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Turrivalignani è un comune della Provincia di Pescara, in Abruzzo.

Il patrono, Santo Stefano, si festeggia il 26 dicembre.

Frazione: Pescarina.

Confina con i comuni di Alanno, Lettomanoppello, Manoppello, Scafa.

È situato, in bella posizione, su uno sperone di arenaria.

Fuori dell'abitato, vicino al cimitero, è l'importante chiesa dei SS. Gio­vanni e Vincenzo, costruita nella prima metà del XII secolo.

La fac­ciata è dovuta ad un moderno re­stauro.

Di grande suggestione è lo spazio interno, scompartito in tre navate da arcate ineguali su so­stegni, pilastri e colonne, di forma e dimensioni diverse.

Sul suo territorio sono stati rin­venuti reperti di epoca romana.

Il toponimo compare per la prima volta verso la fine del X secolo nella forma "Turri", alla quale dal 1807 si aggiungerà "Valignani", dalla famiglia omonima teatina che ne ebbe il possesso per più secoli, fino all'eversione della feudalità.

Resti di costruzioni romane, citati in un documento del 1308, fanno pensare che sul territorio di Turrivalignani sorgesse un antico Castrum romanum.

Gli scavi hanno portato alla luce una costruzione circolare, varie sculture e busti imperiali.

Le testimonianze antiche più attendibili riguardanti la presenza umana nella zona di Turri, risalgono ad un documento rinvenuto a Serramonacesca nel monastero benedettino di San Liberatore a Maiella datato nell’anno 870.

Da tale documento risulterebbe l’esistenza di una chiesa denominata "San Benedetto" situata in contrada Pastoreccio e appartenente alla contea di Chieti dominata dai Longobardi.

In quegli anni Turrivalignani apparteneva alla contea di Chieti, in possesso della dinastia longobarda.

Sotto il dominio dei Normanni, la contea di Chieti fu smembrata per la formazione di altre due contee minori: una di San Valentino in A.C. e l’altra di Manoppello.

Turri fu incorporato alla Contea di Manoppello che cadde sotto la dominazione di Guglielmo Il Normanno, ricordato per la sua grande crudeltà e per la distruzione della badia Casauriense.

Dopo numerose successioni la contea di Manoppello con il castello di Turri furono donati, nel XIII secolo, dalla regina Giovanna a Matteo Orsini.

In data 20 novembre 1405 il castello di Turri ritornò alla città di Chieti.

Nel 1407 la contea di Manoppello fu assegnata a Lodovico Meliorati, nipote del sulmontino Papa Innocenzo VII.

Nel 1470 tornò ad essere di nuovo della Contea di Chieti per concessione diretta del vicerè d’Abruzzo, Principe di Capua.

Quel periodo fu famoso per la "congiura dei baroni" del 1486.

A quell’epoca (1486-1506), il Re fece concessione del castello di Turri a Filippo Giacomo Valignani ed al nipote Francesco.

Da allora, la famiglia Valignani lo tramandò di generazione in generazione fino all’abolizione della feudalità (1806).

La famiglia Valignani ebbe gran potere nella città di Chieti.

A Napoli, dove i Valignani contrassero parentele importanti, furono tenuti in grande considerazione dai Sovrani e inseriti anche nella nobiltà partenopea.

Molti ritengono che la famiglia Valignani fosse di origine normanna e avesse tratto il nome dal Castello di Malignano, presso Teate (oggi Chieti), poi distrutto per ordine di Carlo I d’Angiò (1266-1285).

I Valignani contavano molti illustri personaggi nel mondo della cultura e della politica.

Il nome Turrivalignani apparve per la prima volta nel registro demaniale di Napoli nel 1477 come attribuzione del Castello di Turri ai Valignani.

Notizie certe sulle origini della famiglia Valignani non sono state trovate, poiché la documentazione era custodita nell’archivio storico della famiglia Buracchio di Chieti che durante la seconda Guerra Mondiale venne bruciato.

Tra le ultime personalità della famiglia Valignani, si ricorda il Barone Giuseppe, famoso giurista che, in qualità di Capo di Gabinetto del Ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai, preparò l’attuazione della prima carta del lavoro.

La Torre dei Valignani, in seguito ad un forte terremoto avvenuto nei primi decenni del 1900 nella zona montana della Majella, fu demolita, negli anni sessanta, su ordinanza dell’Ufficio del Genio Civile, poiché pericolante per vetustà.

Si è persa, così, l’occasione di poter ottenere un recupero conservativo del centro storico.

Tipiche del luogo sono le "Case di Terra Cruda" rivalutate recentemente dagli esperti in architettura.

Sono vere e proprie testimonianze storiche e rappresentano una preziosa documentazione sulle tipologie architettoniche delle civiltà del passato, sull’organizzazione del territorio, sugli stili di vita e sulle tradizioni locali.

Le "Case di Terra Cruda" costituiscono il 20% del patrimonio edilizio rurale abruzzese.

Quella della terra è la storia di un materiale usato da sempre dall’uomo e improvvisamente dimenticato.

Fino agli anni cinquanta in Italia si costruiva abitualmente in terra cruda, poi si è passati ad altri materiali e questo è avvenuto non per limiti tecnici, ma per l’imbarazzo di usare un materiale con caratteristiche di povertà.

Quasi il 40% della popolazione mondiale abita in case di terra cruda.

La facilità di reperimento, di lavorazione e applicazione, la grande tenuta isolante termica, la completa recuperabilità e non tossicità la mettono ai primi posti nella lista dei materiali ecologici.

Con la terra si costruivano principalmente le mura della città e le abitazioni private.

Buona parte delle abitazioni dell’antica Roma erano in terra.

Dopo il XV secolo, nuove tecniche di utilizzo della terra entrano in Italia portate da altre popolazioni.

Abitazioni in terra si sono usate e si usano tuttora vicino al corso orientale del Ticino, nella pianura Padana, in Abruzzo, in Sardegna.

Per costruzioni in terra cruda si intendono quegli edifici realizzati utilizzando la terra stessa del suolo, lavorata, messa in forma e lasciata essiccare al sole, senza cottura.

La parte di argilla svolge la funzione di legante come la calce o il cemento, permettendo di costruire solidi e durevoli edifici a più piani.

Si utilizza la terra estratta al di sotto dello strato arabile, composta di ghiaia, sabbia grossa, sabbia fine, limo e argilla in diverse proporzioni, evitando lo strato più superficiale perché contiene sostanze organiche putrescibili e ha scarsa resistenza meccanica.

Personalità legate a Turrivalignani

Ruggero Valignani

Donato "Daniel" Petrella

Giuseppe Parisio (Turrivalignani 22 marzo 1938) è stato il primo a valorizzare la cultura dialettale di Turrivalignani. Nel 2006 ha realizzato una raccolta di poesie in dialetto turrese dal titolo “Le Prète de San Giuanne”.

È stato direttore della biblioteca dell’Università “G. D’Annunzio” di Pescara.

Ha organizzato numerose mostre di pittura con lo scopo di valorizzare le produzioni di giovani artisti abruzzesi contemporanei.

Ad oggi collabora con numerose e svariate riviste offrendo contributi sui temi dell’arte, dell’ambiente e della storia.

Tonino Martino (Turrivlignani,13 giugno 1969), calciatore

Maria Giovannetti Lalli

Eventi e tradizioni

Marzo – Aprile, domenica dopo Pa­squa: Festa in onore di San Vincenzo;

Maggio: Sagra delle fave;

Settembre, prima settimana: Festa dell'emigrante con sagra di sagne e fagioli;

No­vembre, festa del Ringraziamento, con corteo in costume abruzzese.

Dicembre, 26: festa in onore di Santo Stefano

Fonti: www.comune.turrivalignani.pe.it e altri.

tutti pazzi per la Civita