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Fano Adriano è un comune della Provincia di Teramo, in Abruzzo.

Il patrono, San Valentino, si festeggia il 14 febbraio.

Frazioni:Cerqueto, Ponte Rio Arno, Regimenti.

Confina con i comuni di Crognaleto, Isola del Gran Sasso d'Italia, L'Aquila (AQ), Montorio al Vomano, Pietracamela, Tossicia.

E' all'interno del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

Il paese è sito alle falde del massiccio del Gran Sasso,

Sorge a mezza costa del colle San Marcello, lungo la val­le del Vomano.

Nella parte più antica dell'abitato è la chiesa parrocchiale di San Pietro con facciata cin­quecentesca, e portale della fine del secolo XVII, ma modificato nell'Ottocento, all'inter­no, soffitto del 1608, affreschi cinquecente­schi e begli arredi lignei barocchi.

Sul colle è la chiesetta dell'Annunziata, costruita sui re­sti di un edificio medievale, forse una torre di avvistamento.

Da visi­tare, nella frazione Cerqueto, l'in­teressante Museo del folklore.

È raggiungibile in pochi minuti d'auto dalla Strada maestra del Parco, la storica Strada Statale 80, la via Cecilia dei romani.

Sul suo territorio, nel secolo scorso, erano ancora visibili i re­sti di un edificio ritenuto di epo­ca romana.

Prima di al­lora nei documenti abbiamo Fanum, Trianum e Trìganum, da alcuni considerati due nuclei abi­tati prossimi (Triganum nel XII secolo era di Rainaldus di Trigano e del fratello Guictunus).

Successivamente fu di Antonello Petrucci, di Pardo Orsini, e degli Alarcon y Mendoza.

È divenuto co­mune autonomo nel 1806.

Il nome Fano Adriano deriva forse da Fanum Adriani, nome già in uso al tempo degli antichi romani che vi abitavano come dimostrerebbe i probabili resti di un tempio situati sul colle San Marcello.

Il paese viene citato su documenti ufficiali per la prima volta nella metà del Quattrocento.

In quel periodo il borgo era feudo di Giacomo Antonio Orsini.

Il paese, sito lungo la valle del Vomano, ha un caratteristico aspetto medievale e conserva edifici di un certo interesse.

Nella parte più antica dell’abitato è sita la chiesa parrocchiale con una facciata cinquecentesca, il campanile del 1550 ed il portale realizzato nel 1693 che reca nella lunetta delle maioliche di Castelli ottocentesche attribuibili a Tito Barnabei.

Il suggestivo interno, a tre navate con due cappelle laterali che simulano un transetto, ha un soffitto ligneo a cassettoni mentre il fastoso altare maggiore e i due delle cappelle laterali, in legno scolpito, intagliato e dorato, hanno uno stile barocco influenzato da Bernini.

Di grande interesse è la simbologia presente in essi legata al mondo rituale e magico della tradizione abruzzese (lingua fallica, cariatidi che impudicamente mostrano i seni e il pube etc etc)Pregevolissimo è l'organo settecentesco , opera di Adriano Fedri, posto su cantoria mistilinea intagliata dipinta e dorata.

La chiesa conserva altresì alcuni dipinti cinquecenteschi e seicenteschi tra cui un "Trionfo dell'immacolata" dei ravennati Ragazzini, un "Sant'Antonio abate con storie della sua vita" di ignoto pittore meridionale e una "Sant'Anna con la Vergine Maria".

Sul retro della Chiesa, vi è una nicchia affrescata con "La vergine del Rosario", guasta opera di un allievo del Barocci.

Sul colle San Marcello vi è l'eremo dell'Annunziata nella cui chiesa è conservato un bell'altare barocco in stucco e affreschi di tipo popolaresco purtroppo in pessime condizioni di conservazione.

Nel quartiere denominato Villa Moreni è posta la chiesetta di San Rocco nella cui semplice aula si custodisce una pala seicentesca di toccante ingenuità e opere d'arte contemporanea tra cui un Crocefisso ligneo di Roberto Bentini, l'altare di Silvio Cortellini e un rilievo ceramico di Ugo Lucerni raffigurante "L'adorazione dei pastori".

Nella Frazione Cerqueto sorge l'antichissima chiesa di Sant'Egidio più volte restaurata, si presenta oggi come una costruzione a due navate dove sono conservati affreschi cinquecenteschi di notevole interesse tra cui una singolare annunciazione di un autore locale facente parte della cerchia di Andrea De Litio.

Manifestazioni Il capodanno: E' divenuto ormai un appuntamento tradizionale il capodanno in piazza con tutti i paesani raccolti intorno al caratteristico falò preparato in piazza S. Pietro .
Il gioco di luci ed ombre creato dalle fiamme sulla facciata della chiesa costituiscono uno scenario unico per la Processione delle Pupazza , cerimoniale pagano caratterizzato da un corteo con fiaccole e tamburi al seguito di un fantoccio che rappresenta simbolicamente il vecchio anno.

Al cerimoniale seguono quindi il brindisi di mezzanotte con spumante e dolci, gli auguri tradizionali, il rituale della preparazione e degustazione del vin brulè e delle salsicce.
Chiudono la serata, in tema con il falò, i fuochi pirotecnici sempre molto spettacolari e suggestivi.

Il canto della Pasquetta: Il tradizionale "Canto della pasquetta" del 5 Gennaio, (attualmente in disuso) era eseguito da un gruppo di persone dinnanzi alle case degli abitanti del posto nella sera che precede l'Epifania.

Coloro che ricevono i cantori, se soddisfatti dell'esibizione, contraccambiano con un'offerta costituita nel passato da alimenti di diverso tipo e più recentemente da denaro.
E' una usanza tipica della regione ma differisce nei vari paesi per il testo del canto che tuttavia è simile in tutti i casi per metrica e contenuto.

Secondo le fonti storiche "canti con accompagnamento di strumenti musicali si odono fino al tardi nella sera della vigilia dell'Epifania - Pasquetta, la Bbuffanija, la Puffanija, la Bboffa -; i cantori e le cantatrici, nella mattina seguente, hanno mance dalle case felicitate da quelle musiche..".

Sant'Antonio: La manifestazione del 16 Gennaio rappresenta una delle manifestazioni più caratteristiche e suggestive della tradizione popolare abruzzese.

Si tratta di un canto in onore di San Antonio Abate eseguito porta a porta dinnanzi alle case dei paesani la sera precedente il giorno dedicato al santo.

I cantori (i sandandoniari così come vengono indicati in alcuni posti) sfilano in corteo per le vie del paese con strumenti e campanacci, travestititi con costumi caratteristici secondo la tradizione "una persona vestita di camice, con barba di stoppa, mitra di carta, bordone con campanello, accompagnata da cantori e suonatori, rappresenta San Antonio. Qualche volta un demonietto segue il santo e gli dà noie… La brigata, col seguito immancabile dé monelli e dé curiosi, va alle porte delle case, che possono far grazie.
Chi rappresenta San Antonio non canta; ma col bastone battendo la cadenza, fa tintinnare il campanello"
.

Dopo il canto, in segno di ringraziamento, la brigata riceve da parte dei paesani una offerta costituita attualmente da denaro, nel passato da cibarie.

Le versioni del canto dedicato al santo sono moltissime ma condividono quasi tutte la metrica (per lo più in tetrastici e giambi dimetri) ed i contenuti.

San Valentino: La funzione religiosa di San Valentino, viene celebrata nel giorno tradizionale in modo storicamente dimesso: la celebrazione è costituita infatti solo dalle funzioni religiose, messa e processione, senza alcuna festa pagana.

Questo è giustificato dalla presenza assai esigua di persone nel periodo invernale, praticamente solo i residenti.

La festa è stata spostata in agosto quando Fano gode di maggiori presenze oggi legate al flusso turistico, e un tempo giustificate dal rientro dei pastori negli spostamenti della transumanza.

Recentemente è stato "trasferito" in paese il pranzo (o la cena) tradizionale che i fuori sede avevano istituito nel passato per una simbolica celebrazione romana di San Valentino.

Periodo pasquale: Nell'ambito delle cerimonie del periodo pasquale si distinguono, per intensità e carica emotiva, il Canto del perdono e la processione del Cristo morto.

Il primo prevede un canto, a strofe alternate, eseguito in chiesa, la sera del Giovedì santo, da due gruppi di persone, uno esclusivamente maschile che si colloca nella sagrestia, l'altro esclusivamente femminile che risponde dalla navata principale.

Il canto, concepito per l'espiazione dei peccati umani, recita "Perdono mio Dio, mio Dio perdono…"
La seconda manifestazione, la Processione del Cristo morto, non diversa dalle note versioni della tradizione religiosa, prevede un corteo di fedeli a seguito delle sacre statue, il Cristo morto e la Madonna addolorata, che sfila nelle strade del paese.

La domenica successiva alla Pasqua era abituale una passeggiata alla volta del Colle San Marcello dove, una volta arrivati, veniva celebrata la santa messa nell'Eremo dell'Annunziata.

Finita la messa, si era soliti fare un pic-nic in aperta natura a seguito del quale iniziava un folkloristico rituale di fratellanza e reciproca solidarietà: si diventava infatti "compari" o "comari" (secondo la tradizione "se faciav a cummare").

Il cerimoniale prevedeva che una persona, posta la mano sul capo della persona a cui voleva legarsi come compare o comare, girasse intorno a tutto tondo a questa stessa persona ripetendo la formula "cummà me vu bene?".

In caso di risposta affermativa si diveniva quindi compari o comari e lo stretto rapporto affettivo perdurava solitamente per tutta la vita.

Raduno degli Alpini: L'ultima domenica di luglio si celebra la manifestazione dedicata agli Alpini.

La festa prevede una commemorazione presso il monumento dei Caduti in Piazza della Vittoria, già Parco della Rimembranza, e quindi la celebrazione di una messa proprio nella chiesetta dell'Alpino sul Colle Abetone.

La solennità dell'evento viene sottolineata dai brani musicali eseguiti dalla fanfara degli Alpini o da altre bande militari.

L'appuntamento richiama un gran numero di ex militanti molto numerosi in questa zona montana.

Scurpellata: La festa della scurpella e dei sapori antichi che si svolge intorno al Ferragosto, è un autentico tributo a quello che sicuramente è il prodotto gastronomico più tipico della nostra tradizione popolare: la scurpella.

Seppur piatto semplice ed umile, la sua corretta realizzazione prevede grandi capacità tecniche ed anni di pratica.

Il motivo della sua radicata presenza nella tradizione popolare è legato alla sua sorprendente capacità di conservarsi a lungo: probabilmente per questo motivo costitutiva l'elemento base, sostitutivo del pane, dell'alimentazione dei pastori quando, a seguito degli armenti, rimanevano anche per mesi nei pascoli di montagna.

In agosto una festa intitolata a questo alimento, la scurpellata, offre la possibilità di degustarlo nella sua versione popolare o guarnito in modo diverso.

Questo grande appuntamento estivo, oltre che per le tematiche enogastronomiche, si distingue inoltre per la promozione ed il rilancio delle attività della tradizione popolare quali la preparazione dei prodotti della pastorizia.

San Martino: Festa di castagne, cornuti, tritume e vino
La festa dedicata a San Martino è uno degli appuntamenti tradizionali della cultura popolare abruzzese.

Secondo le fonti storiche San Martino è sinonimo di abbondanza "Ce sta lu sande Martine…ce n'è molto, c'è copia… onde il saluto che si fa nell'arrivare dove si fa il pane, il mosto, il sapone, l'olio, ecc., è "Sande Martine!".

Probabilmente per ragione della cornu copiae -simbolo dell'abbondanza- si riconosce a San Martino il patronato dei becchi bipedi".

E' usanza consolidata dedicare al santo una festa profana che si tiene tipicamente in Piazza Prato, uno degli scorci più caratteristici di Fano.

La festa prevede abbondanti libagioni, salsicce alla brace, pecora alla callara -piatto tipico della pastorizia locale-, bruschette, pasta al sugo di pecora, accompagnate da musica popolare.

Protagonisti assoluti dell'evento sono tuttavia le castagne arrostite ed il vino novello: la castagna, frutto tipico della stagione autunnale, è sempre stata tenuta in buon conto nella cultura popolare rappresentando il "pane dei poveri"; il vino nuovo è tradizionalmente legato ai giorni di San Martino periodo in cui vengono spillate le botti.

La notte di Natale: La magia del fuoco

Nella notte di Natale, subito prima della messa di mezzanotte, era tradizionale il rituale pagano dei "faoni" (li faune).

Quella dei faoni costituisce una tradizione che verosimilmente si perde nella notte dei tempi: il termine stesso deriva con tutta probabilità dal Fuoco di Fauno (Fauni Ignis) cerimonia propiziatoria ancora oggi tenuta in Atri che prevede una processione con fasci di canne in fiamme (Fauno antico re del Lazio, figlio di Pico, nipote di Saturno e padre di Latino, era venerato come dio delle selve).

La cerimonia, nel passato propiziatoria (raccolti o armenti), è stata successivamente rivisitata dall'immaginario popolare (fuochi per "scaldare il Bambino Gesù" nella versione sacra o in alternativa "per allontanare le streghe" nella versione profana).

La tradizione dei "Faoni" attualmente è caduta in disuso.

Presepe vivente La rievocazione del presepe è una manifestazione tenuta a Cerqueto, frazione di Fano, in uno splendido scenario proprio a ridosso del paese.

I protagonisti della natività sono tutti i cittadini che, senza eccezioni, partecipano all'evento con grande devozione.

L' ambiente particolarmente suggestivo costituisce una cornice di unica bellezza.

I giochi di luci, la scenografia ed i testi, dalla genesi fino alla natività, rendono il presepe di Cerqueto inimitabile nel suo genere.

Turismo D'estate molti turisti soggiornano a Fano Adriano per godere del suo clima fresco e salubre.

Nella vicina località Prato Selva, dal 29 luglio 2006, ogni sabato e domenica, si può risalire la mountain bike per mezzo della seggiovia e poi scendere a bordo della bici lungo i sentieri del bike park.

Questa è stata la prima seggiovia del centro Italia con cui risalire la bici.

D'inverno è possibile sciare a Prato Selva sita ai piedi di Monte Corvo.

La base degli impianti di risalita è a 1400 m di quota.

Sono in funzione due seggiovie, una delle quali sale fino ai 1800 m di Colle Abetone.

Le piste sono comode, con declivi dolci e variati, assolate dall'alba al tramonto e con buon innevamento.

Nei giorni 11-12-13 agosto si tiene il Premio di Pittura estempo­ranea Gran Sasso d'Italia Guido Montauti.

Personalità legate a Fano Adriano

Carlo Riccioni, scultore e intagliatore attivo in Atri , sec XVII

Giuseppe Zilli, giornalista, fondatore di alcune testate di ispirazione cattolica e direttore per molti anni del settimanale "Famiglia Cristiana".

 

Fonti: Associazione Culturale I Grignetti; altri