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I navigatori satellitari hanno ucciso le mappe?

Si direbbe proprio di no. Oggi a Roma il dibattito

di Raffaello Masci*  

Poiché il navigatore satellitare sta diventando una protesi obbligatoria di ogni automobilista tecnologico e moderno, la più grande casa editrice di guide - la Edt, che pubblica in Italia la Lonely Planet - ha deciso di lanciare sul mercato il prodotto più richiesto e introvabile del momento: una nuova collana di carte geografiche (quelle dell’editore tedesco Mairdumont), grandi, colorate, dettagliate e munite di post-it a forma di freccetta per segnalare luoghi e percorsi.

A dirla così sembrerebbe la rivincita della vecchia cara mappa sulle diavolerie dell’elettronica, in realtà se le carte geografiche stanno vivendo una nuova primavera lo si deve proprio al Gps.
«Intanto le carte geografiche non si trovavano più - dice Bruno Boschin, titolare della Libreria del viaggiatore, la più celebre, antica e fornita di Roma - se non in negozi specializzati, o di settore.

Fino a pochi anni fa erano, addirittura, un prodotto di nicchia, tant’è che grandi e affermati editori italiani specializzati in geografia, avevano quasi dismesso il genere, in quanto il gioco non valeva la candela».
E adesso, invece, cosa è successo? «È successo - spiega il libraio - quello che è accaduto per la videoscrittura che ha determinato la rinascita della penna stilografica, dei quaderni di carta fatta a mano e delle matite morbide da portamina. La gente vuole riappropriarsi dell’esperienza diretta, e il viaggio lo vuole compiere, non subire».
A Roma è in corso il Festival della letteratura di viaggio, nei giardini di Villa Celimontana, sul Celio: una tribuna per chi ama il viaggio e il suo racconto, la geografia e le sue vicende storiche, la Terra e le sue rappresentazioni.
Tra gli stand c’è un palco, dove stamattina geografi, scrittori, travel journalist dibatteranno di «carte geografiche vs navigatori satellitari», una provocazione, s’intende, perché si è capito - e lo dice il mercato - che proprio i navigatori hanno ridato piglio e vita non solo alle delle carte geografiche, ma anche di quelle stradali e perfino delle topografiche.
«La carta - spiega la geografa dell’Università di Bergamo, Emanuela Casti - pone al centro il territorio, il Gps pone al centro il soggetto che si sposta. Gli strumenti rispondono a due esigenze diverse ma capaci di incontrarsi.

Errare ed errore hanno la stessa etimologia e fanno riferimento all’esperienza: il Gps offre un percorso sicuro ma annulla l’esperienza, ma se c’è anche la carta è possibile recuperarla».

Una via intermedia tra i due strumenti è, spiega ancora la geografa, «la mappa elettronica» (tipo Google Earth), che compagina le informazioni sul territorio con le esigenze di spostamento.

«C’è anche una versione evoluta di questo tipo di mappe che permette di visualizzare perfino ciò che si trovava prima in un determinato luogo: per esempio a Berlino è possibile vedere la ricostruzione del muro.

Ma Google Earth presuppone un monitor, non si porta in giro nello zaino».
«La carta geografica è come il libro - sintetizza Angelo Pittro, direttore marketing di Edt -: uno strumento che si evolve ma non muore, un mezzo poetico, familiare, vicino a chi la usa e declinabile secondo le esigenze di ciascuno.

Ci restituisce la possibilità di perderci e di vagabondare. Non capisco perché importanti editori del settore si siano ritirati da questo campo, proprio nel momento in cui la richiesta sta montando».

*www.lastampa.it

tutti pazzi per la Civita

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