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Pennadomo è un comune della Provincia di Chieti, in Abruzzo.

Il patrono, San Lorenzo, si festeggia il 10 agosto.

Confina con i comuni di Bomba, Civitaluparella, Montebello sul Sangro, Montenerodomo, Torricella Peligna, Villa Santa Maria.

Assai pittoresco è l'abitato, dai tortuosi vicoli, con le case arroccate su un colle della valle del Sangro.

Nella chiesa di San Nicola, di origine medievale ma più volte rimaneggiata, è notevole la cassa lignea settecentesca dell'organo.

Toponomastica.

Il nome del paese deriva da "Penna in Domo" ("penna" da "pinna" significante masso emergente dal terreno e da "domus" non nel significato di casa ma nel significato di territorio cioè i feudi del X secolo tra cui Torricella Peligna, Palena, Lama dei Peligni, Taranta Peligna e Pizzoferrato, con Juvanum capitale della regione romana).

Nel 1114 viene citata come "Domo in pinna" quando il vescovo di Chieti Roberto cede ad un certo Alessandro dell'eremo di San Salvatore a Maiella le “decime sia dei morti che dei vivi do Gissi, Pennadomo ed Altino”

La prima menzione del borgo è nel 1141, come Domo in pinna; Penne de domo, Penna de Homine, Penna de homo viene chiamato in documenti dei primi decenni del XIV secolo.

Dei suoi feudatari ricordiamo Raimondo de Anichino (XV sec.) e i Malvini Malvezzi (XVIII sec.).

Molti reperti trovati nel territorio comunale attestano stanziamenti umani sin dall'eneolitico.

Nel 1320 il valore del paese risulta essere di 3 once, 13 tari e 15 grani.

Nel XIV secolo il paese viene citato per le decime dovute dai alcuni clerici negli anni 1308, 1324 e 1326.

Nella prima metà del XV secolo Pennadomo fu feudo di Raimondo de Annichino e nel XVII secolo fu dei Malvin-Malvezzi duchi di Santa Candida originari di Bologna e parenti dei Medici di Firenze.

Monumenti e luoghi d'interesse

• Fonte vecchia. È una fonte con abbeveratoio per usi domestici con 3 cannelle sita in via Roma. È stata ricostruita nel XX secolo con riutilizzo dei materiali precedenti.

È a 2 vasche esagonali concentriche. La vasca superiore ha un maggiore sviluppo in altezza della inferiore ove viene raccolta l'acqua proveniente dalla vasca superiore. L'intera struttura è in blocchi di pietra modellati per l'uopo. La parte retrostante è dipinta.

• Chiesa di Lorenzo. È una chiesa recente. La struttura portante dell'edificio è in cemento armato. La facciata principale è preceduta da una scalinata. Una cornice marcapiano divide due registri.

• Chiesa di San Nicola di Bari. È sita in Via di San Nicola. È stata costruita nel XVI secolo ma rimaneggiata in seguito. Davanti alla facciata vi è una scalinata d'accesso. Il prospetto laterale è suddiviso mediante tre campate. L'abside è sovrastato da una copertura a calotta.

La navata principale è suddivisa anch'essa in tre campate, le prime due con volta a botte con lunette mentre la terza a cupola. Alla sinistra di questa lunetta vi sono tre cappelle, di cui l'ultima con volta a botte. La navata minore è separata da quella principale da tre arcate, di cui una più bassa rispetto alle altre.

Al lato di questa navata vi sono due cappelle, una per campata. In questa chiesa vi sono anche tre nicchie con statue.

• Chiesa di Sant'Antonio Abate. È sita in Via Roma. Venne costruita sul luogo di una preesistente cappella seicentesca verso il 2° decennio del settecento. La facciata anteriore ha coronamento ad arco ed è rivestita in cemento. Il portale è sormontato da un timpano. L'interno è composto di una singola navata con copertura a botte. Un ambone è posto all'ingresso. Le pareti sono bianche e beige mentre i capitelli sono decorati con stucco dorato.

• Palazzo De Ritiis. È sito in Via Peligna. L'edificio è pianta ad "L" ed è a due piani. Non si conosce l'epoca della costruzione mancando documenti che ne attestano l'anno di costruzione. La facciata principale è in pietra smussata.

Il portale è affiancato da due piedritti in pietra con capitelli che sorreggono un arco a tutto sesto. Su di un lato poggia una logga ad archi.

• Palazzo Troilo-Valignani. È sito in Via Orientale. L'edificio è a pianta rettangolare.

Attualmente è adibito ad abitazione. Verosimilmente è del XIV secolo come appare studiando il torrione circolare ma mancano documenti che datano precisamente il palazzo, tuttavia un restauro ha interessato gran parte delle mura esterne, l'unico lato non restaurato è quasi totalmente privo dell'intonaco che lo ricopriva ed il relativo cornicione è lesionato.

Due tiranti sono posti al balcone dell'ultimo piano, mentre alcune arcate sono rafforzate da mattonatura, mentre le ringhiere di ferro del III° piano sono state sostituite da ringhiere in alluminio.

Sul lato di Via Orientale il palazzo si sviluppa in due piani, mentre nel retro su quattro. Anteriormente, la facciata è ornata in pietra smussata tenuta insieme con abbondante malta. Il portale di sinistra sormontato da arco a tutto sesto con chiave di volta scolpita, ai lati vi sono due piedritti con capitelli.

Le finestre del piano superiore sono di dimensione diversa.

Le due facciate laterali sono percorse da altrettante rampe di scale. La facciata posteriore è suddivisa da due lesene, mentre delle finestre sono sbarrate da delle grate di ferro.

• Vista sul lago di Bomba, chiamato su cartelli stradali locali Lago di Pennadomo

• E, nelle vicinanze, la Forra della Gran Giara, una grande apertura nella roccia causata dall’erosione dal torrente di San Leo, affluente del Sangro.

Eventi e tradizioni

16-17 agosto: festa dei SS. Brigida, Rocco e Antonio;

negli stessi giorni, sagra del cinghiale.