle icone tutte di grande importanza storica e documentale, ma alcune anche di notevole valore artistico, presenti nei riti e nelle processioni.

La Chiesa parrocchiale dedicata alla Theotocos Assunta in cielo, Kimisis, è arricchita di Ikonostasi con 75 preziosi dipinti su tavola dal sec. XV al sec. XX, tutte restaurate dal Ministero dei Beni Culturali e riconosciute, inventariate come opere storico - artistiche di interesse internazionale e tali da costituire una rara e unica Collezione in tutta l'Europa Occidentale.

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