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Rocca di Mezzo è un comune della Provincia dell'Aquila, in Abruzzo.

Il patrono, San Leucio, si festeggia l’11 gennaio.

Frazioni: Fonteavignone, Rovere, Terranera.

Confina con i comuni di Fagnano AltoFontecchioL'Aquila, Lucoli, Magliano de' Marsi, Massa d'Albe, Ocre, Ovindoli, Rocca di Cambio, San Demetrio ne' Vestini, Sant'Eusanio Forconese, Secinaro, Tione degli Abruzzi, Villa Sant'Angelo.

E’ sede del Parco regionale naturale del Sirente - Velino.

Adagiato su un colle, nel Parco Naturale Regionale del Sirente - Velino, è il più importante centro dell'Altopiano delle Rocche.

Dell'antica cinta muraria rimane, oltre la porta della Morge, solo qualche traccia, più consistenti invece i caratteri medievali che mantengono le viuzze del centro dell'abitato.

L'edificio più importante è la chiesa parrocchiale: ristrutturazione settecentesca di quella preesistente, che era stata ricostruita nel XV secolo.

All'interno, nella Confraternita del Sacramento, sono conservati pregevoli arredi sacri per lo più dei secoli XIV-XV.

Nella frazione Rovere si segnalano i resti del castello.

L'Altopiano delle Rocche offre molti itinerari per escursioni, e in inverno interessanti percorsi per gli sciatori, meta degli appassionati dello sci di fondo è il suggestivo bacino naturale dei Piani di Pezza.

È stazione climatica estiva e centro di sport invernali, situata a breve distanza dagli impianti sciistici di Campo Felice e Ovindoli.

Il comune gode di una posizione centrale nell'altopiano delle Rocche.

Il suo territorio si estende tra le dorsali del Velino a ovest e del Sirente a nord est, occupando un'area di circa 87 km².

Presenta dislivelli notevoli, che vanno dai 925 ai 2241 m.s.l.m..

Dal punto di vista geologico, la porzione di altopiano compreso nel territorio comunale (con un'altitudine media di 1270/1280 m), è caratterizzata da fenomeni carsici di notevole interesse, fra cui doline, inghiottitoi e grotte.

L'inghiottitoio di Terranera, noto come Pozzo Caldaio, è attualmente il più importante: le sue acque si disperdono, per poi riaffiorare nelle Grotte di Stiffe, nel territorio del comune di San Demetrio ne' Vestini.

Fu borgo fortificato, le cui origini si fanno risalire all'alto Medioevo; era già popoloso nel XIII secolo.

È memorabile il saccheggio ad opera delle truppe di Braccio da Montone nel 1424 dopo un lungo assedio.

Fu feudo di varie famiglie, delle quali ricordiamo i Piccolomini d'Aragona, e i Barberini che lo possedevano ancora al momento dell'eversione della feudalità.

Le vicende storiche legate all'Altopiano delle Rocche, e a Rocca di Mezzo in particolare, hanno spesso avuto un legame con le avverse condizioni climatiche della zona.

Il lungo periodo di innevamento invernale, le asperità naturali, la scarsità di comunicazioni, hanno provocato un isolamento duraturo, riducendo i contatti con i territori circostanti.

I primi insediamenti umani della zona risalgono all'età paleolitica, come testimonia il ritrovamento nei Piani di Pezza e in Val d'Arano di stazzi utilizzati da pastori, provenienti dal Fucino e dalla Valle Aterno.

In epoca preromana la porzione di altopiano integrato nell'attuale comune di Rocca di Mezzo apparteneva alla popolazione italica degli Equi.

La presenza dei Marsi nel territorio dell'odierna frazione di Rovere, come vuole la tradizione, pur non potendosi escludere, data la vicinanza alla marsicana Ovindoli, non appare a tutt'oggi documentata.

Durante l'occupazione romana, l'altopiano diventò un'importante zona strategica, in quanto situato tra i due grandi assi viari dell'Abruzzo: la Tiburtina Valeria, che da Roma giungeva fino a Ostia Aterni (l'odierna Pescara), e la Claudia Nova, costruita dall'imperatore Claudio, che da Amiternum conduceva fino a Popoli.

Dopo la caduta dell'Impero Romano, il territorio rocchigiano e l'intero Abruzzo seguirono le vicende del resto d'Italia e fecero parte prima del Regno di Odoacre, poi di quello di Teodorico e dei suoi successori (fine del V secolo e prima metà del VI) e infine, a seguito della riconquista giustinianea, dell'Impero romano d'Oriente (attorno alla metà del VI secolo).

Conquistato dai longobardi, il territorio dell'attuale comune di Rocca di Mezzo fece parte per circa cinquecento anni del Ducato di Spoleto.

È proprio sul finire di questo lungo periodo che si fa risalire la fondazione del paese (attorno all'anno 1000), cui parteciparono, secondo la tradizione, quattro comunità dedite alla pastorizia e all'agricoltura: San Bartolomeo all'Anatella, San Marco all'Intera, San Damaso a Valle Caldora, San Savino sotto il monte Cedico (attuale monte Rotondo).

Tali comunità di pastori si sarebbero riunite intorno al colle di San Calvario, creando col tempo un borgo fortificato, simile a quelli che sarebbero sorti, in epoca successiva, a Rocca di Cambio, Ovindoli e San Potito.

Il più antico documento in cui appare il nome di Rocca di Mezzo è tuttavia di un paio di secoli posteriore ed è un atto del 1237, mediante il quale «...notar Berardo di Roccadimezzo roga instrumento col quale Ertania di detta Rocca, figlia di Michele, e Simone suo figlio...fecero perpetua rinuncia...di qualunque petizione, lite, azione...».

La presenza di un notaio a Rocca di Mezzo o comunque originario del luogo, presupponeva l'esistenza, durante il Regno di Federico II, di un centro abitato già pienamente sviluppato e relativamente importante.

Passato al Regno normanno (fine dell'XI secolo), poi a quello svevo-normanno di Sicilia retto da Federico II, Rocca di Mezzo divenne, nel Duecento, un feudo ambito, per la ricchezza dei suoi armenti e per la particolare posizione di cui godeva, al confine tra il territorio aquilano e quello di Celano.

Nel 1222 Rocca di Mezzo era infeudato a Bernardo d'Ocre, il quale fu costretto a cederlo ai Conti di Celano.

Tornò alla corona durante il regno di Corrado IV, figlio di Federico II, che dopo soli quattro anni lo riconsegnò ai Conti di Celano.

Nel 1268 iniziò per il paese e per il suo Stato di appartenenza il dominio angioino, e, nella prima metà del Quattrocento, quello aragonese, instaurato da Alfonso il Magnanimo.

Agli inizi del XV secolo Rocca di Mezzo aveva un migliaio di abitanti ed era il più popoloso castello del territorio aquilano, seguito da Paganica, Pizzoli e Lucoli.

Nel luglio del 1423 fu investito da Braccio da Montone, che era penetrato in Abruzzo con l'intenzione di conquistare l'Aquila.

Dopo nove mesi di assedio il paese capitolò (maggio 1424) e fu saccheggiato e in parte distrutto dai bracceschi.

La morte del condottiero, avvenuta ai primi di giugno del 1424 e la ritirata del suo esercito dall'Aquilano, permise alla popolazione, che era stata precedentemente dispersa, di tornare a Rocca di Mezzo ed iniziare l'opera di ricostruzione.

Il recupero demografico fu relativamente rapido perché in una rilevazione del 1488 si contarono in paese 285 famiglie, per un totale di circa 1.500 abitanti.

Nei primi anni del Cinquecento Rocca di Mezzo passò, insieme a tutto il Regno di Napoli agli Asburgo di Spagna, che lo diedero in feudo a vari signori, fra cui i Colonna di Gallicano (XVI secolo e prima metà del XVII) e i Barberini (dalla metà del Seicento agli inizi dell'Ottocento).

In età napoleonica, con la promulgazione della legge del 2 agosto 1806, vennero di fatto aboliti i diritti feudali nel Regno e Rocca di Mezzo passò a dipendere direttamente dalla Corona.

Dopo la restaurazione borbonica, il paese visse un periodo di relativa tranquillità fino alla sua incorporazione al nascente Regno d'Italia.

Negli ultimi decenni dell'Ottocento sperimentò un notevole incremento demografico ed iniziò a svilupparsi ai piedi della collina su cui era rimasto arroccato fin dalla sua nascita.

Tale crescita, arrestatasi agli inizi del Novecento a causa dell'emigrazione, riprese con vigore nella seconda decade del secolo, portando la popolazione a toccare il suo massimo storico nel 1921, 4.168 abitanti secondo i dati censuali di quell'anno.

La scarsa redditività dell'agricoltura e l'inarrestabile crisi della pastorizia transumante diedero tuttavia nuovo impulso al fenomeno dell'emigrazione, che non si arrestò neppure in epoca fascista, nonostante la legislazione restrittiva inaugurata dal regime fin dalla fine degli anni venti del Novecento.

In effetti fra il 1921 e il 1936 il comune registrò un decremento demografico consistente (dell'ordine del 24%) che si è protratto fino ai giorni nostri: nel 2007 Rocca di Mezzo aveva una popolazione stimata di soli 1.500 abitanti, pari a quella rilevata nel 1488.

Fra le mete preferite dagli emigranti rocchigiani segnaliamo, oltre all'Italia settentrionale, il Venezuela, il Sudafrica, gli Stati Uniti d'America e la Germania.

Fin dagli anni venti e trenta del Novecento iniziò a svilupparsi in zona il turismo che subì un forte incremento a partire dal 1960 circa.

Di pari passo si verificò un aumento consistente dell'edilizia residenziale, legata soprattutto alla vicinanza degli impianti sciistici e al fresco clima estivo che ha sempre attratto molti vacanzieri dalla vicina capitale.

Tale incremento, pur avendo avuto un impatto negativo sull'ambiente naturale circostante e sulla qualità di vita dei residenti, ha generato e continua a generare reddito e occupazione.

Il 6 aprile 2009 Rocca di Mezzo è stata colpita, sebbene in forma meno grave rispetto ad altri centri limitrofi, dal sisma dell'Aquila: alcune abitazioni hanno riportato lesioni di una certa entità e un campanile situato nella vicina frazione di Rovere è crollato.

Urbanistica, monumenti e luoghi di interesse.

Il capoluogo comunale è posto alle pendici del Monte Rotondo, e il suo centro storico sorge su una collina di modesta altitudine, nota con il nome di San Calvario, situata a una cinquantina di metri al di sopra dell'altipiano e a 1329 m.s.l.m.

L'abitato è diviso in tre parti, di cui due sono situate sul colle di San Calvario, mentre la terza si estende ai suoi piedi, sull'altopiano:

• Il Borgo, di origini medievali, è posto a meridione, sulla cima di San Calvario e costituisce il nucleo più antico del paese, con case, rimesse in pietra, vicoli ripidi e la Chiesa Madre (in stile tardo-barocco) affiancata da un piazzale pedonale

• La Morge, Móricə, nel dialetto locale, si sviluppa sulle propaggini settentrionali del colle di San Calvario, a un'altitudine inferiore rispetto al Borgo. Edificata in età moderna (a partire dal XVI secolo, presenta molti scorci suggestivi, fra cui I tre archi.

• La parte bassa, sull'altopiano propriamente detto (1277 m.s.l.m.), ospita il nuovo incasato, eretto in massima parte nel corso del Novecento, con alcuni pregevoli edifici pubblici, il vecchio Municipio, edificato nel primo decennio del XX secolo, e privati, fra cui la ex Villa Cidonio, di gusto eclettico con influenze liberty, ultimata nel 1925.

La parte bassa ha conosciuto un impetuoso sviluppo a partire dai primi anni sessanta, con la costruzione di numerose villette, edifici residenziali multifamiliari e insediamenti turistici di vario tipo, generalmente privi di contenuti estetici di rilievo.

Nei pressi del paese si può ammirare il Cimitero monumentale, inaugurato nel 1898.

Fra le località naturali di un certo interesse si segnalano le pendici del Monte Rotondo che sovrasta il paese, con Fonte nascosta, Le Cese e le due pinete, alta e bassa.

Sul versante settentrionale del Monte Velino si estendono i Piani di Pezza, mentre sulla strada che porta a Secinaro è situata l'Anatella, una fonte ai margini delle pendici boschive del Monte Sirente.

Musei

• Museo Archeologico

• Museo d'Arte Sacra "Cardinal Agnifili"

Personalità legate a Rocca di Mezzo

Amico Agnifili

Mario Arpea

• Riccardo Cocciante (Saigon, 20 febbraio 1946), cantante di origini rocchigiane (suo padre è nato a Rocca di Mezzo)

• Pasquale D'Aroma (Rocca di Cambio, 27 agosto 1875 - Roma, 6 giugno 1928), vicedirettore generale della Banca d'Italia (1926 - 1928)

• Nino D'Aroma (Rocca di Mezzo, 1902 - Roma, 1979), uomo politico e scrittore. Sposò l'attrice e regista Tat'jana Pavlovna Pavlova

Eventi e tradizioni

• Ultima domenica di maggio: Festa del Narciso, caratteristica sfilata di carri allegorici ornati con questo tipico fiore dell'Altopiano;

• Fine luglio: festa di San Leucio;

• notte tra il sabato e l'ultima domenica di agosto, Gara del solco dritto, le squadre gareggiano tracciando con aratri e trattori il solco più dritto dalle pendici del monte, prospiciente il paese, in direzione di un faro posto sulla sommità del Calvario, la zona più alta dell'antico abitato.

tutti pazzi per la Civita