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Vasto è un comune della Provincia di Chieti, in Abruzzo.

Il patrono, San Michele Arcangelo, si festeggia il 29 settembre.

Frazioni: elenco in fondo alla pagina.

Confina con i comuni di Casalbordino, Cupello, Monteodorisio, Pollutri, San Salvo.

√ą il settimo comune pi√Ļ popolato dell'Abruzzo e il 203¬ļ a livello nazionale.

Nel suo territorio ricade il "La riserva naturale di Punta Aderci"

Una leggenda vuole che la citt√† fosse denominata Histon da Diomede e che fosse abitata originariamente da trib√Ļ provenienti dalla Dalmazia.

Di certo, a Punta Penna, sul territorio attualmente appartenente al comune di Vasto, in età imprecisata si stanziarono i Frentani, che entrarono in stretto contatto con i Sanniti e con le colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia, fra cui Siracusa.

I Frentani entrarono definitivamente nell'orbita romana con lo status di foederati, cioè di alleati, fra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Dopo la guerra sociale, il centro abitato che si era andato formando pochi chilometri a sud di Punta Penna divenne municipio romano, ed Histon fu latinizzato in Histonium.

Dopo il tramonto dell'Impero romano d'Occidente la città decadde, passando in potere prima degli Ostrogoti, poi dei Bizantini e infine dei Longobardi.

Entrata a far parte del Ducato di Benevento, fu espugnata e distrutta nell'802 dai Franchi.

Tornata, negli anni successivi, ai duchi longobardi di Benevento, fu ricostruita come centro fortificato sulle rovine dell'abitato preesistente.

Fra il XIII e il XIX secolo fece parte, insieme alla sua regione di appartenenza, del Regno di Napoli che, dopo l'unione al Regno di Sicilia, passò a denominarsi Regno delle Due Sicilie.

In età angioina il paese fu infeudato ai Caldora, passando, subito dopo l'avvento di una dinastia aragonese, ai d'Avalos (fine del XV secolo) che vi costruirono il Palazzo omonimo, in seguito distrutto dai Turchi (XVI secolo).

Nel 1710 le fu conferito ufficialmente il titolo di città.

Fino all'annessione al Regno d'Italia (1861) fece parte dell'Abruzzo citeriore.

Nel 1938, per volere di Mussolini, fu ribattezzata ufficialmente Istonio, in omaggio al toponimo latino in uso in età romana, per tornare a denominarsi Vasto nel 1944, dopo la liberazione della città.

Nel 1940-1943 sul litorale vastese, Istonio Marina, funzionò un campo di concentramento per antifascisti e slavi.

Nel secondo dopoguerra, fra il febbraio e il giugno del 1956, Vasto fu sconvolta da una serie di frane e smottamenti causata dalla gran quantità di precipitazioni, anche di carattere nevoso, che si erano prodotte in quei mesi.

Una parte di uno fra i pi√Ļ antichi rioni del centro storico sprofond√≤ a valle, verso il mare. Andarono distrutti alcuni edifici pubblici e religiosi di notevole valore architettonico, fra cui la chiesa di San Pietro, di et√† medievale, oltre a circa centocinquanta alloggi privati.

L'immediata evacuazione della popolazione residente dalla zona colpita, subito dopo la prima frana del 22 febbraio 1956, evitò tuttavia che si producessero vittime fra i civili.

In età angioina il paese fu infeudato ai Caldora, passando, subito dopo l'avvento di una dinastia aragonese, ai d'Avalos (fine del XV secolo) che vi costruirono il Palazzo omonimo, in seguito distrutto dai Turchi (XVI secolo).

Nel 1710 le fu conferito ufficialmente il titolo di città.

Fino all'annessione al Regno d'Italia (1861) fece parte dell'Abruzzo citeriore.

Nel 1938, per volere di Mussolini, fu ribattezzata ufficialmente Istonio, in omaggio al toponimo latino in uso in età romana, per tornare a denominarsi Vasto nel 1944, dopo la liberazione della città.

Nel 1940-1943 sul litorale vastese, Istonio Marina, funzionò un campo di concentramento per antifascisti e slavi.

Nel secondo dopoguerra, fra il febbraio e il giugno del 1956, Vasto fu sconvolta da una serie di frane e smottamenti causata dalla gran quantità di precipitazioni, anche di carattere nevoso, che si erano prodotte in quei mesi.

Una parte di uno fra i pi√Ļ antichi rioni del centro storico sprofond√≤ a valle, verso il mare.

Andarono distrutti alcuni edifici pubblici e religiosi di notevole valore architettonico, fra cui la chiesa di San Pietro, di età medievale, oltre a circa centocinquanta alloggi privati.

L'immediata evacuazione della popolazione residente dalla zona colpita, subito dopo la prima frana del 22 febbraio 1956, evitò tuttavia che si producessero vittime fra i civili.

Chiese e conventi

Cattedrale di San Giuseppe - Il primo impianto risale al XIII secolo. Originariamente, la chiesa conventuale era intitolata a Sant'Agostino, per poi prendere il nome attuale durante il decennio francese.

La chiesa fu ampliata nel XIX e nel XX secolo. Della chiesa originaria rimane solo una monofora con conci nel lato nord e dei pochi altri vaghi elementi si può supporre che il coronamento fosse orizzontale.

Nel 1895 vi furono dei lavori di ristrutturazione. Negli anni ottanta del XX secolo furono distrutte con cariche di dinamite delle opere nel chiostro. L'interno è a navata unica con transetto. Il campanile consta di mura a scarpa.

Chiesa di Santa Maria Maggiore - La chiesa risale al 1195 quando viene citata in un diploma di Enrico VI come Ecclesia Sancte Marie in Guastoaymonis.

L'interno è a tre navate con cripta.

Chiesa di Maria Santissima del Carmine - La chiesa è attestata nel 1362, con il nome di San Nicola degli Schiavoni ed era officiata dalla confraternita omonima, sorta fra la numerosa colonia croata qui residente.

Nel 1522 le famiglie slave erano 50, in seguito si ridussero di numero, fino ad essere completamente assorbite.

Nel 1638 si demolì la vecchia chiesa e se ne costruì una nuova intitolata a Maria santissima del Carmine, in cui, in un altare minore, si continuò a venerare San Nicola; anche la confraternita assunse la nuova denominazione.

Vennero chiamati a Vasto da Diego d'Avalos i "clerici regolari della Madre di Dio", o "padri Lucchesi" che vi giunsero da Napoli a fondare un convento con annesso collegio.

All'opera concorsero il marchese, l'università e la confraternita, che concesse la chiesa e una rendita annua di 50 ducati.

Alcuni vastesi entrarono nell'ordine e Giuseppe Ricci e Luigi Barbotta ne divennero generali.

Convento e collegio furono abbandonati poi nel 1807 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi decretata da Giuseppe Bonaparte.

Tra il 1758 e il 1761 la chiesa venne ricostruita su disegno di Mario Gioffredo.

I lavori interessarono anche il contiguo collegio.

Nel 1762 l'interno dell'edificio fu decorato con stucchi ad opera di Michele Saccione di Napoli.

La nuova chiesa neoclassica, con influenze vanvitelliane, presenta una pianta a croce greca con cinque cappelle.

Sull'altare maggiore si conserva il dipinto di Crescenzo La Gamba con Presentazione di Maria Bambina all'Eterno Padre e sugli altari laterali a destra San Benedetto nella grotta, di Nicola Tiberi, e a sinistra la Madonna del Carmine con san Nicola e sant'Andrea di Giulio de Litiis.

Nelle cappelle minori, di destra e di sinistra, sono ospitati rispettivamente l'Estasi di santa Teresa d'Avila e il Crocifisso con santi, del napoletano Fedele Fischetti.

Accanto alla facciata si trova un piccolo campanile barocco, di sezione trapezoidale.

Chiesa di San Michele Arcangelo - Nel 1656 in seguito ai terremoti e alla peste i Vastesi murarono solennemente una pietra del santuario di San Michele Arcangelo che secondo una visione li avrebbe protetti da quei flagelli sulla porta di Santa Maia.

A circa 300 m all'esterno delle mura, su un terreno donato da Francesco Cresci, con vista sul promontorio del Gargano il 19 marzo del 1657 fu iniziata l'edificazione della chiesa, che venne terminata nel 1675, come si legge sopra la porta in una iscrizione latina dettata da Giovanni Palma.

San Michele Arcangelo fu acclamato patrono della città, con conferma pontificia ottenuta nel 1827. La chiesa conserva l'altare maggiore in legno, con doratura ad oro zecchino, lavoro di artista veneziano.

Ex convento di Sant'Onofrio - √ą sito in Via Sant'Onofrio. Risale al 1440.

Dei restauri alle zone abitative dell'area conventuale hanno portato alla perdita di alcuni fregi, tra cui degli intonaci, dei dipinti, delle decorazioni murarie, dei pavimenti e degli infissi.

Presso gli altari delle navate è stato recuperato un ciclo pittorico forse raffigurante degli episodi della vita di Sant'Onofrio. Il convento constava di chiostro mentre la chiesa ha una navata principale ed una piccola navata laterale.

La chiesa ha dimensioni ridotte.

Nei primi secoli la chiesa forse aveva la volta solamente nella zona absidale, mentre la navata aveva il soffitto a capriate.

Complesso monumentale di Santa Lucia - √ą sito in Via di Santa Lucia nel Vallone L'Angrella. Un monastero dedicato a Santa Maria in Valle sito nel Fosso dell'Angrella forse era corrispondente alla chiesa omonima che fu possedimento dell'Abbazia di Santa Maria di Farfa.

Tuttavia la prima notizia risale al 1276 quando l'abate di Santa Maria di Casanovareclamò al re Carlo I d'Angiò poiché Andrea de Sully esigeva che i pastori del monastero cistercense che transumavano in Puglia il pagamento di un pedaggio per un certo numero di castrati, al rifiuto dell'abate, furono sequestrati gli animali, fu saccheggiata la chiesa, fu sottratto il frantoio della grangia e furono confiscati gli arnesi della imbarcazione con cui venivano portati i viveri per il monastero di Santa Maria alle Tremiti.

Dal XV secolo fu chiamato grangia di Santa Lucia o monastero o badia di Santa Maria in Valle.

Era dotato di una chiesa, di camere e di un pozzo. Nel 1566 fu ricostruito in seguito all'incendio provocato dai turchi. In seguito fu gestito da un priore fino al XVIII secolo.

In seguito il territorio del fosso dell'Angrella fu coinvolto da alcune frane e gi√† nel 1794 il monastero non esisteva pi√Ļ ma gli incassi urbani e rurali furono riscossi fino al XX secolo. Attualmente sono visibili i resti dell'insediamento.

La chiesa di Santa Lucia annesso al palazzo rurale dei d'Avalos del XVIII secolo è comunicante con i resti della costruzione benedettina attraverso dei campi presso via di Santa Lucia.

Il monastero di Santa Lucia è in deterioramento.

Chiesa di Sant'Antonio da Padova e ruderi del convento di San Francesco d'Assisi

√ą sita in Via Adriatica. La costruzione √® precedente al 1334.

Il convento ha subito la perdita delle strutture adibite ad abitazione dei monaci e di vari locali a loro pertinenti, tra cui: il dormitorio, il refettorio, le cucine, le cantine, i fondaci e il chiostro.

All'interno ha subìto l'eliminazione della mensa degli altari negli anni settanta del XX secolo.

Il convento sarebbe stato fondato al tempo di San Francesco se non dal santo stesso in persona. Giuseppe de Benedictis nel 1759 asserisce che i frati francescani si erano stanziati nella chiesa paleocristiana detta di santa Croce risalente al V-VI secolo di cui rimangono alcune vestigia delle mura della nella cantina.

Alcuni studiosi sono unanimi nell'asserire che comunque il convento era antecedente al Provinciale Vastutissimum di fra' Paolino da Venezia e Marchesani la ritiene già ultimata nel 1336 quando vi fu organizzato un Capitolo Provinciale, ma di certo l'organizzazione clericale doveva essere già ben istituita in quanto, una vedova, nel suo testamento volle lasciare la sua casa alla confraternita della Santissima Trinità de' Pellegrini o di Sant'Antonio da Padova per farne un ospedale.

Notizie successive asseriscono che in un periodo compreso tra il 1271, periodo del suddetto testamento e la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo la costruzione della nuova chiesa era già a buon punto.

Luigi Murolo asserisce che nel 1336 era già ultimata.

Tra il 1352 e il 1546 sono attestati alcuni piccoli lavori tra cui un rinnovamento della scuola dalle fondamenta del 1527, la costruzione di una cisterna ed una richiesta ristrutturazione avvenuta tra il 1543 ed il 1544.

Al 1549 risalgono altri lasciti.

Del 1551 sono i restauri della cappella della Concezione.

Nel 1566 gli archivi del convento furono bruciati durante le incursioni dei turchi, verosimilmente anche parte del convento subì danni.

Nella prima metà del XVIII secolo sono stati fatti degli ammodernamenti all'interno. In seguito alla soppressione nel 1809 degli ordini monastici possidenti di terre, il convento fu adibito ad usi pubblici fino al 1956.

L'interno della chiesa è stato recentemente ridipinto. All'interno è conservato un crocifisso ligneo policromo attribuito a Giacomo Colombo.

Ruderi della chiesa di San Pietro - Sono siti in Via Adriatica. Risulta già documentato già nell'809 insieme ad altri edifici annessi al monastero.

Nell'XI secolo fu feudo dell'Abbazia di San Giovanni in Venere come emerge da un documento del 1047.

Nel 1195 faceva parte del demanio. Dai ruderi del chiostro è riemerso una protome barbata oggi sita nel museo civico archeologico. Il monastero cessò le sue funzioni nel 1410 quando fu trasformata in chiesa. In seguito, nel 1960, la chiesa fu demolita per via di una frana avvenuta quattro anni prima.

Della chiesa rimane la facciata con annesso portale tardo-duecentesco nella cui lunetta vi sono delle raffigurazioni della Madonna col Bambino e della Crocifissione. Ai lati del portale vi sono dei resti di opus reticolatum.

Resti della chiesa di Santa Croce - Sono siti in Via Roma sotto le gradinate dell'Arena delle Grazie. La zona occidentale della chiesa è riemersa nella metà degli anni settanta del XX secolo dove sono stati trovati dei frammenti di mosaici.

La chiesa era sita alla periferia della città antica presso un incrocio di due strade ortogonali presso le terme e, forse, di un macellum. Lo stile dei muri è simile alle chiese pugliesi settentrionali coeve. L'interno era a navata unica con abside.

Palazzi

Palazzo D'Avalos - Il palazzo è stato costruito da Giacomo Caldora, tuttavia il primo documento che parla di questo palazzo è un documento del 1427 che stabislisce un risarcimento dello stesso Giacomo Caldora a dei frati, che proverebbe che il palazzo non sia stato ampliato o restaurato, ma ne abbia costruito uno da capo a piedi.

In seguito fu dei d'Avalos, che non lo utilizzarono mai come residenza. durante l'invasione turca fu messo a ferro e fuoco da Pialy Pascià causa una delle assenze dei proprietari.

Il palazzo consta di cortile e giardino, di cui il giardino è stato recentemente restaurato.

Il palazzo è su due livelli con tratti neoclassici sulle finestre.

Poco o nulla rimane del suo aspetto originario così come del suo antico teatro al suo interno.

Nel suo interno, attualmente è sede del museo archeologico, del museo del costume e della pinacoteca.

La sezione archeologica ospita statue femminili, teste di Afrodite, Eros, Zeus e Sileno oltre una serie di statuine bronzee, tutte raffiguranti la figura di Eracle.

La Pinacoteca contiene un settore dedicato alla pittura contemporanea ed in particolare a quella del'800, in cui si possono ammirare opere di Filippo Palizzi, Valerio Laccetti, Francesco Paolo Michetti e Giulio Aristide Santoro, tutti artisti abruzzesi.

Castello Caldoresco

Il castello è sito su di un promontorio che domina la costa. Consta di bastioni agli angoli. La parte originaria risale al XIV-XV secolo con trasformazioni attuate nel 1439 da Giacomo Caldora forse nella parte esterna.

Nel XV secolo il precedente palazzo venne trasformato in castello dai d'Avalos.

Altre trasformazioni sono state fatte da Cesare d'Avalos nel XVIII secolo.

Gemellaggi

Perth - Australia

Personalità legate a Vasto

Adriana De Guilmi

Alberto Baiocco, (Vasto, 1983), Finalista alla decima edizione del Grande Fratello;

Alfonso Felice d'Avalos (1564)

Alfonso III d'Avalos, (Ischia 1502 - Vigevano 1546), secondo marchese del Vasto;

Andrea Iannone, (Vasto, 1989), motociclista;

Angelo Canelli, (Vasto 1967 - San Vito, autostrada A14, 2006), reumatologo, pianista 

Angelo Cianci

Angelo Martino Giancola (1977)

Antonello Ricci (1992)

Antonio Cieri, (Vasto, 1898 - Huesca, 1937), dirigente anarchico;

Antonio Izzi

Azariah ben Ephraim, letterato e rabbino originario di Modena, vissuto a Vasto dal 1461 al 1481;

Bernardino Carnefresca detto il "Lupacchino", (Vasto 1490 - 1555), musicista;

Caio Didio, ammiraglio della flotta romana nella guerra tra Cesare e Pompeo;

Carlo D'Aloisio

Carlo Della Penna

Cesare Michelangelo d'Avalos

Cesario Vicoli (1923 - 2016)

Costantino Felice, (Celenza Sul Trigno, 1945), storico

Christina Georgina Rossetti

Daniela Aiuto (Losanna, 1975)

Dante Gabriel Rossetti

Domenico Rossetti

Domenico Urbano (1976)

Donato Anzivino (Campomarino, 1955), calciatore (serie A e serie minori) e 

Elena Sangro

Elisabetta Mayo

Emanuele Pietrocola (1847)

Enrico Mattei

Ernesto Cordella, (Vasto, 1864 - N'Pena presso Waliale nel Congo Belga, 1905), esploratore;

Ettore Janni

Fernando Francesco d'Avalos¬†(1490¬†‚Äst1525)

Filippo Laccetti, (Vasto, 1895 - Roma 1973), architetto, ingegnere e pittore;

Filippo Palizzi

Fiorenzo D'Ainzara

Floriano Pietrocola

Francesco Ferdinando d'Avalos (1530 - Palermo, 1571),

Francesco Laccetti

Francesco Paolo Palizzi

Francesco Romani

Gabriele Rossetti

Gabriele Smargiassi

Gianluca Castaldi (1970)

Giulia Celenza (1882)

Giuseppe Anelli

Giuseppe Palizzi

Giuseppe Pietrocola

Giuseppe Spataro

Gualtiero Cannarsi, (Vasto 1976), adattatore dialoghista e direttore di doppiaggio 

Innico II d'Avalos, (... - Napoli 1504), primo marchese del Vasto;

Isabella d'Avalos

Jacopo Caldora (1369)

Juan Del Prete

La Differenza, (Vasto 2004), gruppo musicale vastese pop rock;

Lorenzo D'Ainzara (1973)

Luca Di Risio, (Vasto 1978), cantautore pop rock;

Lucio Valerio Pudente

Luigi Anelli

Luigi Marchesani

Maccio Capatonda

Marcello Macchia, (Vasto, 1978), attore e comico;

Maria Antonietta Bartoli Avveduti, nome d'arte Elena Sangro

Maria Francesca Rossetti

Mario Lemme, (Vasto, 1973) calciatore;

Michele Manzo

Nicola Alfonso Viti

Nicola Galante

Nicola Maria Pietrocola

Nicola Palizzi

Paul Cicchini

Pietro Bontempo, (Vasto 1963), attore;

Pietro Santoro, (Vasto, 1946), vescovo;

Pietro Di Donato

Raffaele Mattioli

Renato Terpolilli

Riccio de Parma, uno dei tredici cavalieri italiani che sfidarono i francesi a Barletta;

Roberto Inglese (1991)

Romualdo Pàntini, (Vasto, 1877 - Vasto, 1945), giornalista, poeta, critico, drammaturgo 

Salvatore Iammarino, (Vasto 1967 - 2009), pittore, intagliatore, figlio del pittore Italo;

Silvio Ciccarone, (Vasto, 1821 - Vasto, 1897), patriota;

Teodorico Pietrocola Rossetti

Umberto Palazzo (1964)

Valerico Laccetti

Vincenzo Matrone, (Vasto, 1971), calciatore ed allenatore;

Vincenzo Pirro

Vittoria Colonna

Vittorio Coccia

William Michael Rossetti

Eventi e tradizioni

Venerdì precedente la settimana santa: festa della Sacra Spina;

Venerdì Santo: processione del Cristo Morto;

Luglio: sagra del cocomero;

Luglio: notte bianca;

10 agosto: festa di San Lorenzo;

15 agosto: festa di Santa Maria Stella Maris con annessa processione di barche;

16 agosto: festa di San Rocco;

16 agosto: Music On The Beach;

IVª settimana di agosto: Il Toson d'Oro;

Agosto: festa del ritorno con sagne e fagioli;

Agosto: notte rosa

29 settembre: Festa San Michele arcangelo.

Frazioni: Difenza, Incoronata, Lebba, Montevecchio, Pagliarelli, Pian di Marco, Pozzitello, Punta Penna, San Biagio, San Lorenzo, San Nicola, Sant'Antonio Abate, San Tommaso, Vasto Marina, Vignola, Villa De Nardis, Zimarino.

tutti pazzi per la Civita

 

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