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Civitella del Tronto è un comune della Provincia di Teramo, in Abruzzo.

Il patrono, Sant’Ubaldo, si festeggia il 16 maggio.

Frazioni: elenco in fondo alla pagina.

Confina con i comuni di Ascoli Piceno, Campli, Folignano (AP), Sant'Egidio alla Vibrata, Sant'Omero, Valle Castellana.

E’ annoverato fra i Borghi più belli d’Italia.

Il territorio è compreso nel Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga.

Civitella del Tronto è situata a 589 m s.l.m. su di una rupe rocciosa di travertino ed è sovrastata dalla Fortezza, ultimo fiero ed eroico baluardo dei Borbone di Napoli e del Regno delle Due Sicilie che resistette strenuamente fino all'ultimo e si arrese ai piemontesi addirittura dopo che fu proclamata l'Unità d'Italia.

Si è sviluppata lungo il pendio meridionale del colle sul quale si erge la fortezza.

E' cittadina tra le più interessanti della regione per il suo patrimonio architettonico formato da numerosi edifici medievali e rinascimentali racchiusi entro la cinta muraria, di cui rimangono ampi tratti, e per la possente fortezza, tra le più grandi d'Italia, struttura militare di origine medievale, poi ampliata e potenziata nel secondo Quattrocento, e di nuovo dopo i danni arrecati dall'assedio del 1557.

Ridotta, nel 1860-1861, ad un cumulo di rovine, dal quale a lungo attinsero materiali da costruzione gli abitanti del paese, è stata restaurata solo negli ultimi decenni.

Si segnalano, inoltre, le chiese di San Francesco con bel rosone trecentesco, all'interno, decorazioni in stucco e arredi barocchi, e di San Lorenzo, ricostruita dopo i danni dell'assedio del 1557 e poi ristrutturata nell'ultimo quarto del XVIII secolo.

Sul colle dirimpetto l'abitato è la chiesa di Santa Maria dei Lumi, eretta nel Quattrocento, ma svisata dai numerosi interventi successivi, all'interno pregevole statua della Madonna col Bambino, del tardo XV secolo.

Nel suo territorio è compresa parte della Riserva Naturale Gole del Salinello.

Reperti di epoca preistorica, del Neolitico e del Paleolitico inferiore, sono stati rinvenuti in località Ripe di Civitella, nelle grotte Sant'Angelo e Salomone.

L'origine dell'attuale abitato è alto-medievale.

Nel 1001 si ha menzione della corte di "Tibitella".

Il castello Civitellae viene donato da Siolfo, figlio di Trasmondo, al vescovo di Ascoli nel 1069.

Già nel XIII secolo il paese era cinto di mura, fungendo da antemurale del castello, che lo sovrastava dalla rupe, e che per la sua particolare posizione al confine con lo Stato della Chiesa ebbe sempre grande rilevanza strategica.

Le sue vicende infatti sono legate a quelle del castello, poi trasformato in fortezza.

Quando questa, nel 1557, durante il conflitto franco­spagnolo, venne assediata, l'abi­tato riportò notevoli danni.

Me­morabili sono gli altri assedi su­biti dal forte: ad opera, nel 1806, delle truppe napoleoniche, e nel 1860-1861 di quelle piemontesi, essendo insieme alla cittadella di Messina l'ultimo baluardo bor­bonico.

Le origini di Civitella del Tronto non sono chiare, anche se in località Ripe di Civitella e nelle grotte Sant'Angelo e Salomone, sono stati rinvenuti reperti risalenti al Neolitico e al Paleolitico superiore.

Civitella del Tronto si crede sorga sull'antica area della picena Beregra.

Le prime testimonianze storiche certe la collocano nei secoli X-XI, l'origine dell'abitato attuale è altomedioevale, come città incastellata.

Già nel secolo XIII il paese appartenente al Regno di Napoli era cinto da mura e, per la sua particolare posizione geografica di confine con lo Stato della Chiesa, ebbe sempre una grande rilevanza strategica.

Nel 1557 fu posta d'assedio da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico II alleati con il Papa Paolo IV, che, benché feroce e violento, non riuscì a espugnare la città, tanto che nel maggio dello stesso anno tolse l'assedio e si ritirò presso Ancona.

Proprio in questa guerra, tra Francesi e Spagnoli, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto, in quanto protagonista della Guerra del Tronto.

La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a riportare venne apprezzata nell'intero Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali per quarant'anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la fortezza.

Per lo stesso episodio nel 1589 fu elevata al grado di Città e le fu conferito il titolo di Fidelissima da Filippo II di Spagna.

Nel 1627 e 1627 a Civitella furono avvertiti terremoti.

Un altro sisma si verificò il 21 gennaio 1703.

Venne assediata nuovamente dalle truppe Francesi nel 1798 e nel 1806, quando il forte, difeso dal maggiore irlandese Matteo Wade, sostenne un assedio di quattro mesi contro le ben più numerose truppe Napoleoniche, capitolando onorevolmente il 22 maggio 1806.

Dopo aver attraversato L'Emilia-Romagna e le Marche l'esercito di Vittorio Emanuele II di Savoia strinse d'assedio Civitella il 26 ottobre 1860.

Nonostante il Regno di Francesco II finisse il 13 febbraio 1861 con la caduta di Gaeta, e la resa venisse suggellata il 17 marzo con la proclamazione in Parlamento, a Torino, del Regno d'Italia, Civitella cadde solo il 20 marzo 1861, tre giorni dopo che fu sancita l'Unità d'Italia.

Questo episodio ne fa l'ultima roccaforte borbonica a piegarsi all'invasione piemontese.

Fu una battaglia terribile in cui l'esercito sabaudo, guidato dal Generale Luigi Mezzacapo - un napoletano di scuola borbonica, bombardò la fortezza per spegnere la resistenza degli ultimi reparti di soldati borbonici.

Il loro piano ebbe una certa riuscita e, infatti, alcuni reparti situati in alcune ali della fortezza si arresero.

Ma anche dopo la resa e l'uscita di questi, pur allo stremo delle forze, i superstiti non si vollero arrendere ai piemontesi preferendo la morte.

Dopo la sconfitta, inevitabile, i vincitori sabaudi cercarono di distruggere completamente la fortezza con cannoneggiamenti durati giorni.

I superstiti furono presi prigionieri e trasferiti presso il forte di Fenestrelle, in provincia di Torino, che divenne un terribile campo di concentramento per i soldati borbonici che non vollero giurare al nuovo Re.

Infatti in quel campo di concentramento moltissimi soldati persero la vita.

Nella Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, furono creati ben tre campi di concentramento.

Gli interni dei campi di prigionia furono alloggiati in gran parte nell’antico Convento Francescano della Madonna dei Lumi, alle porte del borgo e in parte nell’Ospizio dei vecchi, nel centro storico.

Nell’archivio comunale di Civitella del Tronto sono presenti due elenchi, uno per gli internati politici, l’altro per quelli civili.

Nel primo sono inclusi centoventi soggetti, la maggior parte dei quali di razza ebrea e alcuni ariani tra cattolici e non.

Furono inoltre scortati nei lager anche ebrei tedeschi, polacchi o apolidi privati di cittadinanza.

Il 20 febbraio 1959, alle ore 09:00:00, si verificò una scossa di terremoto del 4º grado della Scala Mercalli con epicentro il territorio di Civitella del Tronto.

Il 1º dicembre 1972, si registrano scosse di terremoto avvertite anche a Sant'Omero, Torano Nuovo e Colonnella.

Onorificenze

Medaglia di bronzo al Merito Civile

«Durante il secondo conflitto mondiale la popolazione si prodigò con coraggio e generosa solidarietà nell'assistenza e nell'aiuto ai cittadini ebrei internati nel locale campo di concentramento. Chiaro esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.»

Architetture religiose

Chiesa di San Lorenzo La chiesa Parrocchiale di Civitella del Tronto, dedicata all'antico protettore San Lorenzo Martire, in origine sorgeva al di fuori delle mura cittadine, ma venne trasformata in bastione per la difesa del borgo nell'assedio del 1557 per poi essere ricostruita all'interno delle mura, addossata a Porta Napoli.

Nel 1777, per la chiesa, ha inizio una notevole trasformazione di ordine strutturale ed estetico in stile barocco.

Di rinascimentale resta solo la facciata, di elegante semplicità, il suo portale e i grandi finestroni dalla profonda strombatura sui fianchi dell'edificio.

L'interno, a croce latina, è composto da una sola navata alla quale furono aggiunte due cappelle laterali a formare un braccio di transetto coronato da una cupola entro un tiburio ottagonale.

La torre campanaria si innesta tra il braccio di transetto e l'abside del presbiterio.

La chiesa è ornata da grandi nicchie con altari, stucchi settecenteschi, ed impreziosito da arredi lignei di raffinata fattura e l'organo del 1707 oltre ai vari arredi sacri, tra cui un busto e una croce in bronzo, conservati in Sacrestia insieme ad una statua barocca in legno di Sant'Ubaldo con in mano la città di Civitella di cui è il Protettore.

Per quanto riguarda le tele, meritano particolare attenzione una Visitazione e una Madonna del Rosario risalenti al XVI secolo, mentre sono di quello successivo un'Annunciazione e una Deposizione.

Nella chiesa è inoltre presente anche una statua dedicata alla Madonna Addolorata.

Chiesa di San Francesco, inizialmente dedicata a San Ludovico, fu fondata nel 1326, sotto Roberto d'Angiò, dal conventuale civitellese Fra’ Guglielmo, eminente personaggio della famiglia De Savola, vescovo di Alba e poi arcivescovo di Brindisi e di Benevento.

Per oltre trecento anni il convento è, per Civitella, un centro di incisiva promozione religiosa e culturale di cui beneficiarono diverse generazioni di cittadini.

Infatti proprio grazie al monastero molti uomini sia chierici che laici impararono a leggere e a scrivere.

Nel corso dei secoli il complesso subì varie soppressioni, finché, nel 1866 per effetto di un decreto di Vittorio Emanuele II, i conventuali dovettero abbandonarlo.

La facciata, che conserva ancora oggi le caratteristiche originarie, è di stile gotico-romanica è caratterizzata dal rosone trecentesco in pietra con cornice intagliata proveniente, secondo la tradizione, dalla chiesa di San Francesco di Campli.

Nell'interno, rielaborato in stile barocco, a navata unica, si conserva un bellissimo coro in noce, con colonnine tortili, del '400, e al di là del presbiterio si trova l'originaria abside a pianta quadrata dalla volta a crociera e costoni gotici impostati su capitelli decorati con il motivo a foglie ripiegate, mentre per il resto la chiesa presenta decorazioni e stucchi settecenteschi.

Parte degli arredi, nel 1924, furono trasferiti in Santa Maria dei Lumi; un crocifisso d'argento in San Lorenzo.

La chiesa di San Francesco ha subito nuove ristrutturazioni a partire dai primi anni del XXI secolo. Questi lavori non hanno in alcun modo alterato o modificato l'antico splendore della chiesa ma, al contrario, le hanno ridato una nuova vitalità e hanno permesso di riprendere a celebrare la messa dopo diversi anni.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli. La sua fondazione, detta anche della Scopa, o delle Laudi secondo la tradizione, è assegnata ai primi del '300, durante il pontificato di Giovanni XXII, per quel che si legge sulle sue murature, invece secondo una più attenta analisi appare un edificio databile tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo.

La chiesa è costituita da un'unica navata con tetto a capriate.

Il portale ha cornici lisce in travertino e architrave sostenuto dalle tipiche mensole con sfera, che in questo caso hanno superficie esterna contornata da una fila di perline e decorata con una rosetta centrale.

Sotto il cornicione appaiono mattoni dipinti a losanghe bianche e rosse.All'interno, sulla parete sinistra, sotto la moderna intonacatura, resta un residuo della elegante decorazione policroma rinascimentale.

Nella chiesa si conserva, sotto l'altare maggiore, un Cristo deposto ligneo, di moderna fattura, le cui forme rigide potrebbero far pensare ad opera di mano o di influenza tedesca.

Nell'altare laterale destro un Cristo deposto ligneo, di difficile datazione, ed una Vergine Addolorata con struttura a conocchia, ossia uno scheletro ligneo su cui adagiare le vesti - che mutano in base alle feste liturgiche - e con un viso ligneo dipinto finemente.

Santuario e convento di Santa Maria dei Lumi, eretti nel 1466, sorgono su un colle dirimpetto all’abitato, a poca distanza dal breve tratto di strada che immette nel centro storico di Civitella del Tronto.

La sua fondazione è attribuita a San Giacomo della Marca.

La storia del convento e della chiesa di Santa Maria dei Lumi è costantemente legata alla storia di Civitella.

Ciò non soltanto per gli aspetti religiosi e culturali, ma anche per quelli civili e militari; essendo stati chiamati negli eventi bellici, loro malgrado, a far quasi da controparte della Fortezza.

Ogni assedio posto a Civitella li ha sempre coinvolti negativamente e sono stati ogni volta o sede dei comandi attaccanti o bersaglio dei contro-bombardamenti dalla Fortezza.

Il complesso ha subito numerosi restauri nei secoli, soprattutto dopo gli assedi nell'Ottocento e nel 1960 è stato quasi totalmente rimaneggiato da vari ampliamenti e dalla pesante intonacatura che ha tolto ogni validità estetica alla facciata.

La chiesa è preceduta da un arioso portico romanico ad archi a tutto sesto, impostati ciascuno su quattro pilastri ottagonali.

L'interno è nella veste dell'arredo ottocentesco e moderno, con l'unica navata ampliata da una seconda a sinistra.

Nell'Altare Maggiore, eretto nel 1922, si conserva una Madonna col Bambino, detta appunto la Madonna dei Lumi, stupenda statua lignea policroma in stile rinascimentale, realizzata da Giovanni di Blusuccio nel 1489.

Inoltre vi sono due monumenti sepolcrali nella parte sinistra dell'edificio e ottimi affreschi del pittore Pauri di Grottammare nel presbiterio, nella cupola sovrastante l'altare e nella parte superiore della navata centrale.

Nella zona conventuale sopravvive integro il chiostro, adiacente alla chiesa sul lato destro, formato da archi a tutto sesto con ghiera di mattoni sostenuti da colonne ottagonali in pietra con semplici capitelli e basi trapezoidali.

Nei primi anni del XXI secolo, come per la chiesa di San Francesco, ha subìto delle ristrutturazioni che hanno restituito l'antico spendore di un tempo.

Ora come allora, ogni anno il trentuno di maggio, si organizza una fiaccolata con i lumi, per rendere omaggio alla Madonna.

Abbazia Santa Maria in Montesanto, è uno dei monumenti più suggestivi dell'intero territorio teramano, ed ha rappresentato nel passato una delle abbazie benedettine più importanti della regione.

La tradizione storica ne attribuisce la fondazione a San Benedetto da Norcia, che ne avrebbe avviato in persona la realizzazione nel 542.

Il monastero sorge in cima ad un colle impervio e scosceso, isolato in mezzo ad una zona quasi pianeggiante.

Il monumento, a differenza della maggior parte dei monasteri teramani che dipendevano dalle grandi abbazie nazionali, sin dall'età medioevale godeva di larga autonomia esercitando la cura animarum su vasta area tra Teramo e Ascoli.

Nel XII secolo, l'abbazia era una delle più potenti della regione: essa, infatti, possedeva ben otto chiese; duemila moggi di terra nella Val Pescara e aveva giurisdizione su numerosi monasteri sorti in seguito.

Nel 1259 uno degli abati, Rainaldo, fu eletto vescovo di Ascoli.

Alla fine del XV secolo ebbe inizio la decadenza del monastero che perse l'autonomia e subì la confisca dei beni con la soppressione definitiva nel 1797.

Il monastero, ridotto in condizioni pietose, ha subito recentemente un radicale restauro riportandolo allo stato in cui era nel XIII secolo.

L’intero complesso, costituito dalla Chiesa romanica di Santa Maria e dagli ambienti dell’Abbazia, è di grande interesse, soprattutto dal punto di vista storico.

La chiesa, di elegante sebbene austera semplicità, è una costruzione a navata unica, realizzata ristrutturando la nave sinistra e parte di quella centrale della chiesa più antica.

La facciata originale dell’assetto medioevale è ostruita per metà altezza da due ambientini moderni ad essa giustapposti, ai quali si accede all’interno della chiesa.

Le campate erano molto probabilmente coperte in un primo tempo da arconi a sesto acuto che scaricavano il loro peso sui contrafforti laterali, ancora oggi presenti lungo il fianco settentrionale.

Il campanile romanico, originariamente nella canonica posizione a fianco della facciata, è attualmente distaccato dal corpo della chiesa abbaziale ed è incorporato nel complesso del monastero.

Quest’ultimo è impostato sulla linea dell’antica facciata ed è costituito da due ali fra cui quella antica appare riconoscibile dal corpo di fabbrica avente orientamento est ovest.

Sul ciglio della collina rimangono notevoli avanzi del pozzo da cui si prelevava l’acqua contenuta in una enorme cisterna sotterranea, resti di ambientini di servizio oltre a ruderi delle torri di cinta e delle mura che dovevano proteggere l’abbazia in epoca medioevale.

La fortezza di Civitella del Tronto è una delle più imponenti opere di ingegneria militare mai realizzate sul suolo italiano, paragonabile al Forte della Brunetta, costruito dai Piemontesi nei pressi della città di Susa.

È inoltre paragonabile con la Fortezza di Hohensalzburg a Salisburgo: si estende sulla sommità di una cresta rocciosa per una lunghezza di 500 metri circa, una larghezza media di 45 e con una superficie complessiva di 25.000 mq.

Già intorno all'anno mille, alcuni documenti parlano di un castello presente nella parte più alta del colle, anche se assume vera consistenza durante il periodo Svevo e poi sotto la dominazione della casa D’Angiò, in quanto la vicinanza dal confine tra il Regno di Napoli e il nascente Stato Pontificio gli conferiva una importantissima posizione strategica.

Le prime notizie certe della fortificazione risalgono al 1255, quando gli Ascolani espugnarono il castello, facente parte sicuramente dei sistemi difensivi del confine appenninico della Val Vibrata.

Successivamente ha subito modifiche e ampliamenti sino ad ottenere l'attuale sistemazione spagnola compiuta a partire del XVI secolo.

Gli assedi del 1798 e 1806 guastarono non poco le strutture, al punto che nel 1820 la Fortezza fu completamente restaurata mantenendo però il suo carattere rinascimentale.

L'assedio del 1860/61 inflisse al Forte un colpo mortale, che unito ai guasti e ai furti di materiali da costruzione che vennero perpetrati dopo la fine degli eventi bellici, portarono ad una scellerata opera di demolizione.

Subì una massiccia opera di restauro a partire dal 1973 sino al 1985, grazie al patrocinio della Sovrintendenza e delle Belle Arti de L'Aquila, della Cassa del Mezzogiorno e dell’Amministrazione comunale.

Oltre che restituire per gran parte l'uso del Forte e dei suoi ambienti, ha fatto sì che si conservasse il suo carattere di cittadella fortificata del primo Rinascimento, particolarmente rilevante per l'importanza storico-militare della Fortezza, rappresentante un caso unico non solo in Abruzzo, ma in tutta Italia.

Struttura del Forte: La fortezza ha forma ellittica e avvolge l’abitato più in basso.

Dal punto di vista architettonico il forte può essere diviso in due parti: quella abitativa e quella difensiva, concentrata sul versante est della Fortezza più esposto agli attacchi, in quanto il colle è meno aspro naturalmente.

Infatti su quel versante, per contrastare gli attacchi nemici sono presenti vari terrazzamenti e due bastioni difensivi (San Pietro e Sant'Andrea);

Altre barriere difensive erano costituite dai tre camminamenti coperti che rappresentavano degli imbuti dove gli assalitori dovevano necessariamente passare se avessero voluto conquistare il Forte.

La difesa avveniva grazie alla presenza di un fossato sovrastato da un ponte parzialmente levatoio e di consistenti gruppi di guardia che dalle feritoie con armi leggere controllavano le rampe di accesso alla piazzaforte.

La prima piazza del Forte, detta del Cavaliere, in periodo di pace era utilizzata per l'addestramento delle truppe, e fino al 1861 vi era situato il monumento marmoreo dedicato al maggiore irlandese Matteo Wade.

Superato il terzo camminamento si entra nella seconda piazza della Fortezza, denominata Piazza d'Armi, che veniva utilizzata ogni giorno per la cerimonia dell’alzabandiera.

Questa piazza è stata modificata in periodo Spagnolo per esigenze idriche con la costruzione sotto di essa di enormi cisterne che raccoglievano e filtravano, grazie a strati di ghiaia e carbone, l'acqua piovana che veniva convogliata nel pozzo centrale.

L'approvvigionamento idrico è uno dei temi ricorrenti del Forte: infatti, esistono ben quattro cisterne, oltre a vari sistemi per incanalare l'acqua dai tetti.

Lungo il muro settentrionale si giunge al bastione ottagonale di San Giacomo che si trova nella terza ed ultima piazza, la Grande Piazza, che è posta sul punto più alto della Fortezza.

In questa piazza sono presenti i due edifici più importanti del Forte: Il palazzo del Governatore, che rappresentava il comando della Fortezza e ospitava il Governatore e la sua famiglia; e la Chiesa di San Giacomo.

Nell’ultima parte del viale, interamente pavimentato, si trovano la stalla e, di fronte, la mensa con le cucine.

La passerella del versante Ovest è senza dubbio il punto più suggestivo della Fortezza e nel passato fu teatro di un episodio memorabile durante l’assedio del 1557: i Francesi cercarono di sorprendere i difensori costruendo delle particolari macchine per scalare lo strapiombo, ma furono scoperti dai civitellesi che li sterminarono gettando su di loro due enormi macine da mulino.

Questa porzione della piazzaforte ospitava la parte abitativa comprendente la caserma vera e propria dove si può ammirare la cappella dedicata a Santa Barbara, protettrice degli artiglieri.

Da questa posizione si può avere una visione d’assieme del paese di Civitella del Tronto e della sua particolare urbanistica, con i gruppi di case disposte parallelamente, percorse da vie longitudinali ascendenti collegate attraverso strette curve, e con percorsi trasversali costituiti da rampe e scalinate.

Tale sistema viario genera isolati stretti e allungati disposti longitudinalmente, in modo da costituire una serie di antemurali alla Fortezza.

Le vie del centro storico di Civitella del Tronto che permettono di salire verso la fortezza sono spesso molto strette e ripide, poiché originariamente progettate per incanalare gli assalitori in stretti o per sorprenderli alle spalle.

La via più stretta di Civitella del Tronto è la Ruetta che consente il passaggio a una persona per volta.

Una targa all’imbocco della stretta viuzza dichiara: “La Ruetta, d’Italia la via più stretta”, ma in realtà il primato è conteso con un vicolo di Ripatransone, che in questo momento detiene il record italiano, anche se il rilevamento è oggetto di molte diatribe.

Porta Napoli Unica porta urbana conservatasi, consente l'accesso al borgo da est.

Arco a tutto sesto risalente al Duecento, realizzato in conci di travertino e addossata ad alcuni resti delle mura di cinta e all'abside della chiesa di San Lorenzo.

Al di sopra della chiave campeggia lo stemma urbico della cittadina che raffigura le cinque torri merlate.Una particolare curiosità è che Porta Napoli e il portale della chiesa di San Francesco sono identici sul profilo delle modanature e nelle misure dei blocchi di pietra con cui sono fabbricate.

Monumento a Matteo Wade Monumento marmoreo neoclassico voluto nel 1829, da Francesco I di Borbone, re delle Due Sicilie, alla memoria dell'ufficiale irlandese Matteo Wade, che difese la piazzaforte di Civitella del Tronto durante l'assedio del 1806.

Il monumento, situato in largo Pietro Rosati, è, in gran parte, opera dello scultore Bernardo Tacca, e completato da Tito Angelici.

Il monumento, in un primo momento erroneamente attribuito al Canova, è composto da un grande sarcofago con le figure in rilievo della Fedeltà e del Dolore ai lati del ritratto del Wade entro un medaglione; due sfingi, ai lati del sottostante gradino, e lo stemma borbonico completano la composizione.Inizialmente il monumento era stato collocato all'interno del Forte, nella piazza del Cavaliere, dove si scorgono ancora i resti della sua base.

Vi rimase fino al 1861 quando l'esercito piemontese, ritenendolo del Canova, decise di trasferirlo a Torino, come bottino di guerra, ma ad Ancona fu accertato che esso non era opera del grande scultore veneto, e venne lasciato per oltre quindici anni in un magazzino finché nel 1876 fu restituito a Civitella, sia pure incompleto per la perdita di alcuni elementi.

Fontana degli amanti La fontana eretta nel 1863 le cui acque scaturiscono dalle viscere della Fortezza è posta sulla circonvallazione panoramica, ai piedi della pineta ed è particolarmente famosa per essere luogo di sguardi rubati, incontri furtivi, promesse eterne non sempre mantenute.

L'acqua di questa fontana è estremamente buona perché sgorga in modo completamente pulita e potabile.

I paesani preferiscono sempre fermarsi per bere un po' di quest'acqua che, si dice, porti pure fortuna a chi la beva.

Visto che in essa non è presente nessuna forma di rubinetto l'acqua sgorga in modo continuo giorno e notte e sia d'estate che d'inverno.

È stato calcolato che escono ben due litri d'acqua ogni sessantacinque secondi: in un giorno escono dunque ben 2658 litri che in un anno costituiscono di conseguenza quasi un milione di litri d'acqua.

Aree naturali Grotte di Sant'Angelo e Salomone I frequenti fenomeni carsici hanno dato origine sul versante meridionale della Montagna dei Fiori (metri 1814), in una zona dal vistoso disturbo tettonico, a numerose grotte ricche di stalattiti e stalagmiti delle quali la più nota è la Grotta di Sant'Angelo insieme a quella di Salomone.

Affascinanti ricerche e pazienti scavi, iniziati negli anni sessanta dal grande archeologo Antonio Mario Radmilli, hanno portato alla luce tracce della presenza dell’Uomo in queste grotte dal neolitico ai tempi più recenti.

Sono state scoperte varie testimonianze a partire da quelle più antiche lasciate da un gruppo di cacciatori primitivi, testimonianze della "Cultura di Ripoli", a qualche frammento di epoca romana e medioevale fino al 1200 quando le caverne cominciarono a essere frequentate dagli eremiti.

Infatti nella grotta di Sant’Angelo esistono ancora oggi resti delle celle degli anacoreti che abitarono questa grotta sino alla fine del secolo scorso trasformando la caverna in una chiesa, già intorno al 1200. Da allora la grotta è rimasta sempre luogo di culto e di pellegrinaggio anche quando sono scomparsi gli eremiti.

La grotta di Salomone si trova proprio al di sotto di quella di Sant'Angelo e con essa comunicava prima della frana avvenuta dopo il 1400 il cui crollo travolse e seppellì una casetta eretta dagli eremiti della quale rimasero qualche lembo di muro, il pavimento e il focolare.

Oltre a queste due, che sono le più ampie, ve ne sono innumerevoli altre, oltre una trentina, molti delle quali, nei primi tempi cristiani, furono dedicate a Santi e adibite a uso sacro come per esempio la Grotta di Santa Maria Maddalena, di San Francesco, di San Marco e di Santa Maria Scalena.

Tutte queste caverne, insieme ad altre aree archeologiche situate sul territorio di Civitella del Tronto, si sono rivelate importantissime perché hanno permesso la ricostruzione della storia dei Monti Gemelli attraverso il ritrovamento di numerosi resti preistorici come frammenti di terracotta, schegge, raschiatoi, alcune lame, ossi di orso, di stambecco, di cavallo e soprattutto ceramiche.

Nelle vicinanze delle suddette grotte vi sono le suggestive Gole del Salinello, molto interessanti paesaggisticamente in modo particolare per gli amanti della natura senza dimenticare i gloriosi avanzi del castello di re Manfrino che si ergono ai piedi della parete sud della Montagna dei Fiori.

Personalità legate a Civitella del Tronto

Antonio Gasbarrini

Bruno Bruni

Carlo Arduini

Cesare Averardi

Ettore Di Filippo

Francesco Filippi Pepe

Oreste Pelagatti

Pietro Giannattasio

Vincenzo Monti

 

Eventi e tradizioni

25 al 27 aprile: festeggiamenti di Santa Maria dei Lumi nei pressi del vicino al santuario omonimo. Chiamata più comunemente dagli abitanti del posto, "Festa di Santa Maria", questa festa porta un gran richiamo turistico al paese, soprattutto nel giorno conclusivo, quello del 27, alla sera viene organizzata una serata di un artista differente ogni anno che si conclude con degli splendidi fuochi artificiali organizzati sempre intorno alla mezzanotte.

16 maggio: si festeggia il protettore Sant'Ubaldo, sulla cui figura storica e religiosa si registra un recente rifiorire di studi, attraverso pubblicazioni e convegni.

Nella mattinata ci sono giochi in piazza per i più piccoli, mentre nel pomeriggio si organizzano le cosiddette "alzate dei palloni", ovvero il "galleggiamento" degli aerostati disegnati dalle scuole locali.

Verso gli ultimi giorni del mese di luglio in paese si organizza la consuetudinaria "Sagra delle ceppe". Il piatto locale più importante richiama a sé sempre numerosi turisti che, durante le cinque serate previste, hanno modo di degustare questo piatto tipico.

24-25-26 luglio, Rassegna musicale popolare inter­nazionale;

13-14-15-16 agosto:  “A la Corte de lo Governatore”,  all'interno della fortezza, banchetto in costume d'epoca, svolgono, anche manifestazioni più occasionali che costellano soprattutto le serate estive.

31 ottobre: classica festa di Halloween in cui i giovani del paese, come consuetudine, si travestono da mostri, streghe, vampiri e fantasmi cercando di ottenere il classico dolcetto per evitare di ricorrere al ben peggiore scherzetto.

11 novembre: festeggiamenti per San Martino, raccolti intorno a un grosso falò accesso nella fortezza, si gustano caldarroste e vino locale, cantando e danzando fino all'alba.

Frazioni: Borrano, Carosi, Cerqueto del Tronto, Collebigliano, Collevirtù, Cornacchiano, Favale, Fucignano, Gabbiano, Idra, Le Casette, Lucignano, Mucciano, Pagliericcio, Palazzese, Piano Risteccio, Piano San Pietro, Ponzano, Raieto, Ripe, Rocche, Sant'Andrea, San Cataldo, Sant'Eurosia, Santa Croce, Santa Maria, Santa Reparata, Tavolaccio, Valle Sant'Angelo, Villa Chierico, Villa Lempa, Villa Notari, Villa Passo, Villa Selva.

tutti pazzi per la Civita

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