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Ortona dei Marsi è un comune della Provincia dell'Aquila, in Abruzzo.

Il patrono, San Generoso, si festeggia l’8 maggio.

Frazioni: elenco in fondo alla pagina.

Confina con i comuni di Anversa degli Abruzzi, Bisegna, Castelvecchio Subequo, Cocullo, Gioia dei Marsi, Pescina, Villalago.

Aderisce all'Associazione Le Città del Miele

Fa parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Il suo nome probabilmente deriva dal latino Ortus solis, orto del sole, data la sua posizione verso Oriente.

Il paese, che sorge in pittore­sca posizione ad occidente del­la piana del Fucino, è domina­to dai ruderi del castello medievale.

La chiesa parroc­chiale ha facciata trecentesca, ampliata tra la fine del XVI se­colo e gli inizi del successivo, bello il rosone appartenente alla prima fase costruttiva; al­l'interno, ricco pulpito seicentesco.

Nei dintorni, in località Rivoli, resti di mura megalitiche.

Ortona sorge su un'altura di 1058 metri, ma le vette delle montagne che circondano il paese arrivano fino ai 1800 metri slm.

Il territorio ortonese è attraversato dal fiume Giovenco, che viene originato nella Valle del Templo, alle pendici del Monte Argatone, e va a sfociare in tre rami di cui uno confluisce nei canali del Fucino, ed altri due arrivano al fiume Liri.

Ingresso principale nella zona nord del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise la vallata conta diversi borghi protetti tra il monte Faito (1455 m) e il Civitella(1310 m) a ovest, ad est dal Monte Mezzana (1791 m) e dal Miglio (1711 m), e più a sud, verso il territorio di San Sebastiano e Bisegna, dai Monti Argatone (2149 m) e Terratta (2208 m), questi ultimi noti nell'insieme e ai più come "Montagna Grande", la grande montagna ricordata dai più vecchi per i pascoli ed il legname.

Sono piccoli e piccolissimi paesi come Rivoli, Cesoli, Carrito, Aschi, Santa Maria, Sulla Villa, alcuni dei quali, ormai, pressoché disabitati come Fonte Giusta e Colle Cavallo, che dal visitatore si lasciano piacevolmente scoprire.

Si tratta di passeggiare nel silenzio di una piazzetta rotto solo dal rumore di una fontana o nel tumulto degli spari durante le processioni che accompagnano le feste dei Santi Patroni.

Si resti a guardare la valle nei pressi di vecchie mura diroccate, o all'ombra di un mandorlo che cresce nella quiete, tra le case inondate di sole fino al tramonto, in ogni stagione la bellezza naturale del paesaggio ti sorprende.

L'origine di questi borghi, oggi riuniti nel comune di Ortona dei Marsi, si perde nella notte dei tempi allorquando i Marsi Anxantini ricostruirono le loro abitazioni in piccoli centri sparsi lungo la valle dopo che, nell'anno 459 di Roma (305 a. C.), il console Lucio-Postumio-Mugello distrusse la città di Milionia: l'antica fortezza militare di cui parla Tito Livio che, con 3,6 km di cinta muraria ancora ben visibile in alcuni punti, controllava l'intera vallata.

Sempre da queste zone provenivano le forze militari che, circa 100 anni prima di Cristo, si scontrarono con l'esercito romano durante le guerre italiche per l'acquisizione della cittadinanza romana; a tal proposito si può fare riferimento alla storia di Roma di Tito Livio che, negli epitomi, traccia le gesta di Quinto Poppedio Silone, duce dei Marsi, la cui tomba di famiglia fu rinvenuta proprio ad Ortona in contrada "le Rosce".

Ancora più antica l'origine delle popolazioni che, come testimoniano i ritrovamenti di tombe e di oggetti per la caccia e l'agricoltura, devono aver abitato fin dalla preistoria la valle, complice la sua ricchezza d'acqua: l'attuale fiume Giovenco allora identificato come Pitonio, divinità temuta e amata.

Notizie storiche sulla zona si ritrovano intorno all'anno mille, periodo in cui si comincia ad avere traccia degli insediamenti urbani attraverso i registri del vescovato di Marsia.

Numerose chiese, e relativi benefici, segnano lo sviluppo religioso ed economico degli agglomerati urbani della zona, alcuni ancora riconoscibili, altri di cui rimane ormai solo la denominazione:

Fondo Grande, l'area in Ortona compresa pressappoco tra l'attuale via Roma, via Aia, la Pincera, Prato Barone, Carreto, da Carrito, Vado Albone, che si ipotizza essere tra la località di San Felice e Santa Maria, Fumegna, l'attuale Sulla Villa; Melonia, nell'area tra Cesoli e Rivoli.

Guerre, pestilenze e briganti segnano la valle nel periodo tra il cinquecento e il seicento.

Le continue guerre, tra Spagnoli e Francesi, per il dominio nell'area meridionale, che si conclusero con il consolidamento della monarchia spagnola, provocarono profondi mutamenti anche in questa vallata.

Le tasse imposte dai piccoli feudatari mandati dal regno; le continue scorribande dei soldati di ventura assoldati, ora dall'una ora dall'altra parte.

Le frequenti epidemie di peste (specialmente nel diciassettesimo secolo) impoverivano sempre di più il territorio e la gente spesso ricorreva al "Brigantaggio" per vivere.

Questi secoli sono anche gli anni in cui cresce l'importanza di Ortona dei Marsi come centro intorno al Fucino: lo testimonia l'attribuzione del titolo di colleggiata alla chiesa di San Giovanni Battista.

Aschi Alto, a 1139 metri sul livello del mare, che porta sul suo stemma tre stelle d'argento in campo azzurro, è molto di più di una frazione di Ortona dei Marsi.

Dei mille abitanti, alla vigilia del terremoto del 13 gennaio 1915, non ne rimasero che trecento, gli altri furono trovati cadaveri sotto le macerie delle case distrutte dall'immane flagello.

Molti dei superstiti preferirono trasferirsi, in località Casali di Aschi ove possedevano terreni e fabbricati sparsi in diversi centri denominati, e che prima del terremoto costituivano il soggiorno invernale, per trovarsi sulle rive del Lago del Fucino, degli abitanti di Aschi allora detto Alto.

E così, mentre oggi questo centro conta circa 150 abitanti, i Casali d'Aschi che, nel 1948 vennero aggregati al comune di Gioia dei Marsi da cui distano appena un chilometro, hanno una popolazione di oltre 1000 abitanti.

Aschi è allacciato da una strada panoramica a Venere dei Marsi ed alla provinciale Pescasseroli-Bisegna-Ortona dei Marsi-Pescina.

Aschi prima del terremoto del 1915 Il nome di Aschi ha eccitato la fantasia e le ricerche di storici circa le sue origini: deriva da Asilum, da Asciclum, da Aculum, da Aschium o da Asinio?

Oppure come scrive F.Terra con etimologia tratta dalla lingua ebraica da (Pignatta di fuoco) o da (Fessura di adustione) o da forse per le miniere di ferro, di filantrace, legno nericcio e di nafta sallucida trasparente ricordate da diversi geografi?

Andrea Di Pietro nella sua opera ricorda l'Asilo che i Marsi.

In questo asilo si radunavano i marsi con il collegio dei sacerdoti feciali per prepararsi alla guerra e per la celebrazione di feste, riti e sacrifici, in onore della Dea Bellona.

Distrutto nel 302 a.C. dai consoli Fulvio Patino e Tito Manlio Torquato i superstiti si rifugiarono nelle località limitrofe all'Asilo denominate Puzzello, Vallefredda, Vallo e Vico-Albo, per poi, a seguito di eventi diversi, fissarsi in quella località cui venne dato il nome di Aschi.

Ricordiamo tra queste, come la più importante, Vico-Albo anch'essa distrutta e riedificata nella sua parte inferiore, con il nome di Vico.

I pochi superstiti, dopo la metà del secolo XVII si riunirono ad Aschi.

Il territorio di Vico è ricordato anche dal Giustiniani nel suo Dizionario geografico del Regno di Napoli come località.

Nel medioevo, intorno ad Aschi, venne stretta una cinta muraria dalla quale si levavano sette torri: di qualcuna di queste esistono ancora i residui, mentre nel 1710 si conservavano due porte che la sera venivano chiuse.

Intorno ad aschi, gravitavano diversi castelli poi distrutti: Apamea, Altrano, Bozzano, Sant'Anzio.

Nel 1173, Aschi, come ricorda l'Antinori, era feudo di Rainaldo, conte di Celano, per la tassa di un soldato a cavallo e con una popolazione di ventiquattro capi di famiglia.

Con il suo antico nome, Ascilum è ricordata nella bolla di Clemente III al Vescovo Eliano. Viene ricordato nel 1411 tal Nicolò d'Aschi possessore di feudi.

Il Vescovo Maccafani che resse la diocesi dei marsi dal 1446 provvide ad unificare i beni ecclesiastici di proprietà delle varie popolazioni riunite ad Aschi creando con questi la Parrocchia del SS. Salvatore con a capo un arciprete, (Parrocchia tuttora esistente).

La bella chiesa dedicata al suo protettore, venne distrutta dal terremoto del 1915: al suo posto, ne è stata costruita una nuova che conserva una preziosa statua lignea del SS.Salvatore.

Antonio Piccolomini, barone di Pescina, fu nel 1464, Signore di Aschi, titolo che gli venne conservato nel 1484 dal Re.

Nel XV secolo, periodo di sanguinose guerre tra gli Orsini ed il Colonna, che ebbero vasta eco nella Marsica ove le due famiglie possedevano estesi feudi, Aschi parteggiò per i Colonna e nell'anno 1442 Fabrizio Colonna per ricompensare gli abilissimi e coraggiosi frombolieri di Aschi che si erano battuti per lui, concesse agli aschitani il privilegio del pascolo senza pernottamento della città di Marsia e del castello di Venere.

Nel 1591, Antonio Piccolomini, vendette la contea di Celano alla donna Camilla Peretti e dall'atto relativo si rileva che Aschio pagava annualmente per la colletta di Santa Maria Assunta trenta ducati, mentre per la balia, per la cera di Vico e per l'olio pagava sette ducati.

Nel 1597 contava oltre 500 abitanti che coltivavano grano, orzo e producevano anche olio da oliveti situati presso Casali di Aschio di Vico, dato che il Lago del Fucino esercitava un'azione termormoregolatrice sul clima (dopo il prosciugamento la pianta d'oliva è scomparsa).

Oggi Aschi Alto conta circa 150 abitanti.

Carrito

Carrito deriva forse dala latino carretum, luogo di smistamento dei carri, o dal germanico karith, sporgenza.

Fattostà che viene menzionata da papa Pasquale II agli inizi del XII secolo.

Vi sorge il Santuario della Madonna della Pietà, risalente al XVI secolo ma restaurato nel 1734, nel 1916 e nel 1998.

A Carrito affiorano resti di mura megalitiche pre-romane, connesse verosimilmente con la fortezza di Milionia.

Vi sorse anche un monastero dedicato a San Massimo, che fiorì nel XII secolo e di cui oggi restano pochi ruderi.

Cesoli

Cesoli viene menzionata la prima volta da papa Pasquale II, e poi ancora per tutto il XII secolo. L'attuale chiesa del Sacro Cuore è del 1905, e assurse a dignità parrocchiale solo nel 1947.

Sulla Villa

L'abitato di Sulla Villa era anticamente chiamato Fumegna.

Nel 1690 vi venne costruita una chiesa dedicata alla Vergine Maria, che divenne poi l'attuale Santuario di Santa Maria, che essendo al confine col territorio di Villalago, venne chiamato della Villa e poi sulla Villa, donde l'attuale nome della borgata.

Nel territorio di Ortona, tra le frazioni Casoli, Rivoli e Colle Cavallo, è stata collocata l'antica fortezza marsica di Milionia.

A Milionia si rigugiarono i Sanniti, alleati dei Marsi, nel 294 a.C., durante la Terza guerra sannitica, dalle truppe romane guidate dai consoli Lucio Postumio e Marco Attilio Regolo, che alla fine espugnarono la città.

Un insediamento marso esisteva sul suo territorio, co­me provano reperti archeologici.

Si ha menzione dell'at­tuale paese dal XII secolo.

Nel Medioe­vo, per l'importan­za strategica del sito, dominante il passo tra il Fucino e la valle del Sagit­tario, assunse la configurazione di borgo fortificato.

Alla fine del XVIII secolo era feudo, col titolo di mar­chesato, dei Massi­mi.

Nell'area di Ortona ebbe origine la Gens Poppedia, di cui esponente più importante fu Quinto Poppedio Silone, comandante degli Italici nella Guerra sociale (91-88 a.C.).

La moglie e la figlia di Poppedio Silone vennero sepolte in località Le Rosce di Ortona, dove è stata rinvenuta una lapide con delle sepolture femminili.

Papa Pasquale II in una bolla del 1115 e papa Clemente III in una bolla del 1185 citano una chiesa di Sancti Quirici in Melogne, dove Melogne sarebbe la corruzione dell'antico toponimo Milionia.

Nelle stesse bolle vengono anche nominate le chiese di Sant'Onofrio, Sant'Abbondio e San Giovanni Battista di Ortona.

Il nucleo storico del borgo sarebbe sorto quindi attorno alla chiesa di Sant'Onofrio e alla torre feudale sulla sommità del colle.

Nel 1187, in un'indagine commissionata dal Re di Napoli Guglielmo II il Buono Ortona risulta possesso feudale del conte Rainaldo di Celano.

Nel 1454 il Re di Napoli Alfonso d'Aragona investì dei castelli di Ortona e Carrito Gianpaolo Cantelmo, col titolo di conte.

Nel 1579 la contea di Ortona era acquistata da Fabio degli Afflitti di Alfedena.

Nel 1594 il vescovo di Pescina, Matteo Colli in una relazione ad limina denuncia la presenza di bande violente e numerose di briganti che impedivano il transito nella aree di montagna, e d'altro canto parla della chiesa di San Giovanni Battista in Ortona, elevata a Collegiata.

Nel 1602 la contea veniva venduta all'asta a Giovanni Fibbioni dell'Aquila, che la rivendeva subito a Francesco Paolini di Magliano.

In questo periodo le relazioni ad limina dei vescovi di Pescina lamentano tutte la miseria crescente delle parrocchie della Diocesi, e soprattutto della valle del Giovenco, tanto che il 14 ottobre 1639 il vescovo Lorenzo Massimi unì rendite e benefici di tutte le parrocchie rurali sotto la Collegiata di San Giovanni Battista.

Nell'intera Diocesi di Pescina la peste del 1656 causò 4080 vittime, ma Ortona rimase pressoché immune da questo flagello.

Il 29 ottobre 1734 venne riconsacrata la Collegiata di San Giovanni Battista dal vescovo di Pescina Giuseppe Baroni.

Nel 1756 la Comunità di Ortona inoltrò al Papa una supplica chiedendo di poter prelevare dalle catacombe di San Sebastiano in Roma delle reliquie di un santo martire.

Così il 19 settembre 1759 arrivarono ad Ortona le spoglie di San Generoso Martire.

Nel corso del Settecento si verificheranno gravi calamità naturali, e molti ortonesi decideranno di recarsi, come braccianti stagionali, ai Castelli Romani, soprattutto in quel di Frascati e di Marino. Ortona nel Regno d'Italia

Agli inizi del XIX secolo Ortona contava 1178 abitanti; mentre nel 1866 la popolazione era salita a 2214 abitanti.

Nel 1874 Ortona ed Aschi contavano 3436 abitanti.

La frazione di Aschi, in considerazione della grande importanza da essa rivestita, chiese nel 1887 di venire aggregata al comune di Gioia dei Marsi, richiesta poi respinta.

Nel 1888 il comune commissiona la fontana in Piazza San Giovanni, per un costo di 23.330 lire.

Il 10 ottobre 1908 ad Ortona venne inaugurata una centrale elettrica, oggi caduta in disuso.

Ortona però fu una delle prime località italiane ad essere servita dall'energia elettrica.

Il 13 gennaio 1915 Ortona venne colpita dal terremoto di Avezzano, non subendo tuttavia gravi danni o perdite umane ingenti.

Negli anni trenta del XX secolo vennero costruite numerose scuole rurali, mentre nel 1948 venne aperto l'asilo delle Suore Apostole del Sacro Cuore, rimasto in funzione fino al 1975.

Il 27 luglio 2007 un grande incendio, probabilmente doloso, ha devastato il bosco di Ortona.

Si è subito costituito un comitato per ripiantare in tempi rapidi la vegetazione.

Personalità legate a Ortona dei Marsi

Francesco Saverio Petroni

Joseph Moro

Eventi e tradizioni

Gennaio, 17: fe­sta di Sant’Antonio Abate, con be­nedizione dei cavalli e delle macchine;

Maggio, 8: festa di San Generoso;

Luglio, 2-3: Festa in onore di Santa Maria delle Grazie e di Sant’Antonio.

Frazioni: Aschi Alto, Carrito, Cesoli, Santa Maria, Sulla Villa.

tutti pazzi per la Civita

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